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“Palazzo Hybrid”, la luce green che renderà sostenibili i musei (e non solo)

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La sperimentazione del Palazzo Ducale di Gubbio parte dall’idea dell’artista Geo Florenti, in collaborazione con la Divisione Smart Energy di Enea e la Scuola del Design del Politecnico di Milano. “Grazie al nostro inedito sistema innovativo che consente l’utilizzo di corpi illuminanti a led di nuovissima concezione, è possibile un risparmio di oltre il 90% di energia”

Geo Florenti, 45 anni, artista con un interesse spiccato verso la tecnologia è l’ideatore di “Palazzo Hybrid”, progetto che partirà a gennaio al Palazzo ducale di Gubbio. Un’idea che, quando andrà a regime, consentirà ai musei italiani di risparmiare il 90% dell’energia che attualmente consumano, con benefici importanti dal punto di vista economico e per l’ambiente. Geo racconta in quest’intervista come nasce questo progetto e quali sono le sue prospettive.  

Geo, ci racconti un po’ di te e della tua attività?

Lavoro nel campo dell’arte contemporanea, sono un artista, e mi diletto con l’innovazione delle tecnologie energetiche, da sempre ispirato dal lato ingegneristico di Leonardo. Agli inizi della mia carriera ho sperimentato e osservato l’arte contemporanea convenzionale per poi abbandonarla definitivamente. Non era la mia strada, mi sentivo limitato. Sono sempre stato alla ricerca di una nuova forma d’arte che viaggi in parallelo con l’evoluzione dei costumi della specie e che abbia un’utilità oggettiva. Fin dall’inizio della mia carriera artistica ho avuto l’opportunità di conoscere il mondo attraverso Galileonet, il giornale di scienza e problemi globali, per il quale per alcuni anni ho realizzato le copertine in base ad articoli che principalmente trattavano argomenti di nuove tecnologie, scienza e ambiente, che leggevo e rileggevo per capirne l’essenza e realizzare in seguito un buon lavoro grafico. Proprio grazie a questa esperienza credo di avere acquisito - anche inconsciamente - una serie di nozioni scientifiche che oggi posso reinterpretare e applicare, anche per dare un contributo a risolvere problemi globali. Mi sono lasciato alle spalle il mondo dell’arte convenzionale per inoltrarmi in un nuovo mondo, da profano, focalizzandomi sui nuovi problemi generati dalle tecnologie convenzionali. La mia idea di partenza è sempre stata di capire il funzionamento di ciò che mi trovo davanti e verificare se sia possibile reinterpretarlo e semplificarlo. 

Ci racconti qualcosa di più del SolarIndoor? In cosa consiste?

La scoperta risale al 2007: avevo realizzato una lampada che tutti odiavano perché – guardandola da alcune prospettive – emetteva una luce accecante. Era composta da una lampadina a incandescenza e quattro pareti verticali trasparenti attorno, quattro sottili lenti di Fresnel formato A4. Inconsciamente avevo realizzato lo stesso principio di funzionamento di un faro: la lente, posta vicino alla fonte luminosa, “trasporta” la stessa intensità luminosa a una distanza maggiore. Ho intuito che si poteva sfruttare questo principio con le celle fotovoltaiche e generare energia attraverso un vero e proprio generatore inedito, che chiamai SolarIndoor. La tecnica include quindi l’applicazione delle celle fotovoltaiche a riciclare parte della luce emessa dalle fonti di luce artificiale, per generare nuova energia che, senza aiuto di accumulatori o altro, viene indirizzata istantaneamente in altre re-illuminazioni o per altri scopi.

