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La tecnologia Made in Italy per risparmiare acqua in agricoltura - VIDEO

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Water Supply Biotech è un progetto, tutto made in Italy, in grado di ridurre del 70% i consumi idrici in agricoltura

Oggi solo lo 0,3% di tutta l’acqua del pianeta è utilizzabile dall’uomo. Di questa, ben il 70% è impiegata in agricoltura. Ed è proprio per ridurre i consumi idrici in agricoltura che è stato sviluppato il progetto Water Supply Biotech, da parte di una startup tutta italiana, la Dom Terry International, nata nel 2015 e che oggi ha diverse sedi a Milano, La Spezia e, più di recente, a Terracina, nel Lazio.

Abbiamo incontrato il suo fondatore e General Manager, Domenico Terenzio, che di recente ha presentato i risultati delle ricerche della sua azienda al  “Seed&Chips” di Milano (7-10 maggio 2018), evento fieristico dedicato all’innovazione nella filiera agroalimentare.

Domenico Terenzio, come cambierà  l’agricoltura con il vostro “Water Supply Biotech”?

Il settore agricolo è oggi a forte impatto ambientale. Basti pensare che per produrre 1kg di mais occorrono oggi circa 300 litri d’acqua. Il nostro progetto mira a ridurre tali consumi fino al 70%, diminuendo in primo luogo gli sprechi dovuti all’irrigazione dei campi.

 

In che modo?

Water Supply Biotech è un mix di sostanze nutrobiotiche parzialmente polimerizzate ma di origine rigorosamente naturale. Il composto, brevettato a livello internazionale, viene inserito nel terreno insieme al seme e assolve ad una funzione che noi chiamiamo di ‘superassorbimento’. In pratica trattiene l’acqua vicino alle radici della pianta, impedendole sia di filtrare verso il basso nel terreno, sia di disperdersi nell’aria con l’evaporazione. Inoltre, aumenta sensibilmente la capacità del terreno e delle piante di assorbire l’umidità della notte.

 

Una soluzione tecnologica che sembra pensata apposta per i paesi aridi.

Non a caso, di recente abbiamo condotto una sperimentazione in una zona vicino ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, dove siamo riusciti a sviluppare una coltura in terreni semidesertici. D’altra parte, invertire gli effetti della desertificazione non è più un problema lontano da noi. Anche in diverse zone d’Italia, con il prolungarsi anno dopo anno dei periodi di forti siccità, diventa sempre più impellente sviluppare un’agricoltura più sostenibile e meno idrovora.

 

I consumi idrici non sono però gli unici problemi di sostenibilità del settore agricolo.

Verissimo. Una delle ricadute ambientali più gravi dell’agricoltura è l’utilizzo di antiparassitari e fertilizzanti chimici che vengono assorbiti dal terreno e  inquinano le falde acquifere, per non parlare delle ricadute sulla salute dei consumatori ultimi, ovvero le persone. Come agronomo, sto studiando il problema da oltre 25 anni e ho capito da tempo che l’approccio migliore per proteggere le piante è renderle più forti. Per questo tutti i nostri composti, basati rigorosamente su sostanze di origine naturali, niente OGM quindi, puntano al miglioramento della resistenza endogena della pianta, contro funghi,  batteri e insetti dannosi. Il risultato è una riduzione drastica, fino al 100%, dell’uso dei fertilizzanti chimici.