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Joaquín Fargas, il costruttore di utopie

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Joaquín Fargas, il più moderno tra gli artisti contemporanei. Da Biosfera a Utopia fino agli ultimi Glaciator e Rabdomante, l'arte esperienziale che coniuga scienza e natura

Joaquín Fargas è un artista, un divulgatore scientifico, un innovatore e, come recita il suo sito personale, un costruttore di utopie.
Una definizione che descrive perfettamente questo artista globale che non teme di sperimentare linguaggi e metodi figli dell’innovazione tecnologica: la realtà virtuale, gli strumenti multimediali e interattivi, la realtà aumentata, la robotica e la bioarte.
Questi sono gli strumenti presenti nella “cassetta degli attrezzi” di Joaquín Fargas, quasi settantenne di Buenos Aires, e tra gli artisti più innovatori della scena contemporanea.

IL PROGETTO BIOSFERA: IL MONDO IN PERICOLO

La sua opera artistica più famosa è il Progetto Biosfera, attualmente esposta al Los Angeles Center for Digital Art, in California.
Il Progetto Biosfera si sviluppa attraverso l’installazione di sfere trasparenti in policarbonato contenenti singoli ecosistemi acquatici. Fargas in ognuna di queste sfere, ha isolato un diverso ecosistema nel quale sono presenti elementi del mondo vegetale.

Lo scopo dell’opera, che è stata presentata in poli museali di tutto il mondo, tra cui Malesia, Svezia, Arabia Saudita, Canada, Argentina, Costa Rica, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Sudafrica, Uruguay, Portogallo, Spagna e Cuba, è sensibilizzare l’opinione pubblica circa l’estrema delicatezza dell’ecosistema marino. Il “Progetto Biosfera” di Fargas, diventa una sineddoche che usa le sue sfere trasparenti per indicare la fragilità dell’ecosistema del nostro pianeta che tutti siamo chiamati a rispettare perché, semplicemente, non abbiamo alternative.

GLACIATOR E RABDOMANTE: JOAQUÍN FARGAS AL MAKER FAIRE ROMA 2019

Joaquín Fargas ha intrecciato quasi indissolubilmente la sua produzione artistica con i temi ambientali. All’ultima edizione di Maker Faire Roma del 2019 ha presentato due nuovi progetti: Glaciator e Rabdomante. Le due opere presentate all’esposizione romana sono simboliche e pratiche, prototipi artistici, tecnologici e scientifici allo stesso tempo.

Glaciator, la prima opera, si trova in Antartide, è composta da robot solari che aiutano a compattare e ricristallizzare la neve in modo che diventi ghiaccio e aderisca alla massa del ghiacciaio. A causa del riscaldamento globale negli ultimi 50 anni la massa di ghiaccio dell'Antartide è diminuita in modo significativo. In pochi anni è stato distrutto ciò che ha impiegato migliaia di anni per formarsi. L’opera accende i riflettori sul tema del surriscaldamento climatico e degli effetti che esso sta provocando in uno dei poli più importanti per la termoregolazione del nostro pianeta. Glaciator altro non è che un prototipo che rende concreta un’idea ma che, più di ogni altra cosa, prova a fare riflettere non solo sul problema ma sulla necessità di trovare risposte a un dramma di cui l’uomo è causa. Ed è sempre e solo dall’uomo che può giungere una soluzione.

Prima di Glaciator è stata Utopia ad avere l’Antartide come centro della sua rappresentazione artistica. L'installazione ha come nucleo principale un edificio di ghiaccio circondato da tre mulini stilizzati. L’opera si lascia ispirare liberamente dal Don Chisciotte di Cervantes, ma in questo caso al centro dell’attenzione c’è la lotta ai cambiamenti climatici, con l’auspicio che non diventi una sterile lotta contro i mulini a vento.


La seconda opera presentata al Maker Faire di Roma, Rabdomante, è un’installazione collocata nei luoghi più aridi e desertici della Terra. Attraverso un sapiente uso dell’energia solare Rabdomante riesce a generare acqua e, dunque, favorire la vita.

IL CONSENSO O L’APOCALISSE: LA VIOLENZA FUORI DALLA NOSTRA STANZA

Non solo ambientalismo nelle opere di Joaquín Fargas ma anche impegno civile. Il “Consenso o l'apocalisse” è una proposta di arte politica che vuole sensibilizzare sul rischio di scontri in tutto il mondo e sulla corresponsabilità della tecnologia nelle violenze contemporanee e future. L’opera esperienziale chiama in causa il pubblico che, nella parte conclusiva dell’esibizione, è chiamato a costruire un puzzle non lineare nel quale è rappresentato il gioco dell’equilibrio globale. Mentre i giocatori sono impegnati nella soluzione del puzzle, una stampante 3D realizza una vera arma a partire da informazioni reperibili sul web. Un modo per rendere evidente quanto sia facile armarsi nel nostro mondo e, allo stesso tempo, per far intuire la montagna di violenza presente appena poco fuori dal nostro stretto orizzonte.

Foto di copertina: Joaquin Fargas