 Palazzo Hybrid - Corpo illuminante con SolarIndoor-.jpg

In pratica, sfruttando il principio di funzionamento di questo generatore, in una concreta applicazione in un ambiente chiuso, lo stesso corpo illuminante può servire per il suo scopo principale, cioè di illuminare un ambiente, e contemporaneamente per trasformare in energia parte della luce emessa che contribuirà ad alimentare nuovi corpi illuminanti posti in altri ambienti, in diretta e senza uso di accumulatori. Partendo da questo principio ho iniziato a fare i primi esperimenti. La primissima sperimentazione fu al Palazzo Corsini di Roma nel 2007 e in quell’occasione realizzai un’istallazione utile ad illuminare due capolavori dell’arte, il San Giovanni Battista del Caravaggio e La Danzatrice del Canova: per entrambe è bastato meno di un watt e l’istallazione, la tecnologia, era composta da un’unica cella di silicio monocristallino di 5x5cm, posta vicino ad una lampadina in uso in un altro ambiente, a 100 metri di distanza, utile ad alimentare pochi mini spot illuminanti con utilizzo di led ad alta luminosità e a bassissimo consumo di energia. L’idea che sta alla base del solare indoor è quella di una tecnologia ipersemplificata, che può integrarsi come secondo sistema di illuminazione negli edifici, sfruttando le fonti di luce in uso per generare energia utile al funzionamento. Questa tecnologia diventerà ufficiale proprio in occasione del lancio del progetto Palazzo Hybrid nel 2022.

 Canova - SolarIndoor.jpg

Inoltre, SolarIndoor, oltre all’illuminazione delle opere d’arte o degli ambienti, è stato sperimentato in altre applicazioni, tutte con esito positivo: ad esempio cartellonistica pubblicitaria, semafori, luminarie natalizie, insegne luminose, segnaletica luminosa, segnaletica stradale e dei tunnel, alberi di Natale, ricarica smartphone e notebook senza alimentatori.

Perché insisti tanto sul tema della semplificazione?

Partiamo dalla certezza che i modelli di produzione degli ultimi 30 anni, basati principalmente sullo sfruttamento intensivo delle risorse a scopo puramente commerciale, con l’attuale crisi sono definitivamente interrotti. Direi, per essere più specifico, che attualmente il mondo ha in dotazione tecnologie fuori produzione. Se vogliamo salvaguardare il Pianeta e contemporaneamente garantire alla popolazione i servizi ai quali è stata abituata, e affrontare l’attuale crisi di materie prime, dobbiamo necessariamente essere razionali e riprogrammare tutto, ma non sarà facile, siamo troppi ed estremamente voraci. La popolazione mondiale si è sempre attestata, dall’antichità, attorno ai tre miliardi di persone. Poi è esplosa dalla fine del 1800 fino a raddoppiare negli anni ’90 del secolo scorso, e oggi ci sono altri due miliardi di persone in più: siamo otto miliardi. Insieme a questa dinamica demografica abbiamo assistito a un’economia, fino al 2019, caratterizzata dal boom delle materie prime impegnate in cose superflue: alla ricerca pura si è preferita quella finalizzata alla creazione di nuovi bisogni. Abbiamo creato un’economia basata sullo sfruttamento di enormi quantità di materie prime inserite nelle strutture dei prodotti, ma non necessarie ai fini del funzionamento di quei prodotti specifici. Per fortuna Palazzo Hybrid sta fuori da questa logica, ed è la prova che non sono assolutamente necessarie le produzioni globalizzate.

Come si applica questo concetto alla vostra proposta per i musei? 

Basti pensare che ancora oggi la maggior parte dei musei in Italia utilizzano lampade alogene, con un grande consumo di energia e bollette particolarmente. Utilizzare lampadine con tecnologia led è il modo per semplificare questo problema, riducendo i consumi del 90%. Il salone del Palazzo Ducale di Gubbio, che andremo a illuminare per la dimostrazione di funzionamento di Palazzo Hybrid, ha ora un consumo di 6mila watt; con la nostra soluzione, diventeranno meno di 600. Se siamo così preoccupati dalle emissioni, dovremmo iniziare a ridurre i consumi anche delle strutture pubbliche.

È vero però che anche l’illuminazione a Led ha i suoi problemi?

Senza dubbio, e infatti ci siamo impegnati a fondo per trovare una soluzione a questo problema e sganciarci dai sistemi di produzione globalizzati. Il led funziona a bassissima tensione, e capita spesso che le lampadine si brucino a causa della tecnologia intermedia di trasformazione. È, infatti, abbastanza difficile trovare le componenti elettroniche che riescano a dare buone garanzie di affidabilità e durata. Nei casi peggiori si può addirittura arrivare a dover sostituire l’alimentatore (Driver) quattro volte in un anno con spreco di risorse a carico proprio del consumatore. Nel nostro test di Gubbio metteremo in pratica i risultati delle sperimentazioni che conduciamo da più di un anno sul sistema di trasformazione che non prevede più l’utilizzo dei classici Driver. 

