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La Concordia a Genova entro luglio, 100 milioni per la demolizione

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Il gruppo San Giorgio del Porto-Saipem gestirà le operazioni di smantellamento e riciclo, a cui parteciperanno le ditte dell’indotto portuale e i camalli della Compagnia Unica del Porto di Genova

È ufficiale: la Costa Concordia sarà smantellata nel porto italiano di Genova. La conferma arriva dal Consiglio dei ministri che ha approvato il documento della Conferenza dei servizi per quanto riguarda il destino del transatlantico, naufragato al largo dell’Isola del Giglio il 13 gennaio 2012 e da allora arenato nelle acque di Punta Gabbianara, a nord di Giglio Porto.

Demolire la nave in Italia e nei tempi previsti era uno degli obiettivi del Governo. A gennaio 2014 si era parlato del mese di giugno per lo smantellamento; le destinazioni in lizza per aggiudicarsi i lavori sul gigante di ferro erano Piombino, Genova, Palermo e Civitavecchia, oltre ad alcuni porti stranieri in Turchia, Cina, Norvegia, Regno Unito, Francia e Olanda.

 

L’INCIDENTE DEL 13 GENNAIO 2012

La sera del 13 gennaio 2012 la Costa Concordia, che aveva da poco lasciato il porto di Civitavecchia per una crociera nel Mediterraneo, si scontrò con gli scogli delle Scole durante una manovra azzardata: il cosiddetto “inchino”. Al comando del transatlantico in quel momento c’era Francesco Schettino, condannato nel 2013 in primo grado perché ritenuto tra i principali responsabili di quell’incidente, costato la vita a 32 persone.

 

I RISCHI AMBIENTALI: IERI E OGGI

La rottura dello scafo e il successivo naufragio della nave avevano suscitato notevoli preoccupazioni per la dispersione di carburante in acqua: nei serbatoi della nave erano stivate circa 2 400 tonnellate di olio combustibile. Lo svuotamento delle cisterne è durato due mesi, ma il disastro ambientale è stato fortunatamente evitato.

 

 

Un altro rischio per l’ecosistema marino era rappresentato dalle sostanze chimiche e organiche contenute nella pancia della nave, che avrebbero potuto essere disperse in mare durante l’operazione di parbuckling. Come ha sottolineato il geologo Mario Tozzi in un’intervista a Energie Sensibili “Ci sono 600 chili di grasso per oliare i motori, 850 di smalto liquido e ancora pitture, saponi. Poi ci sono i generi alimentari che erano conservati nelle cucine: tonnellate di uova, latte”.

Il trasferimento della nave al porto di Genova è un’altra operazione complessa e potenzialmetne rischiosa da un punto di vista ambientale: la distanza – circa 370 chilometri – verrà coperta in almeno 5 giorni di navigazione e la rotta interessa il Santuario dei Cetacei, l’area marina protetta dove vivono capodogli e delfini.

 

 

LE OPPORTUNITÀ PER GENOVA

Il relitto della Concordia dovrebbe lasciare definitivamente il Giglio intorno al 20 luglio. Dopo poco meno di una settimana di navigazione, meteo permettendo, la nave dovrebbe raggiungere il sesto modulo del terminal del porto di Voltri, dove saranno rimossi gli arredi internie le componenti non ferrose (operazione di stripping). La demolizione sarà completata al porto di Sampierdarena.

I lavori dovrebbero durare fino alla fine del 2015 e i primi mesi del 2016. L’operazione di smantellamento costerà intorno ai cento milioni di euro e sarà curata dal gruppo San Giorgio del Porto-Mariotti-Saipem, che in una nota ha commentato: "La decisione del Consiglio dei ministri testimonia la validità del (nostro) progetto di smaltimento e riciclo della Concordia, l'esperienza e il know how che le nostre maestranze sono in grado di mettere in campo”. Coinvolte anche le ditte dell’indotto portuale locale e i e i camalli della Compagnia Unica del Porto di Genova.

 

@fenicediboston

 

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