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Manifattura e innovazione: l'evoluzione del tessile

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Dalla Fiera di Francoforte alla Biennale di Venezia, il connubio tradizione e tecnica caratterizza uno dei settori più importanti per l'imprenditoria italiana. Risultati positivi, ma bisogna scommettere sull'export del Made in Italy

Il settore manifatturiero è una delle punte di eccellenza del Made in Italy all'estero, soprattutto quando si tratta di industria tessile. Stando all'ultimo rapporto dell'Istat sulla competitività dei settori produttivi, sono 417.316 le aziende del comparto, con un numero di addetti pari a 3.846.807, la maggior parte delle quali rientra nella categoria delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale dell'economia italiana.

IL PESO DEL TECHNICAL TEXILE

Il tessile italiano ha un ulteriore punto di forza nell'ambito dei tessuti tecnici, che unisce tecnologia e materiali innovativi per arrivare a prodotti da utilizzare in situazioni specifiche, dallo sport all'escursionismo, fino al lavoro. Il technical texile è il tema centrale del Techtextil, la fiera che si è tenuta dal 9 al 12 maggio a Francoforte, all'interno della Messe Frankfurt, dove si è svolta anche la Texprocess che si è occupata più specificamente dei macchinari del settore. L'evento è stata una buona occasione per tastare il polso del tessile italiano in un'ottica di confronto con i paesi europei. Ad esempio il technical texile è una delle voci più incisive della produzione tessile a livello europeo con il 30%, mentre in Italia oscilla tra il 10% e il 15%, con una buona incidenza della moda, sempre più ibridata dalla tecnica e dallo sport.

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ABBATTERE GLI OSTACOLI DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

Sempre secondo i dati Istat, il clima di fiducia nel settore sta risalendo dopo il forte calo del 2012, che aveva seguito quello più diffuso del 2009. Stesso discorso anche per le esportazioni che dal 2009 sono in continua crescita. Un altro dato interessante riguarda il tasso di natalità delle imprese tessili in Italia, cioè il numero medio di quelle nate in rapporto al numero medio di quelle già attive: il centro sud Italia è la macro zona più prolifica, con Lazio, Campania, Calabria e Sicilia che presentano un tasso da 6,70 a 8,62.

In un contesto così, una delle priorità del sistema imprenditoriale italiano è rappresentata dalla necessità di abbattere gli ostacoli del commercio internazionale, per ottenere un incremento delle vendite dal 60% all'80%. Dalle filiere dei fornitori alla logistica, ma soprattutto riguardo al commercio digitale, gli interventi da effettuare sono diversi. Basti pensare che l'Italia è il secondo paese più importante nell'Ue (dopo la Germania) nel settore manifatturiero, ma dal 2000 al 2013 ha visto perdere l'importanza dell'industria sul Pil nazionale di 6 punti percentuali: dal 21,5% a 15,5%, con un'emorragia di circa 500mila posti di lavoro in totale.

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INNOVAZIONE E MANIFATTURA ALLA BIENNALE

Tradizione manifatturiera e innovazione tecnologica sono le due facce della stessa medaglia anche in occasione della Biennale di Venezia, con una mostra curata dal maestro del design Aldo Cibic intitolata “Guardando avanti. L'evoluzione dell'arte del fare. Nove storie dal Veneto: digitale – non solo digitale”. Ospitata nel Padiglione Venezia, l'iniziativa è un tributo al connubio tra manualità e tecnologia, tra due saperi così diversi e complementari allo stesso tempo: “Un'iniziativa a un tempo antica e rivolta al futuro - come ha raccontato il presidente della Biennale Paolo Baratta – Ci si domanda se il progresso delle tecnologie ci conduca verso orizzonti di standardizzazione e uniformità o se offra invece opportunità nuove di sviluppo, di creative diversificazioni e quindi di ricerca di forme nuove.”La Biennale vuole indagare questo fenomeno e guardare a quegli esempio dove le due Muse, quella della tecnologia e quella del sapere esperienziale, insieme danno vita a fenomeni significativi nell'evoluzione delle forme”