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Legambiente, Vajont simbolo di scelte scellerate nella gestione dell’ambiente

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A colloquio con Rossella Muroni, direttrice generale dell’associazione ambientalista: “Chiediamo più risorse economiche per la messa in sicurezza dei territori a rischio”

In occasione dell’anniversario della tragedia del Vajont è tornato attuale il dibattito sui rischi idrogeologici che corrono i cittadini italiani. Tante le proposte avanzate, soprattutto da Legambiente, per un impegno concreto volto alla messa in sicurezza dei nostri territorio. Energie Sensibili ne ha parlato con Rossella Muroni, direttrice generale dell’associazione ambientalista.

 

A 50 anni dal disastro, qual è la lezione del Vajont?

“Quello che è successo ci impone di riflettere su quanto, con le nostre scelte scellerate nella gestione dell’ambiente, abbiamo aggravato i rischi a cui sono esposti i cittadini. Quello del Vajont è un caso emblematico, una tragedia di cui non dobbiamo perdere la memoria, ma oltre questo caso va fatto un ragionamento generale su come nel nostro Paese abbiamo fatto scelte puntuali che hanno reso sempre più fragile il nostro territorio: abbiamo costruito case, fabbriche e interi quartieri in aree a rischio, abbiamo alterato le dinamiche naturali dei corsi d’acqua e disboscato versanti montuosi e collinari. Per non parlare del consumo di suolo, che ha raggiunto livelli sempre più rilevanti”.

 

Quali sono i dati più recenti del dissesto idrogeologico nel nostro Paese? Siamo un caso unico in Europa oppure ci sono altri Stati con le stesse criticità?

“L’ultima mappatura del rischio idrogeologico redatta dal Ministero dell'Ambiente risale al 2008. Secondo le indagini fatte all’epoca, in 6.633 comuni italiani, e cioè l'82% del totale, sono state perimetrate e individuate zone esposte al pericolo di frane e/o alluvioni. I dati del nostro ultimo dossier “Ecosistema rischio”, realizzato nel 2011 in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile a partire da un questionario somministrato proprio a quei comuni in cui sono presenti aree a rischio, ci dicono chiaramente come la criticità principale sia l’eccessiva antropizzazione delle zone più fragili, a ridosso dei corsi d'acqua, in prossimità di versanti franosi. Senza una seria inversione di tendenza e senza un cambiamento di mentalità non raggiungeremo una reale mitigazione del rischio. Questo problema non riguarda ovviamente solo il nostro Paese, come testimoniano le alluvioni che di frequente negli ultimi anni hanno colpito altri Paesi europei. In questo senso è imprescindibile ormai considerare in relazione all’aumento del rischio anche gli effetti dei mutamenti climatici, che determinano precipitazioni intense in periodi di tempo sempre più brevi”.

 

Legambiente ha fatto delle proposte tra cui la creazione di mappe del rischio e la promozione della prevenzione degli incendi. Chi sono gli interlocutori di queste proposte?

“Per queste due proposte in particolare gli interlocutori privilegiati sono da un lato le Autorità di Bacino e il Ministero dell’Ambiente, che devono fare uno sforzo per tenere costantemente aggiornata la mappatura del rischio nel nostro Paese, e dall’altro gli enti locali. Esiste nel nostro ordinamento una importante legge per la lotta agli incendi boschivi, che prevede che nelle aree percorse dal fuoco non si possa variare la destinazione d’uso e che dovrebbe limitare a monte la possibilità che vengano appiccati incendi con finalità speculative. Ma perché la normativa sia realmente efficace è necessario che il censimento delle aree bruciate, il cosiddetto catasto, venga costantemente aggiornato dalle amministrazioni locali”.

 

Di tutti gli interventi da voi proposti quale è secondo lei quello prioritario?

“Le proposte che abbiamo presentato sono tutte egualmente importanti e prioritarie per una reale opera di mitigazione del rischio. E' importante sottolineare come per affrontare seriamente il tema del dissesto idrogeologico sia necessario il coinvolgimento di soggetti diversi, ognuno nel proprio ambito di competenze”.

 

Il ministro Orlando ha dichiarato che nella legge di stabilità ci sarà priorità per il problema del dissesto idrogeologico. Cosa vi aspettate da questo annuncio?

“Ci aspettiamo che vengano stanziate risorse economiche adeguate per realizzare gli interventi individuati come prioritari per la messa in sicurezza del nostro territorio, ma anche risorse che con continuità possano essere destinate alla manutenzione costante e alla cura del territorio e dei corsi d’acqua e agli studi scientifici dedicati, in un’ottica multidisciplinare”.