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Imprese femminili: una foto del settore, in vista di Expo 2015

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Tiziana Pompei, vice segretario generale dell'Unione italiana delle Camere di commercio ci ha spiegato il peso e le prospettive dell'imprenditoria rosa, quali settori sono trainanti e cosa aspettarci dalla prossima Esposizione Universale

Politiche di genere responsabilità sociale imprenditoria femminile: sono tematiche che oggi rivestono una particolare importanza per l'economia italiana, soprattutto in vista dell'imminente inaugurazione dell'Expo 2015. C'è un legame forte che unisce questi tre ambiti, spesso reso possibile dal sistema camerale che più volte raccorda i diversi nodi del sistema produttivo italiano tra amministrazioni e imprese, promuovendo lo sviluppo locale. A pochi giorni dalla partenza di Expo 2015 abbiamo parlato con Tiziana Pompei, vice segretario generale dell'Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e direttore dell’area Regolazione del mercato, concorrenza e politiche di genere, per capire lo stato dell'arte dell'imprenditoria femminile oggi e il suo peso sull'Expo 2015.

 

Dott.ssa Pompei, negli ultimi 10 anni lei ha contribuito al rafforzamento degli interventi a favore dell'imprenditoria femminile, anche grazie alla costituzione di appositi comitati: di cosa si tratta? Quali sono gli obiettivi della Camera di Commercio in questa direzione?

La collaborazione tra Unioncamere e Mise è stata avviata nel '99 con la sigla del primo protocollo d’intesa per la promozione della legge 215/92, il principale strumento di politica industriale che ha sostenuto la nascita e il consolidamento dell’imprenditoria femminile. Lo stesso accordo ha dato il via alla creazione dei Comitati costituiti presso ogni Camera di commercio: la rete che ne è nata sul portale Imprenditoria femminile è formata da centinaia di imprenditrici designate dalle associazioni di categoria più rappresentative che operano con impegno e dedizione nell’affiancare, orientare e valorizzare il lavoro delle donne che siedono alla guida di un’impresa.

 

Nel 2013 la collaborazione tra il Ministero Sviluppo Economico e Unioncamere si è estesa al Dipartimento per le Pari Opportunità che ha posto particolare attenzione ai temi dell’imprenditoria femminile. In sintesi i comitati progettano percorsi di accompagnamento e attività diconsulenza nel fare impresa (redazione business plan, web marketing, contratti di rete),fluidificano il rapporto banca-impresa attraverso accordi di facilitazione e convenzioni, organizzano fiere, eventi b2b per creare opportunità di business, ricercano soluzioni di welfare aziendale e territoriale per favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

 

Quale ruolo per le imprese femminili in vista di Expo 2015?

Probabilmente all’Expo 2015 vedremo una serie di aziende italiane con a capo delle imprenditrici capaci di intrecciare il territorio con il talento, la tradizione e la gentilezza; in grado di accontentare bisogni, palati, gusti e tendenze diversi. E forse non tutte parleranno italiano perché, sempre i numeri dell’Osservatorio, ci dicono che quasi una donna su 10 alla guida di un’impresa è straniera con una concentrazione in Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. I numeri parlano chiaro: il 29% delle 1.302.054 imprese femminili si concentra sulle filiere agroalimentari e turistiche, una fetta che può trarre vantaggio dall’Esposizione universale più dell’intero tessuto imprenditoriale. Più in dettaglio sono 143.256 le imprese a guida femminile che operano nel turismo, mentre delle 234.684 aziende rosa dell’agroalimentare, oltre 9 su 10 riguardano il comparto agricolo. E anche tra le start up innovative sono femminili quasi 400 imprese e di queste il 40% ha scelto le industrie alimentari.

Settori come il turismo, l’accoglienza, la cultura, i servizi alla persona per il nostro Paese sono giacimenti di ricchezza ancora da scavare, ed è anche per questo che Unioncamere ha pensato di aprire da novembre scorso sull'apposito portale una sezione interamente dedicata all'Expo 2015 di Milano. In questo spazio vengono raccolti in maniera strutturata materiali sul grande evento, attraverso una sua lettura di genere, per agevolarne quanto più possibile la fruizione da parte delle imprenditrici. Inoltre il sistema camerale ha messo on line la piattaforma Italian Quality Experience, per far conoscere al mondo il variegato universo dell’agroalimentare italiano mettendo in mostra le quasi 700mila imprese della filiera allargata; va sottolineato che delle 3215 aziende attive in questo momento sulla piattaforma, 773 sono imprese femminili a dimostrazione della forte vocazione nel settore turismo, enogastronomia e artigianato delle donne.

 

Quali sono i settori in cui le imprese femminili hanno un peso maggiore?

Le imprese femminili sono una realtà giovane che sta crescendo di peso velocemente: tre su cinque hanno meno di quindici anni e quasi una su tre meno di cinque. Le presenze numeriche più consistenti sono nel commercio all’ingrosso e al dettaglio con 371.584 unità produttive, seguite dall’agricoltura con 219.990 unità ma il tasso di femminilizzazione l’incidenza delle imprenditrici nel tessuto produttivo raggiunge punte assai più elevate rispetto alla media in alcuni settori specifici come quelli dei servizi alla persona(49,8%), della sanità e dell’assistenza sociale (38,30%), dell’istruzioneservizi di alloggio e di ristorazione (29,09%), nell’agricoltura (28,71%) e nelle attività di noleggio e agenzie di viaggio (26,7%). E trova la sua massima espressione in Molise (28,3%), Basilicata (26,5%) e Abruzzo (25,7%). Mentre, in termini assoluti, le donne al comando di un’azienda sono più numerose in Lombardia 172.817 (13,2% delle imprese femminili), nel Lazio 136.731 (10,5%) e in Campania 130.099 (9,9%).


Leggendo in filigrana questi dati, quali sono le considerazioni e le prospettive da formulare?

Tutto questo ci dice che le donne stanno guadagnando spazi sempre maggiori nel tessuto produttivo del Paese. Probabilmente perché sono dinamiche e attente al mercato. Probabilmente perché hanno intuito che settori come il turismo o l'agroalimentare hanno possibilità di espansione. Ma, molto più probabilmente, perché le donne hanno la caratteristica peculiare di sapersi “inventare” la vita. E in un mondo del lavoro estremamente complesso, competitivo e carente devono trovare uno spazio proprio. Perché quando le donne scendono in campo si avranno nuove imprese basate sulle capacità tutte femminili di accoglienza, di attenzione all’alimentazione, di accettazione.