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Robotica e AI, Bicchi (I-Rim): “L’Italia investa sulle sue eccellenze”

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La ricetta del presidente dell’Istituto per la Robotica e le Macchine Intelligenti per spingere a un’alleanza sempre più stretta tra mondo della ricerca e aziende

Quello della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata alle macchine, è probabilmente uno dei settori dell’alta tecnologia in cui l’Europa (ma anche l’Italia presa singolarmente), non solo non ha alcun gap da recuperare nei confronti degli Stati Uniti e dei Paesi asiatici più avanzati, ma in alcuni casi riesce anche a mantenere un vantaggio competitivo. 

Ora è più che mai importante mantenere questo livello di eccellenza, investendo sulle competenze e sulla ricerca, e integrando al meglio queste tecnologie con un mondo produttivo che sempre più si muove nella direzione del digitale. Se si potesse riassumere in poche parole, questo sarebbe il manifesto di I-Rim, l’Istituto per la Robotica e le macchine intelligenti che ha debuttato con la sua prima iniziativa pubblica a Roma durante il Maker Faire alla fine di ottobre 2019. A spiegare a Sorgenia Up cosa ha portato alla nascita di questa associazione, quali siano i suoi obiettivi e quali i progetti per il futuro è Antonio Bicchi, presidente di I-Rim.

Bicchi, come nasce l’idea di dare vita ad I-Rim?

L’idea di fondare questa associazione ha poco più di un anno, ma siamo effettivamente operativi da pochi mesi. Il battesimo del fuoco è di poche settimane fa, con I-Rim 3D: dal 18 al 20 ottobre a Roma, abbiamo registrato circa 550 partecipanti e migliaia di visitatori, affermandoci come il padiglione più visitato del Maker Faire. Oggi contiamo su più di 200 soci, suddivisi tra il mondo della ricerca, quello delle imprese e delle istituzioni. Il focus su cui ci concentriamo riguarda le tecnologie dell’intelligenza artificiale embodied, applicata cioè a macchine in grado di interagire con:

  1. l’ambiente che le circonda e modificarlo
  2. le persone
  3. i processi industriali.

Tre caratteristiche di primo piano per quel comparto manifatturiero che rappresenta una fetta importante del Pil nazionale.

I-Rim-maker-faire.jpg

In che posizione si trova oggi l’Italia in questo settore rispetto al panorama internazionale?

La ricerca sulla robotica fa ormai parte della tradizione industriale e culturale nel nostro Paese, che in questo campo è tra i più forti in Europa insieme alla Germania; mentre l’Ue è sostanzialmente alla pari con Stati Uniti e Asia, a differenza di tanti altri settori della tecnologia digitale dove invece abbiamo già accumulato un certo ritardo. Ad esempio l’Italia, insieme all’Ue, è la culla della robotica collaborativa (si occupa di realizzare macchine altamente complesse, in grado di lavorare al fianco degli esseri umani, ndr), un campo in cui abbiamo ancora un certo vantaggio competitivo nel panorama internazionale.

Qual è l’obiettivo principale della vostra associazione?

Non si tratta di un istituto di natura esclusivamente accademica, per quanto i centri di ricerca siano una parte importante dei nostri associati. L’obiettivo è di aprirci sempre più al mondo dell’industria, e di creare una sinergia tra ricerca e attività produttive, guardando al futuro e alle nuove sfide che abbiamo davanti. Una delle priorità è far incontrare la ricerca e il business, oltre che il business con il business, anche perché la carenza di competenze tecnologiche avanzate nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale, è uno dei grandi temi del momento. Proprio per questo, nell’evento che abbiamo realizzato il mese scorso a Roma, abbiamo previsto due momenti di incontro:

  • il tech match, con l'obiettivo di creare occasioni di incontro e di confronto tra i grandi player e le startup
  • il robotinder, con l'obiettivo di creare occasioni di incontro e di confronto tra chi è alla ricerca di competenze e chi le possiede, ma magari non è al corrente delle opportunità.

i-rim-maker-faire2019.jpg

A che punto è la consapevolezza delle imprese e della PA sulle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale?

Oggi c’è in tutti una grande aspettativa: è un tema molto trattato dai mezzi d’informazione, ma spesso in maniera superficiale, anche dando adito a speranze o timori poco fondati. Se non altro questo dibattito ha avuto il merito di accendere i riflettori sul settore dell’innovazione come raramente era successo in passato.

Condivide il fatto che molte aziende siano ancora troppo timide nei confronti dell’innovazione?

Indossando gli occhiali del ricercatore direi sicuramente di sì. Ma dobbiamo anche capire le resistenze, che spesso non sono “di principio” ma riflettono il timore di investire quando non si hanno grandi possibilità per farlo; mi riferisco soprattutto alle tante piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto produttivo italiano. A volte è semplicemente una reazione fisiologica improntata alla prudenza più che un rifiuto dell’innovazione. Una prudenza che è tanto maggiore quanto minori sono i rischi che le aziende si possono assumere.

Come valuta la politica di incentivi sull’industria 4.0 messa in campo dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni?

Gli incentivi per I’industria 4.0 sono stati un’ottima scelta; sono un progetto che spero vada avanti anche per i prossimi anni. Il limite però è che agiscono su un orizzonte di tempo abbastanza limitato. Sarebbe importante anche guardare al futuro con un passo più lungo, ponendo l’obiettivo a 10 o 15 anni. È esattamente quello che ci ha portato a eccellere nella robotica, dove oggi stiamo capitalizzando le esperienze dei progetti finanziati negli anni Novanta, e le scelte sulla robotica collaborativa fatte in Europa nei primi anni Duemila. Adottando oggi una prospettiva di ampio respiro, potremmo replicare quell’esperienza su tecnologie che ancora non sono mature, ma che sviluppandosi ci troverebbero in prima fila.

Quali iniziative avete in cantiere per i prossimi mesi?

Stiamo pensando per la primavera 2020 a un evento rivolto in modo più deciso al mondo dell’industria, e poi prepariamo la seconda edizione del nostro evento al Maker Faire. Intanto siamo impegnati a lavorare con le istituzioni per far conoscere loro le opportunità e le sfide che riguardano questo settore, anche grazie ai nostri esponenti che siedono nei principali tavoli di settore aperti in Italia e in Europa.