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“Impariamo ad amarci e ad apprezzarci per battere l’odio”

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La campionessa di volley Miriam Sylla, volto della campagna #sempre25novembre: “Capire il proprio valore il primo passo per la vittoria”

L’abbiamo vista combattere, con una grinta fuori dal comune, nell’ultimo mondiale di volley. Insieme a tutte le altre ragazze della Nazionale azzurra, Miriam Sylla ha conquistato una stupenda medaglia d’argento e si è portata a casa anche il titolo di migliore schiacciatrice del torneo.

Ma Myriam straborda di energia fuori e dentro il campo: la campionessa è infatti uno dei volti di #sempre25novembre, la campagna che Sorgenia ha organizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di contrastare la violenza sulle donne ogni giorno.

 

Valeria Rossato/GetSportMedia
Valeria Rossato/GetSportMedia

Hai già prestato la tua immagine per realizzare un calendario contro la violenza sulle donne. Oggi decidi di prendere parte a #sempre25novembre. Evidentemente questo è un tema che ti sta molto a cuore. Cosa significa questa data per te?

Questo argomento mi sta a cuore perché da donna mi fa male sapere che ce ne siano davvero tante che non riescono a godersi la vita per colpa di chi, con modi bruti, si impone su di loro.

 

Qual è la tua reazione, quando ancora nel 2018 ti capita di ascoltare l’ennesima notizia di violenza?

Sono sconvolta tutte le volte che sento parlare di violenza. al giorno d'oggi è assurdo, quasi incomprensibile. Invece di progredire, visto le notizie agghiaccianti che leggiamo ogni giorno, facciamo un grosso passo indietro nel tempo.

 

La violenza non è solo quella fisica, esiste anche la violenza verbale. Anche tu sei stata vittima di prepotenze, a causa del colore della tua pelle. Ci racconti come affrontasti, ancora bimba, quelle angherie?

Da bambina è difficile far fronte a agli insulti che ricevi. Ad esempio, tante volte mi sono ritrovata a pensare che avere la pelle nera fosse un difetto, una cosa brutta, ma con il passare degli anni però ho capito che le persone - in questo caso ragazzini o bambini - andavano a cercare la mia "debolezza" pur di ferirmi. Non so a dire il vero come ho "combattuto" questa violenza, avevo forse preso coscienza che non fossi io quella sbagliata, ma quelli che mi additavano come diversa ...

 

Ti capita ancora oggi di subire atti di violenza, più o meno grave?

No, o almeno credo (ride, ndr)! Oramai la mia attenzione non si focalizza quasi mai su questi attacchi e nemmeno più li considero. Adoro il mio colore, mi piace chi sono quindi credo sia davvero difficile ferirmi. 

 

Oggi riesci ad affrontare la cosa con tranquillità. Come hai raggiunto questa maturità e cosa consigli a chi suo malgrado diventa obiettivo degli odiatori di professione?

Beh, ignorare sarebbe la soluzione migliore. So che magari tante volte è difficile, ma la cosa più importante è riuscire a capire il proprio valore, apprezzarsi ed amarsi. È difficile ferire degli occhi pieni di consapevolezza e coraggio. 

 

La tua passione per lo sport ti ha aiutato nel superare queste difficoltà? Come?

Lo sport penso sia stato il tassello fondamentale nella costruzione di questo mio "atteggiamento", perché è come se avessi trovato un’identità.

Sapevo chi ero e cosa volevo diventare. Tutto il resto, insulti e quant'altro, lasciavano il tempo che trovavano.

 

Da dove proviene la tua energia?

Eh eh... Non saprei da dove proviene, penso dai miei sogni, che alimento giorno per giorno, dalla grandissima voglia di realizzarli che ho. 

 

Soprattutto grazie alla grande attenzione mediatica verso le vostre imprese sportive, tu e Paola Egonu siete diventate il simbolo di un’integrazione possibile. Quasi una luce di speranza in un contesto culturale che appare sempre più problematico. Avverti la responsabilità di questa tua esposizione o nulla è cambiato nella tua vita?

Mah... La mia vita non la vedo per niente cambiata, assolutamente. Dovrebbe essere normalità vedere in una nazionale ragazze che provengono da famiglie di origini non italiane. L'attenzione si focalizza su me e Paola, ma nella nostra squadra ce ne sono altre, ad esempio Malinov e Fahr. Non serviva il Mondiale per mandare un segnale, anzi è solo la direzione che stiamo finalmente prendendo

 

Messaggio libero: da donna, cosa ti senti di dire a una vittima di violenza?

Ad una donna vittima di violenza direi: "Rialzati in piedi ragazza. Prendi coraggio. Fai sentire la tua voce. Tu vali, vali tanto, dimostra al mondo chi sei".

 

Foto copertina: Valeria Rossato/GetSportMedia.