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Progetto Quid: la moda etica e sostenibile riparte dalle donne

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A colloquio con Giulia Houston, Responsabile dell’associazione che offre un’opportunità di lavoro a chi sta uscendo da situazioni di fragilità

Un progetto intelligente che nasce per accompagnare le donne lungo il loro percorso di “rinascita”, soprattutto lavorativa. Si chiama Progetto Quid e dalla sua ideazione punta a fornire un aiuto concreto a tutte quelle persone, specialmente donne, che si ritrovano in situazioni di fragilità e vulnerabilità.

Il marchio di moda si occupa di sostenibilità a tutto tondo, non solo sociale. Infatti, uno dei pilastri su cui poggia il progetto, è anche il rispetto per l’ambiente. Il loro lavoro è quello di recuperare i tessuti di scarto dei grandi marchi, le cosiddette “eccedenze di produzione”, del miglior Made in Italy, per poter dar vita a nuove creazioni sartoriali.

Come nasce questo progetto di sostenibilità sociale e ambientale? Ne abbiamo parlato con Giulia Houston, Responsabile delle relazioni istituzionali, raccolta fondi e sviluppo dell’Associazione.

 

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Giulia Houston, da quale esigenza nasce il Progetto Quid?

 

L’idea nasce nel 2013, in provincia di Verona, dall’intuizione di giovani professionisti neo laureati. L’obiettivo era quello di creare valore nel proprio territorio, e questo era possibile attraverso l’aiuto e il sostegno a quelle categorie che vivono in condizioni di fragilità e che, per questo motivo, faticano molto a trovare uno spazio nell’ambito lavorativo.

 

In che modo la vostra cooperativa sociale abbraccia il tema della sostenibilità sociale e ambientale?

 

Il nostro brand prende vita grazie alle eccedenze di produzione, ovvero quei materiali che le aziende tessili producono in eccesso e che, spesso, finiscono per gettare. Noi utilizziamo questi tessuti in eccesso come recupero, e molto spesso sono le stesse aziende tessili e di abbigliamento a donarcele.

 

Cosa vi differenzia rispetto alle altre aziende del settore?

 

Il nostro organico è formato da oltre 100 persone tra donne e uomini, dai 19 ai 65 anni di 15 nazionalità, provenienti da situazioni di estrema difficoltà: invalidità, tossicodipendenza, vittime di violenza, di tratta e sfruttamento, e anche migranti. Tutte queste persone ci vengono segnalate tramite una rete di organizzazioni no profit e di assistenza sociale che collaborano con noi. Il nostro compito è quello di valutare e di cucire sulla persona la tipologia di mansione che più gli si addice. Se, ad esempio, non si ha alcuna esperienza, si viene indirizzati in posizioni di controllo qualità, soprattutto nelle fasi post manifattura come stiro, imbustaggio ed etichettamento. In caso contrario, ci si dedica alla realizzazione del capo stesso.

 

progettoquid_sorgenia_ambiente.jpg 

 

Le aziende italiane alle quali vi siete proposti come partner etico, in che modo hanno accolto la vostra proposta?

 

Nel corso di questi anni siamo riusciti a creare delle ottime collaborazioni con molte aziende presenti sul territorio italiano, grazie alla nostra ferma volontà di voler dare stabilità all’impresa che si stava formando.

Da Vivienne Westwood al gruppo Calzedonia, fino all’azienda di cosmetica Kiko, la risposta di queste realtà è stata fin da subito positiva e proattiva. Vi do qualche piccolo esempio: per Vivienne Westwood abbiamo ideato una collezione di fasce per capelli realizzate con la seta in eccedenza, mentre per Kiko, in concomitanza con la festa della donna, abbiamo realizzato dei foulard gialli. Stesso discorso per Intimissimi, del gruppo Calzedonia, per il quale abbiamo prodotto delle ciabattine da donna.

 

Quali progetti state attivando?

 

Sicuramente il Programma Welfare è una di quelle iniziative a cui teniamo particolarmente. L’idea è quella di supportare a livello logistico i nostri lavoratori con l’obiettivo di fornire un aiuto concreto nel gestire le questioni quotidiane più spinose. Dai piccoli adempimenti burocratici, passando per le assicurazioni mediche fino alle questioni relative alla cittadinanza. I membri del nostro team di Quid accompagnano in prima persona i nostri lavoratori negli uffici pubblici, al fine di aiutarli nella gestione delle loro pratiche. Abbiamo inoltre provveduto a fornire un supporto psicologico, grazie all’aiuto di un nostro volontario, e un corso di alfabetizzazione informatica.

 

Cosa ti auspichi per il futuro di questo progetto?

 

Partiamo dai numeri: vorremmo potenziare l’area commerciale, di gestione e di management. Alla nascita del Progetto non ci contavamo sulle dita di una mano, adesso il nostro team conta 20 persone circa, tra branding e comunicazione.

Abbiamo inoltre cinque negozi, due a Verona, due a Bassano del Grappa, ed uno in provincia di Bologna, vorremmo chiaramente ampliare la rete dei nostri punti vendita, c’è già un progetto in corso, ma per il momento è assolutamente top secret! Inoltre, ci piacerebbe da un lato aumentare la collaborazione con altri marchi, dall’altro sensibilizzare il consumatore al mercato della moda etica e sostenibile.