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Imprese, la “blue economy” per la ripresa: nel 2014 meno chiusure

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I dati Unioncamere fotografano un quadro difficile ma in risalita: in crescita l’economia del mare che in Italia vale 41,5 miliardi di euro

Sono poco più di sei milioni le imprese italiane, di cui 1,39 milioni quelle del settore artigiano. La fotografia di Unioncamere per il primo trimestre 2014 dipinge un quadro ancora difficile ma in ripresa per il mondo imprenditoriale italiano. Rispetto ai mesi di gennaio-marzo 2013 l’anagrafe delle Camere di Commercio ha registrato 10 mila cancellazioni in meno e un numero di iscrizioni sostanzialmente in linea: come risultato i primi tre mesi del 2014 vedono un calo nelle cessazioni d’impresa, nonostante il saldo sia ancora negativo.

Circa 24 mila le realtà imprenditoriali che hanno chiuso tra gennaio e marzo, tra le regioni più colpite il Friuli Venezia Giulia, le Marche e il Piemonte. Vanno bene invece le società di capitali, aumentate di 9.387 unità nel trimestre), le imprese cooperative e quelle impegnate nelle attività di noleggio, agenzie viaggio, assistenza sociale, fornitura di energia. Come risultato lo stock delle imprese esistenti a fine marzo è di 6.012.366 unità.

Il comparto che più ha registrato un exploit di crescita, in controtendenza con il trend generale, è stato quello dell’economia del mare. La “blue economy” vale in Italia 41,5 miliardi di euro, che salgono a quota 120 se si considera anche l’indotto: quasi il doppio di quanto prodotto dal comparto del tessile, abbigliamento e pelli e più del doppio delle telecomunicazioni. Più di un terzo del giro d’affari riguarda il turismo (oltre 15 miliardi di euro): alloggio e ristorazione, attività sportive e ricreative.  

Dati Unioncamere 2011-2013 hanno registrato un incremento in questo settore sia nel numero di posti di lavoro (24.300 unità, +3,1%) che di imprese (3.500 unità in più). Incoraggianti i numeri sull’occupazione: sono 800mila i lavoratori impiegati nell’economia del mare, circa un terzo in più di quelli dell'intero settore formato dalla chimica, farmaceutica, gomma, materie plastiche e minerali non metalliferi. Da un punto di vista geografico invece vanno meglio le regioni del centro sud: Lazio, Sicilia, Campania e Puglia coprono circa il 40% del valore aggiunto dell’economia marina nazionale e il 43% degli occupati generati dal comparto.

Moderato il commento di Ferruccio Dardanello, secondo cui “il vento dell’economia sta cambiando”, ma l’incertezza del quadro complessivo resta elevata e induce ancora tanti italiani a rimandare i loro progetti imprenditoriali”. E riguardo all’economia del mare il presidente di Unioncamere ha aggiunto “è una risorsa che genera ricchezza, occupazione e innovazione secondo un modello collaborativo e sostenibile. Il mare unisce settori e tradizioni diverse in un tessuto imprenditoriale diffuso che può essere una leva straordinaria per il rilancio dell’Italia”.

 

@fenicediboston

 

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