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Quantitative Easing: quali effetti sulle pmi italiane?

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La manovra monetaria promossa dalla Bce punta all'immissione di maggiore liquidità per rilanciare l'economia. Le nostre imprese come ne potrebbero beneficiare ?

È stata chiamata “bazooka finanziario” e ha raccolto pareri diversi, come quello dell'ex presidente della FED Ben Bernanke che ha commentato: “Funziona nella pratica, ma non nella teoria”. Nell'attesa di scoprire i suoi effetti, la domanda è spontanea: il Quantitative Easing (QE) promosso dalla Bce di Mario Draghi quali conseguenze porterà alle piccole e medie imprese italiane?

 

IN COSA CONSISTE IL QE

Innanzitutto chiariamo di cosa si parla: è una manovra monetaria non convenzionale attraverso la quale una banca centrale (in questo caso quella europea) punta al rilancio dell'economia. In che modo? Stampando moneta da parte della banca stessa per immettere liquidità nel sistema finanziario ed economico, acquistando titoli di Stato o di altro tipo. Semplificando, gli effetti a livello macro più immediati sono la svalutazione della moneta (dovuta al fatto che se ne stampa in maggiore quantità) e una diminuzione dei tassi di interesse sui titoli di Stato. Il QE prevede l'acquisto di titoli per 60 miliardi di euro al mese a partire da marzo, ripartiti tra quelli statali (ad esempio i Buoni del Tesoro o i Ctz italiani, i Bonos spagnoli o i Bund tedeschi), le obbligazioni delle istituzioni sovranazionali europee e quelli privati garantiti.

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LE CONSEGUENZE PER IMPRESE E CITTADINI

Venendo alle conseguenze, un sondaggio condotto da Rbs (Royal Bank of Scotland) sottolinea come solo il 4% del campione di intervistati fosse convinto dell'efficacia della proposta di Draghi per risollevare l'inflazione in Italia. Resta comunque la speranza e l'attesa di vedere gli effetti a “livello micro”, sulla vita quotidiana, sia per imprese che per i cittadini. Secondo molti economisti ed esperti il Quantitative Easing si tradurrebbe in mutui più bassi da pagare, tassi di interesse più convenienti per i prestiti concessi dalle banche sia ai privati che alle imprese, grazie alla maggiore liquidità proveniente dalla Bce. Benefici anche per l'export, grazie al calo dell'euro sulle altre valute di pagamento, ma anche per la ritrovata liquidità per finanziare la produzione e garantire i movimenti di mercato.

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LA DIFFERENZA TRA USA E ITALIA

 Se queste sono le previsioni positive sul lungo termine, c'è una schiera di pareri meno ottimistici. A chi porta l'esempio degli USA che da otto anni adoperano il Quantitative Easing, si fa notare la fisiologica differenza tra i due tipi di economie. Se, infatti, negli Stati Uniti l'economia è trainata da grandi aziende che si finanziano per la maggior parte sul mercato finanziario (ricevendo un beneficio diretto dall'immissione di liquidità) in Italia sono le Pmi che costituiscono lo zoccolo duro di tanti comparti economici, con finanziamenti per l'80% provenienti dalle banche.