Sorgenia
cerca
Accedi accedi

L’energia è il terreno preferito dalle startup: +70% in un anno

  1. Home
  2. What's next
  3. L’energia è il terreno preferito dalle startup: +70% in un anno

Secondo i dati I-Com le piccole imprese innovative del settore ammontano in Italia a 1.474. Stefano Da Empoli: “Il Paese cerca di adattarsi alla transizione energetica ma è ancora un po’ indietro”

In Italia, il comparto delle startup nel campo dell’energia è in pieno fermento. Ma sconta ancora qualche problema che impedisce alle imprese innovative di imporsi all’attenzione generale e soprattutto di ingrandirsi e crescere velocemente. È la fotografia scattata dal rapporto sull’innovazione energetica presentato da I-Com, l’Istituto per la Competitività guidato da Stefano Da Empoli.

 

I NUMERI

Le startup "energetiche", secondo il report, sono oggi complessivamente 1.474 e hanno vissuto nell’ultimo anno un vero e proprio boomaumentando in numero del 70% nell’arco di un anno. Un segnale inequivocabile del fatto che l’energia sia considerata un campo ideale in cui sperimentare soluzioni e tecnologie innovative. La distribuzione geografica vede queste aziende mettere radici soprattutto al Nord, dove ha il proprio "quartier generale" il 52% del totale, mentre il Centro e il Sud si spartiscono rispettivamente, al netto dei decimali, il 21 e il 26%.

Restringendo ancora il campo alle singole Regioni, il 21% delle startup innovative nel campo dell’energia ha sede in Lombardia (314), seguono il Lazio (143) e la Campania (42).

 

I PROBLEMI PRINCIPALI

Poche registrazioni di brevetti Secondo la rilevazione di I-Com uno dei principali problemi del settore è che, a fronte di una crescita sostenuta, le startup dell’energia producono ancora un numero relativamente basso di brevetti, soltanto 881 nell’ultimo anno, pari allo 0,8% del totale globale di "patent" in questo campo.

Le startup italiane sono poi particolarmente "piccole" dal momento che soltanto il 4,2% ha una capitalizzazione superiore ai 250 mila euro, per un impatto occupazionale ancora ridotto.

 

I SETTORI DI ATTIVITÀ

Il campo prediletto dalle startup italiane dell’energia è quello della ricerca e sviluppo, che occupa ben il 90% del totale: 1.329 nuove imprese, mentre il resto si occupa principalmente della fabbricazione di device elettrici ed elettronici. Il settore su cui applicano la loro attività di R&D (ndr. Research and Development) è quello dei servizi, che nel campo dell’energia è più sviluppato rispetto alla media complessiva delle startup.

 

SCENDE IL TASSO DI "MORTALITÀ"

All’aumento delle nascite di startup che si occupano di energia corrisponde, secondo i dati I-Com, una contrazione decisa delle aziende innovative che non hanno successo e che vengono espulse dal mercato: "Se solo qualche anno fa non era raro riscontrare tassi di uscita dal mercato anche del 30-40% - si legge nel report - questi appaiono oggi contenuti entro il 16-18%, con valori anche molto bassi e in certi casi nulli in alcune Regioni".

 

DA EMPOLI: "CONIUGARE SOSTENIBILITÀ E COMPETITIVITÀ"

"La competitività del Paese non può essere disgiunta dai temi di sostenibilità - spiega Stefano Da Empoli, presidente di I-Com - Il nostro Paese sta cercando di adattarsi alla transizione energetica ma è ancora un po' indietro. Abbiamo lanciato il cuore oltre l'ostacolo nel Piano nazionale integrato energia-clima con obiettivi ambiziosi che riguardano la quota di rinnovabili nei trasporti e nell'efficienza energetica. Il nostro timore è che se questo avvenisse senza adeguati strumenti, o investimenti opportuni in innovazione, rischiamo di trovarci con il cerino in mano".