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Pmi, la rinascita del Mezzogiorno

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Con 30mila nuove imprese sul mercato e un aumento del fatturato del 3% entro il 2017, il Sud Italia torna a sorridere. Puglia e Campania in testa

Il fatturato delle Pmi del Sud aumenterà del 2,8% e di altri 0,2 punti percentuali tra 2016 e 2017. La previsione, sicuramente una buina notizia per il tessuto imprenditoriae non solo del Mozzogiorno, è stata fornita da Confindustria. L'associazione ha infatti presentato l'analisi dei trend di crescita delle aziende del Meridione. Dallo studio Pmi Mezzogiorno 2016, curato da Confindustria e Cerved con la collaborazione di Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, emerge un quadro confortante, con una crescita guidata dalle piccole e medie imprese di Puglia e Campania, seguite poi da quele sarde, siciliane e calabresi. Certo, permangono storici problemi del sietema, primo fra tutti la forte dipendenza dalle banche.

 

I DATI DELLA RIPRESA

Gli spiragli di speranza per le pmi del Sud poggiano su alcuni dati importanti. Secondo il rapporto di Confindustria, oltre al 3% di fatturato in più entro il 2017, le imprese del mezzogiorno vedranno anche un aumento del 4,1% del loro valore aggiunto. Nello stesso periodo, la redditività del capitale investito dorebbe aumentare dello 0,8%.Insomma, anche al Sud la crisi sembra scongiurata e la strada della rinascita imboccata, soprattutto dopo il collasso imprenditoriale subito tra il 2007 e il 2013, in tutta Italia. 

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(Fonte elaborazione Confindustria e Cerved)

 

Lo studio ha infatti confermato che nel 2007 il rapporto tra i debiti finanziari e il patrimonio netto di una Pmi nel Mezzogiorno era del 127%. Oggi questo rapporto è al 102%.
La stretta economica ha continuato a infliggere i suoi ultimi colpi al sud anche nel 2014: solo in quell'anno sono state due mila le Pmi uscite dal mercato.

 

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 (Fonte elaborazione Confindustria e Cerved)

 

I segnali positivi si sono cominciati a vedere nel 2015 con la nascita di 30mila nuove imprese anche se di piccolissime dimensioni, 1.200 delle quali iscritte al Registro delle startup innovative (1/5 del totale nazionale).

 

MEZZOGIORNO, PATRIMONIO DI ECCELLENZE

Confindustria e Cerved osservano che, oltre a costringere le imprese più deboli e meno affidabili ad uscire dal mercato, la crisi economica avrebbe spinto le aziende sopravvissute ad intraprendere un percorso “spesso faticoso di ristrutturazione” che ne ha accresciuto la competitività e la resistenza. Tra il 2014 e il 2015, i fallimenti hanno fatto registrare la prima inversione di tendenza dal 2007 (-23%).

 

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Anche se proporzionalmente inferiore alla media nazionale, è significativa, al Sud, la presenza di imprese “eccellenti” che vedono crescere il loro fatturato in condizioni di piena salute finanziaria. Si confermano numerose le “gazzelle” meridionali: quasi 700 imprese che tra il 2007 e il 2014 hanno raddoppiato il loro fatturato.

 

BANCHE E PMI: I LIMITI DEL SUD

Nonostante la comparsa di nuove imprese sul mercato e l'aumento dei tassi di crescita di quelle esistenti, ben più numerose sono le imprese che, pur vedendo crescere il loro fatturato, mostrano una vulnerabilità finanziaria che può metterle a rischio. L’elevata dipendenza dalle banche per ottenere liquidità resta uno dei principali “motivi di vulnerabilità delle pmi meridionali”. Ma anche in questo caso ci sono i presupposti per un'inversione di tendenza. L'analisi Pmi Mezzogiorno 2016 mette in evidenza un apparente arresto dei tassi di ingresso in sofferenza a quota 5,1%, 2 punti più della media nazionale. Ogni cento euro prestati a una piccola e medio impresa, cioè, le banche sanno che sono a rischio default circa 5 euro. Questa quota, secondo le previsioni di Confindustria, subirà un ulteriore ribasso nel 2017, quando scenderà al 4%.

 

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