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Metti un genetista a colazione

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Colloquio con l’esperto di fama mondiale Claudio Bordignon alle Colazioni Digitali di Sorgenia sulle sfide della medicina d’avanguardia e il nodo dei finanziamenti

Primo scienziato a fare esperimenti sulle cellule staminali ematopoietiche sull’uomo (quelle da cui originano le cellule del sangue). Il primo a completare la procedura medica per la terapia genica delle malattie ereditarie. Fondatore della prima biotech italiana, la MolMed S.p.A.

Tre primati che hanno contribuito a rafforzare la fama di dell’ematologo e genetista Claudio Bordignon a livello internazionale. Non poteva esserci profilo migliore, insomma, per parlare di “Biotech & Digitale”. È stato questo il tema dell’ultimo appuntamento delle Colazioni Digitali, andate in scena come di consueto nella sede Sorgenia di Milano.

 

ECCELLENZE MADE IN ITALY

Come ha ricordato il direttore di Corriere Innovazione Massimo Sideri, che ha intervistato Bordignon nel corso dell’appuntamento, gli esperimenti del professore sono stati un passo fondamentale nella storia dell’evoluzione delle terapie geniche e “hanno portato a risultati concreti, dando una possibilità ai pazienti colpiti da malattie che prima non potevano essere curate. Talassemia, emofilia e altre tipologie di immunodeficienze oggi possono essere trattate grazie al filone pionieristico lanciato dalla ricerca del professore e della sua équipe, oltre vent’anni fa”.

La svolta dovuta al lavoro di Bordignon e al suo team arriva all’inizio degli anni ’90, frutto di un intenso lavoro sui modelli di trasferimento, isolamento e utilizzo delle cellule staminali per il trapianto di midollo osseo. “All’epoca noi abbiamo toccato la punta dell’iceberg della terapia genica, legata all’immunodeficienza – ha ricordato il professore -. Era praticamente l’unico metodo che si poteva adottare in quegli anni. Erano solo teorie, che poi però sono state confermate dalla ricerca negli anni successivi. Da lì è partita la grande corsa alla clonazione del genoma umano”.

 

IL NODO DEI FINANZIAMENTI

Uno degli aspetti fondamentali della medicina d’avanguardia, è quello del reperimento dei finanziamenti necessari a sostenere la costosissima attività di ricerca e alla sostenibilità economica dell’intero processo. Su questo aspetto deve migliorare il sistema Italia, che pure, come ha ricordato Bordignon nel corso della colazione digitale dedicata al biotech, “ha diversi primati in molti settori della ricerca sulla terapia genica”.

Importante, a tal proposito, la proposta rilanciata da Massimo Sideri e accolta positivamente anche dall’ospite delle colazioni di istituire una zona economica speciale per il biotech, ossia un’area concentrata che grazie ad agevolazioni fiscali e infrastrutture sia in grado di attrarre i grandi investitori stranieri.

Su questi aspetti, e su quelli, altrettanto importanti, legati al tema dell’allungamento della vita dell’individuo, entrambi ampiamente discussi nel corso dell’appuntamento, è poi tornato Claudio Bordignon ai nostri microfoni.

 

LA SFIDA DEI TUMORI E IL GENE SUICIDA

Un altro tema che ha suscitato l’interesse della platea delle Colazioni Digitali è quello legato alle patologie che rappresentano la vera sfida della ricerca mondiale, quelle tumorali. “Quando ero più giovane – ha raccontato Bordignon – ebbi una felice intuizione, proclamata con il candore tipico dell’inesperienza: il tumore andava affrontato come una cosa estranea al nostro corpo. In effetti è questa la strada intrapresa dalla ricerca: attrezzare il sistema immunitario per combattere le cellule staminali. Passi in avanti importanti sono stati fatti con lo sviluppo delle Car (chimeric antigen receptor), che permettono di riconoscere il tumore come anticorpo e di combatterlo”.

Anche in questo campo, si rivela decisivo l’apporto del team guidato da Bordignon. L’azienda che il professore ha fondato e indirizza “con la sua visione” – per usare le parole di Sideri – ha infatti sviluppato un sistema per “mettere in sicurezza” questo processo. “Il rischio è che si possa aggredire qualcosa fuori dalle cellule tumorali, per questo allora abbiamo sviluppato in MolMed un ‘gene suicida’: quando la tossicità necessaria a combattere il tumore va dove non dovrebbe, questo gene si accende questo gene e disattiva il meccanismo”.