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Pmi ed export: la via per valorizzare il Made in Italy

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Come aiutare le piccole e medie imprese italiane ad esportare il proprio valore in mercati più redditizi? Lo abbiamo chiesto a Massimo Lentsch di Comark

Il Made in Italy è un patrimonio di importante valore economico e culturale, che spesso non si riflette automaticamente anche al di fuori dell'Italia. Non sempre, infatti, le piccole e medie imprese italiane riescono a far conoscere i loro prodotti al di fuori della propria area di competenza, con il risultato che la maggior parte delle nostre eccellenze sono esportate e rappresentate da marchi e gruppi leader in settori come moda, cibo o ingegneria meccanica.

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Le iniziative per valorizzare le piccole realtà italiane sono varie: ci sta provando Google dal 2013 con una piattaforma ad hoc sulle eccellenze e rarità sparse per il Belpaese; Unioncamere attraverso il portale World Pass, Intesa Sanpaolo attraverso un accordo con Confindustria Piccola Industria, fino al più recente “Piano Straordinario Made in Italy” promosso dal Mise. Il gap da colmare rispetto ad altri paesi più competitivi (spesso con un patrimonio più esiguo da valorizzare) è non solo culturale, ma anche “strutturale”. Abbiamo cercato di capirne di più con qualche domanda a Massimo Lentsch di Comark, società di consulenza professionale attiva dal '98 nel campo dei servizi di temporary management, specializzata in internazionalizzazione ed export delle pmi.

 

Il tessuto economico italiano è costituito soprattutto da pmi, spesso con pochi mezzi e scarsa vocazione all'export: come è possibile per loro rendersi competitive in mercati esteri?

Le Micro e PMI italiane sono molto ricercate e apprezzate all’estero, ma nel contempo per questo tipo di aziende è molto complesso affacciarsi sui mercati stranieri con organizzazione e professionalità. Essere competitivi su questi mercati è un percorso obbligato e gli imprenditori devono crederci, darsi tempo e assumere un atteggiamento reattivo in termini di orientamento alle esigenze dei mercati e clienti esteri.

 

In generale quali soluzioni suggerite ad un imprenditore che voglia iniziare un processo di internazionalizzazione?

In questi casi la forma mentis adatta non si basa sulle spiegazioni sul “come si fa l'export”, ma semplicemente nel farlo mettendolo in pratica. Suggeriamo di inserire un temporary export specialist in azienda per capire in breve tempo quali sono i mercati e i canali di distribuzione adatti al prodotto e all’azienda. Questo tipo di figura professionale in outsourcing ha la formazione per capire in breve tempo cosa fare per internazionalizzare l’azienda con successo

 

Attualmente quanto è importante la via dell'export? E quali sono i settori sui quali scommettere di più?

Come dicevo, non è importante, ma è un percorso obbligato per le aziende. I settori, o meglio i prodotti, su cui scommettere di più sono quelli che presentano forti connotazioni di innovazione tecnologica, un aspetto strettamente legato ai processi di internazionalizzazione. Più l'azienda si rende presente e competitiva nei mercati internazionali, maggiormente sarà spinta a innovare attraverso il confronto con attori globali; di conseguenza avrà prodotti più innovativi e si internazionalizza con più facilità.