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Partite Iva, cosa sta cambiando con il nuovo regime fiscale

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Dalle proteste dei freelance ai ripensamenti del Governo fino agli emendamenti proposti, cosa sta accadendo per lavoratori e aziende? Ne abbiamo parlato con Flavio Notari di Legalitax

Matteo Renzi lo ha definito “un autogol clamoroso”; su Twitter gli hashtag #malusrenzi e #refurtIVA hanno riunito le proteste di freelance, lavoratori autonomi e delle associazioni di categoria come l'Acta; a fine 2014 si è registrato un boom nell'apertura di partite Iva per usufruire delle aliquote più vantaggiose.  

 Insomma, il “nuovo” regime fiscale introdotto dalla legge di Stabilità è un argomento molto importante sia nell'agenda del Governo che per migliaia di lavoratori. Il 20 febbraio il Consiglio dei Ministri riesaminerà il decreto legislativo sulla semplificazione fiscale (la Delega Fiscale) e, in quell’occasione, potrebbe presentare le eventuali modifiche sulle partite Iva; inoltre si attendono gli sviluppi dell'emendamento proposto da Enrico Zanetti che prevede l'estensione del regime agevolato (aliquota al 5% e limite dei ricavi a 30mila euro l'anno) per tutto il 2015.  

 In attesa di eventuali sviluppi sul tema, Energie Sensibili ha approfondito alcuni aspetti insieme a Flavio Notari, commercialista e revisore legale in Legalitax  e co-fondatore di BAIA Italia (Business Association Italy America).

 

Dottor Notari, dopo la proroga del regime dei minimi fino a gennaio, ora le aliquote sono passate al 15%: quali scenari per le imprese e quali per i lavoratori?

 Il nuovo regime dei “minimi” è riservato a chi nel 2014 ha conseguito ricavi o percepito compensi non superiori ai limiti stabiliti a seconda del tipo di attività svolta (da 15 mila a 40 mila euro). Il reddito si calcola applicando ai ricavi un coefficiente di redditività variabile dal 40 all’86 per cento, in base all’attività esercitata; sul reddito così calcolato si applica l’imposta sostitutiva (dell’Irpef, dell’Irap e dell’Iva) del 15 per cento. La Legge di Stabilità per il 2015 (con l'articolo 1, comma 85), infatti, ha abrogato, a decorrere dal 2015, sia il regime delle nuove iniziative produttive (il “forfettino”) che il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e quello agevolato per gli “ex minimi”. Il nuovo regime forfetario è applicato dai soggetti che possiedono i requisiti richiesti dalla norma istitutiva, senza necessità di effettuare una scelta espressa. Possono fruirne sia i soggetti che iniziano una nuova attività sia quelli che già ne esercitano una.

 

Leggi anche: Acquisti online, cosa cambia per le partita Iva?

 

Oltre al passaggio dal 5% al 15%,  è cambiata anche la soglia di accesso al regime e i contributi delle partite IVA per la gestione separata dell'INPS che aumenta dal 27,72 % al 30,72%. Qual è l'aspetto che inciderà di più sulle imprese che assumono e quale sui lavoratori ?

Questo aumento dell’aliquota contributiva INPS per gli iscritti alla gestione separata colpisce in modo particolare i professionisti senza cassa, che versano per conto proprio la contribuzione, come il resto dei lavoratori autonomi con partita Iva (a differenza, invece, dei collaboratori delle aziende per i quali resta confermata la ripartizione dell’onere contributivo tra collaboratore e committente, stabilita nella misura rispettivamente di un terzo e due terzi). Ricordiamo, però, che sono tenuti ad iscriversi alla gestione separata dell’INPS tutte le categorie “residuali” di liberi professionisti, per i quali non è stata prevista una specifica cassa previdenziale; la quasi totalità delle forme di collaborazione a progetto o coordinata e continuativa; gli associati in partecipazione che apportano solo lavoro; la categoria dei venditori a domicilio.

 


Con il nuovo regime fiscale non si rischia una contrazione nelle aperture di nuove partite Iva?

Occorre notare che per i soggetti che avviano ex novo un’attività il “nuovo” regime prevede un’ulteriore agevolazione. Per i primi tre anni di attività, viene introdotta, infatti, una riduzione di un terzo del reddito imponibile.Il beneficio è accordato solo se:

  • il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, una professione artistica o di impresa, anche in forma associata o familiare;
  • l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, una prosecuzione di un'altra svolta precedentemente sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui questa consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • l’ammontare dei ricavi e compensi realizzati nel periodo d’imposta precedente non sia superiore ai limiti di reddito previsti per quell’attività sulla base della classificazione ATECO.

Quindi, anche se in pochi casi, l’adozione del “nuovo” regime potrebbe, per alcune categorie professionali, addirittura risultare più conveniente del precedente regime.