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L’Italia restaurata: cinque tesori da riscoprire questa estate

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Dal piccolo Caravaggio di Cremona alla Venditrice di noccioline del Cimitero di Staglieno. Alla ricerca di opere d’arte finora nascoste

Forse non ci pensiamo, ma ogni anno vengono restituite al pubblico numerose opere d’arte d’inestimabile bellezza e interesse storico culturale, rimaste nascoste magari per decenni o per secoli. Tutto questo grazie al lavoro di un esercito di restauratori italiani e stranieri e agli investimenti di istituzioni ed enti privati.

L’ultimo anno è stato caratterizzato da due grandi cantieri, che riguardano monumenti che sono tra i più conosciuti e visitati del mondo. Parliamo della Fontana di Trevi, riaperta al pubblico nel novembre del 2015 e il Colosseo, la cui prima tranche di lavori è stata terminata lo scorso luglio.

Ma ci sono molti altri capolavori che quest’anno sono tornati a farsi ammirare. Sono opere forse meno conosciute dal grosso pubblico ma che possono rivelare grandi sorprese e suggestioni. Ecco quindi cinque dei tesori d’Italia da poco restaurati.

 

LA VENDITRICE DI NOCCIOLINE AL CIMITERO DI STAGLIENO

È uno dei cimiteri monumentali più suggestivi e visitati d’Italia e d’Europa, in grado di rivaleggiare persino con il Père-Lachaise di Parigi. Il camposanto di Staglieno, a Genova, torna oggi a mostrare ai visitatori i tesori nascosti del suo porticato più antico, quello di ponente, da poco restaurato. Quest’area, rimasta finora interdetta al pubblico per ragioni di sicurezza, contiene uno dei simboli stessi del cimitero, la cosiddetta “Venditrice di noccioline” realizzato dallo scultore Lorenzo Orengo. Se vi capita di visitare il luogo, questa estate, non mancate di chiedere al personale locale la storia della donna raffigurata, al secolo Caterina Campodonico, esempio di donna forte e intelligente che in pieno ‘800 riuscì ad affrancarsi da un marito violento ed ubriacone.

 

IL CARAVAGGIO NASCOSTO

Dopo un delicato lavoro di restauro il Museo Civico di Cremona torna ad accogliere un Caravaggio forse meno conosciuto. Un’opera tarda, un “San Francesco in Meditazione” con le fattezze dello stesso autore, che si era ritratto con il volto contrito dalla colpa per aver commesso un omicidio durante una rissa nel 1606. Il dipinto appare oggi molto diverso da chi può averlo visto prima del restauro. Ripuliture errate e frettolose ne avevano coperto molti dettagli e ne avevano attenuato la tridimensionalità, che oggi invece colpiscono lo spettatore più di qualsiasi video in alta definizione.

 

LA PRIMA BANDIERA DEI CARABINIERI

I restauratori dell’Istituto Superiore per la conservazione e il restauro di Roma hanno restituito colore e vigore quella che è stata la prima bandiera ufficiale dell’arma dei Carabinieri. Quella stessa bandiera, concessa nel 1894 all’allora Legione Allievi del Corpo dei Carabinieri Reali dal Re Umberto I e portata in Guerra per la prima volta nel 1915, si trova presso il Museo Storico dell’Arma in Piazza Risorgimento a Roma. Per chi è interessato alla storia del nostro Paese, non può mancare una visita ad un tricolore così antico.

 

IL TRITTICO DEGLI EREMITI

Hieronymus Bosch è uno di quegli artisti che riescono ad affascinare anche coloro che di arte poco si intendono e poco si interessano. Questo perché le visioni fiabesche e misteriose delle sue tavole dipinte a olio suscitano nello spettatore sensazioni forti, a volte da vero e proprio incubo ad occhi aperti. Presso la Galleria dell’Accademia di Venezia si può oggi tornare ad ammirare una delle opere forse meno angosciose dell’artista olandese, Il Trittico degli Eremiti, databile attorno al 1493. L’opera è comunque carica di una forte spiritualità in grado di emozionare anche il visitatore più frettoloso. Subito dopo la fine del delicato restauro, il Trittico che rappresenta San Girolamo, san Antonio Abate e San Egidio, era stato inviato all’estero per diverse mostre dedicate a Bosch. Solo da poco quindi è possibile ammirarlo di nuovo nella Laguna.

 

UN RUBENS TUTTO ITALIANO

Conservato a Palazzo Pitti di Firenze, il “Cristo Risorto” è uno dei capolavori di Pieter Paul Rubens, artista fiammingo del ‘600 considerato uno dei precursori del Barocco. Le opere del pittore di Anversa, molto amate dai nobili italiani, divennero quasi un’ossessione per la famiglia dei Medici che negli anni misero insieme un’incredibile raccolta. Il dipinto, realizzato tra il 1615 e il 1616, è stato sottoposto ad un accurato lavoro di restauro che ha consolidato la presa della pittura sulla tela, ripulendolo dalle ossidazioni che ne avevano alterato i colori. Viene così restituita al pubblico una gamma cromatica ricca e luminosa, che ben può fa comprendere la predilezione da parte dei Medici per questo artista.