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Sharing economy: a che punto siamo in Italia?

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Il nuovo modello di condivisione sta avendo grande successo in tutto il mondo. Anche nel nostro Paese sta diventando un'abitudine e non più una semplice moda

Il sistema della sharing economy cresce sempre di più anche in Italia. Ormai si tratta di una vera e propria realtà basata sulla condivisione in rete delle risorse, che ha rivoluzionato il mondo dei servizi, dei trasporti e del turismo anche nel nostro Paese.

 

IL MODELLO DI BUSINESS

La sharing economy è una forma di organizzazione socio-economica basata sull'accesso anziché sul possesso, sull'utilizzo anziché sull'acquisto. È una nuova economia che sta crescendo e che sfrutta le nuove tecnologie per proporre forme antiche di mercato come il baratto e lo scambio.

Si tratta di un modello di business da non confondere con il no-profit, perché non si basa sul volontariato ma sull'eliminazione dei soggetti intermediari grazie alle community e sulle opportunità del fai da te.

Fino a quattro anni fa questo sistema era praticamente sconosciuto, negli ultimi mesi ha preso piede sviluppandosi rapidamente. Poi il boom a tal punto che dal 2011 a oggi i numeri sono più che triplicati, in particolare nell'ambito del turismo, dei trasporti, delle energie, dell'alimentazione e del design.

 

LA MAPPA IN ITALIA

Secondo il report sulla mappatura della sharing economy italiana nel 2014, realizzata da Phd Media, le piattaforme collaborative sono 138, divise in 11 ambiti, tra i quali spicca principalmente il crowdfunding (30%), seguito dai servizi dedicati allo scambio o al noleggio di beni di consumo (20%), i trasporti (12%) e il turismo (10%).

Il 13% ha già utilizzato almeno un servizio di sharing, un altro 10% è interessato a farlo e un ulteriore 59% ha detto di conoscere il fenomeno

Ciò dimostra che gli italiani si stanno lasciando alle spalle le insicurezze e stanno acquisendo una sempre maggiore fiducia nei confronti di questo modello, soprattutto tra i più giovani. Che sia un semplice baratto, l'alloggio di una camera, di una casa privata o servizi di trasporto quella che sembrava essere una moda passeggera sta lasciando spazio ad un vero e proprio stile di vita come negli altri Paesi.

 

MILANO CAPITALE

Milano è stata da tempo incoronata la capitale italiana della sharing economy. È stata la prima città ad aver sperimentato il servizio di trasporti Uber, il car sharing è ormai entrato a far parte delle abitudini dei milanesi, gli spazi di coworking censiti dal Comune sono quasi una cinquantina, ci sono case che vengono messe a disposizione per fare mostre e concerti, le social street sono quasi 60 e gli swap party per scambiarsi i vestiti sono assai frequenti.

 

QUALE FUTURO?

Anche la politica si sta interessando al tema tanto che si sta ragionando sul futuro attraverso una legislazione pro-sharing. L'idea prenderebbe spunto dal modello vincente delle startup con tante imprese e pochi dipendenti.

La ricerca di finanziamenti e partnership con grandi marchi rimane, non a caso, la prima necessità indicata dalle piattaforme per crescere.

Un regolamento ad hoc avrebbe pregi e difetti. Infatti, se da un lato garantirebbe maggiori garanzie e quindi credibilità alle piattaforme, dall'altro rischierebbe di soffocarle sul nascere.