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Pmi, innovazione e export le chiavi del successo

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Il Ministero dello Sviluppo economico ha fotografato lo stato delle aziende italiane evidenziando luci e ombre del sistema imprenditoriale tra investimenti in crescita e difficoltà nella cooperazione

Innovazione, modernizzazione della finanza d'azienda e rafforzamento della proiezione internazionale. Sono le tre componenti chiave che stanno rafforzando la crescita delle piccole e medie imprese. È quanto emerge da un rapporto pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico, che nel mese di maggio ha condotto un'indagine sulle imprese del Paese eccellenti.

 

INVESTIMENTI E INNOVAZIONE

Il dato principale riguarda gli investimenti. L'80% delle Pmi intervistate ha dichiarato di aver realizzato innovazioni di prodotto, di processo e di carattere organizzativo nel 2014 e di avere intenzione di realizzarli nel corso del 2015.

Il 65,5% del campione ha ottenuto i fondi attraverso l'autofinanziamento o un elevato indebitamento nel medio e lungo periodo, ritenuto necessario per ripartire dopo la crisi.

 

STABILITÀ AZIENDALE

Dall'indagine del Mise emerge una condizione di stabilità da parte delle aziende. Gli imprenditori ritengono che il fatturato del 2015 resterà invariato rispetto al 2014 nel 62,9% dei casi, il 26% invece pensa che aumenterà a fronte di un calo solo per l'11,1% degli intervistati.

I dati si equivalgono anche per quanto riguarda le previsioni di nuove assunzioni, numeri che testimoniano la ripresa e la fiducia da parte del mondo imprenditoriale.

 

FATTORI DI COMPETITIVITÀ

Tra i principali fattori di competitività che caratterizzano le imprese emergono: la qualità del prodotto e del servizio offerto secondo l'82% delle Pmi, la qualifica del personale per il 60,2%, il rapporto di fiducia con i propri clienti secondo il 57%, un forte radicamento nel territorio, la solidità finanziaria, l'organizzazione del lavoro flessibile e il possesso di brevetti.

Al tempo stesso, l'indagine ha permesso di evidenziare i fattori esterni più rilevanti che limitano la competitività aziendale. L'81,8% ritiene che l'ostacolo principale sia l'eccessiva pressione fiscale, seguono il peso della burocrazia per il 70%, i costi elevati dei fattori produttivi come l'energia, le barriere nell'accesso al credito, la scarsa efficienza delle istituzioni locali e la poca flessibilità sul mercato del lavoro.

 

INCENTIVI E AGEVOLAZIONI

Le imprese che hanno ammesso di aver ottenuto agevolazioni hanno dichiarato un risconto positivo, con intensità diverse, sulle principali variabili aziendali quali il fatturato e gli investimenti. Al contrario, è apparso modesto l'impatto sull'occupazione. Infatti, poco più di un quarto del campione intervistato ha dichiaro di non aver registrato alcun effetto dalle agevolazioni ricevute.

Tra gli incentivi più frequenti ricevuti dalle Pmi ci sono il fondo di garanzia per l'accesso al credito bancario, agevolazioni per l'acquisto di macchinari (Sabatini bis), credito d'imposta al 15% per gli investimenti in beni strumentali, smobilizzo debiti della Pubblica Amministrazione a favore delle imprese, sostegno alle startup, agevolazioni su brevetti e marchi, e contratti di sviluppo.

 

INFORMATIZZAZIONE E COOPERAZIONE

Il grado di digitalizzazione delle Pmi eccellenti appare nel complesso soddisfacente. Le aziende segnalano di essere fornite dei principali e più moderni strumenti, anche se risulta modesta la quota di imprese che utilizza il web per le vendite online di prodotti e servizi, un dato che conferma le difficoltà su questo fronte nel nostro Paese.

Dall'indagine emerge un altro elemento di debolezza riguardante l'elevato grado di isolamento che sembra accompagnare molte imprese nel processo di innovazione. In particolar modo, l'80% del campione dichiara di non cooperare con altri soggetti quali le aziende concorrenti, le Università, le istituzioni e i clienti.

Quindi, secondo il Mise, emerge le necessità di implementare strumenti come il contratto di rete per favorire una maggiore sinergia tra le imprese che innovano e le altre concorrenti, gli incubatori e gli altri attori che concorrono sul mercato.

 

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Gran parte delle Pmi si è distinta non solo per gli investimenti innovativi ma anche per il rafforzamento della propria dimensione internazionale. Un'elevata quota di imprese (56,3%) segnala di avere svolto attività all'estero nel triennio 2012-2014 con notevoli benefici per il fatturato, soprattutto tra le imprese del comporto manifatturiero.

Le attività di internazionalizzazione non si limitano soltanto all'esportazione diretta del prodotto ma anche a una presenza tramite l'allestimento di fiere e mostre, le esportazioni indirette, accordi commerciali o la produzione parziale e totale fuori dai confini nazionali.