Perché questa scelta di privilegiare il made in Italy?

Le produzioni globalizzate oggi sono ferme e siamo sicuri che in futuro saranno effettuate a “km 0” con processi di fabbricazione e materie prime ecosostenibili, e Palazzo Hybrid è un chiaro esempio concreto. Crediamo che l’Italia possa esprimere delle eccellenze in questo campo e fare da guida; vogliamo valorizzare la capacità d’ingegno, che caratterizza gli italiani da sempre, e applicarla per trovare soluzioni eleganti in questi tempi difficili. Per il SolarIndoor, ad esempio, utilizziamo la tecnologia fotovoltaica di Solbian, società italiana nata dalla collaborazione del velista Giovanni Soldini e di Marco Bianucci del Cnr, un’autorità nel campo del fotovoltaico. In generale abbiamo valutato la produzione di una tecnologia in materie prime semplici con processi di fabbricazione che avessero consumi di energia di rete prossimo allo zero: i corpi illuminanti, ad esempio, sono composti da un unico elemento in ceramica auto indurente che fa da dispersore di calore del led e da proiettore della luce, a differenza dei corpi illuminanti convenzionali composte da centinaia di componenti. Noi stiamo indicando una via da percorrere nel campo dei sistemi e delle tecnologie energetiche e siamo molto razionali. In una dinamica in cui la globalizzazione rimarrà nel suo aspetto digitale, ma si tornerà con ogni probabilità a essere autosufficienti sulle produzioni, questo genere di intuizioni possono essere fondamentali per il futuro.   

La vostra idea è riuscita a suscitare l’attenzione del mondo delle istituzioni? 

Direi di sì e aggiungerei con entusiasmo. Concludo aggiungendo che nel Palazzo Hybrid ci sono più tecnologie che saranno applicate. Oltre alla trasformazione dei sistemi energetici degli ambienti, da 230V AC in corrente a bassissima tensione in corrente continua, tra 12V e 70V DC, che permettono l’inserimento di corpi illuminanti a led senza utilizzo di sistemi di trasformazione (Driver), abbiamo ideato un sistema di rinfresco dell’aria con ventilatori di nuova concezione e a consumo zero per gli uffici, anche qui con una inedita tecnologia ecocompatibile. Inoltre, per quanto riguarda i sistemi di produzione di energia, abbiamo ideato un modello fotovoltaico applicato agli immobili, senza uso di accumulatori e, infine, un generatore di energia di nuovissima concezione, che ci permetterà di disconnettere definitivamente l’immobile dalla rete convenzionale e renderlo autonomo energeticamente. 

Altri progetti futuri?

Oltre ai musei stiamo applicando Palazzo Hybrid anche nelle scuole. Abbiamo già individuato la prima scuola, l’Istituto Leon Battisti Alberti di Roma che ospiterà il progetto pilota. L’istituto è illuminato a neon, anche qui con consumi enormi, ed è una caratteristica di tutte le scuole italiane. Oltre alla conversione dei sistemi energetici e dei corpi illuminanti, l’Istituto non ha un sistema del rinfresco dell’aria e d’estate sono costretti a mandare gli studenti a casa per il caldo. Qui applicheremo i primi ventilatori a consumo zero, che appunto abbiamo ideato per il Palazzo Hybrid. Inoltre l’istituto consuma prevalentemente energia di giorno, tenendo le luci accese nelle aule, e qui abbiamo ideato un’applicazione molto smart del fotovoltaico che ho chiamato SolarDirect: in pratica è un integratore energetico, una quantità di pannelli fotovoltaici, dotati di un sistema di inseguimento del Sole, in grado di alimentare l’intero sistema di illuminazione dell’edificio in diretta e senza far uso di accumulatori. Naturalmente uno dei prossimi passi sarà quello di applicare la tecnologia anche negli immobili abitativi e siamo già in contatto con imprese di costruzioni per iniziare ad applicare la tecnologia già dal 2022.