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Il Pokemon Go (con persone reali) made in Italy

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“Il mondo reale viene trasformato nello stesso terreno d’azione dei giocatori”. Si chiama Father.Io il videogioco del futuro: ne abbiamo parlato con il suo ideatore, Francesco Ferrazzino

First Person Shooter, realtà aumentata e Laser Tag, sono termini che a molti non diranno nulla, ma ad altri faranno già rizzare le orecchie. Tutte queste caratteristiche sono racchiuse in un unico grande gioco, Father.Io.

Come funziona? Ve la facciamo semplice: vi ricordate quando in Italia impazzò la dipendenza da Pokemon Go? All’epoca si vedevano in giro “zombie” virtuali che andavano alla ricerca spasmodica di tutti quei piccoli pupazzetti in giro per la città.

Un team tutto italiano ha sviluppato e realizzato un gioco molto simile, ma con una grande differenza: la realtà aumentata. In pratica, ci siete voi armati di smartphone che correte per cercare di “sparare” a qualche amico o sconosciuto che partecipa al gioco.

La community dei gamer è ancora incredula, ma già sono 900 mila le persone che non possono fare a meno di giocarci. Come è nato Father.Io e perché è già futuro? Ne abbiamo parlato con l’ideatore Francesco Ferrazzino.

 

Ciao Francesco, spiegaci cos’è Father.Io.

Father.io è un gioco in realtà aumentata in cui il mondo reale viene trasformato nello stesso terreno d’azione dei giocatori. Finalmente i gamer possono divertirsi con un videogioco ambientato nella vita reale, con amici e sconosciuti.

Si tratta di un divertente incrocio tra il famoso Pokemon GO e un Laser Tag per cellulari.

 

Qual è la differenza tra Father.Io e gli altri giochi di realtà aumentata?

La differenza sostanziale sta nel fatto che tutti i giochi in realtà aumentata creano contesti in cui si interagisce con oggetti virtuali. La nostra differenza sta nell'inceptor, un device che, collegato al proprio smartphone, lo trasforma in un LaserTag, e permette interazioni direzionali a distanza molto accurate tra gli utenti (fino a 50 metri). Father.IO è pensato per creare nuove relazioni social e rafforzare quelle esistenti tramite la tecnologia e il divertimento. E a nostro avviso, è la prima volta in cui un eSport si fonde perfettamente con gli sport di squadra tradizionali.

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Come è nata l’idea e da quale necessità?

Sono sempre stato un grande patito delle esperienze di gioco. Il mercato dei videogame si è evoluto moltissimo negli ultimi anni, specie nel compartimento grafico, che permette ormai di giocare con moltissimi videogiochi che hanno una grafica completamente fotorealistica e immersiva. È diventato anche un mercato enorme, ma questo ha frenato moltissimo la spinta creativa degli sviluppatori. Ogni anno vengono riproposti gli stessi franchise con le stesse meccaniche di gioco, rivestiti con una grafica "state of the art" aggiornata alle possibilità delle ultime consolle o schede grafiche.

 

Dall’idea come si è sviluppato il progetto? Avete fatto campagne di crowdfunding?

Esattamente. Anche se bisogna essere onesti, oramai fare una campagna di crowdfunding per finanziare un’idea è diventato veramente difficile!  Per conquistare la fiducia dei "backers" è necessario un grande sforzo in termini di prodotto, comunicazione e marketing. La campagna è andata benissimo. Abbiamo venduto 15.000 device in pochi mesi.

 

Come è stato accolto dalla community dei gamer?

Sin da subito è stato visto come una figata! Abbiamo letto commenti in cui i gamer non riuscivano a credere che quello che stiamo facendo sia possibile. D'altra parte, le persone sono emozionatissime della possibilità di giocare ad un genere, quello dei First Person Shooter, per la prima volta in maniera completamente immersiva.

Il successo di Pokemon Go, inoltre, ha contribuito molto a mostrare che questo nuovo modo di giocare non solo è possibile, ma può cambiare radicalmente il modo in cui immaginiamo i videogiochi.

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In quanti ci hanno già giocato?

Sono oltre 900.000 le persone che si sono iscritte. Il gioco è reclamato a gran voce già in numerosissime città.

 

Immagino che un creatore di video game sia anche un grande giocatore, giusto?

Mi hai proprio scoperto! Sono praticamente nato con i videogiochi. Ho iniziato da Pong sugli Inno-Hit negli anni 80, per poi passare a MSX, Nintendo e Sega. A 13 anni mi è presa la malsana voglia di provare a creare un videogioco scrivendomelo da solo. È stato in quella occasione che ho imparato a programmare.

 

Quali sono i tuoi videogiochi preferiti con cui sei cresciuto?

I miei giochi preferiti rimangono le vecchie avventure punta e clicca della LucasFilm come Monkey Island e Day of the Tentacle. Un giorno mi passarono un videogioco shareware in floppy disk chiamato "Quake". Da quel giorno il mio modo di concepire i videogiochi cambiò completamente!

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Facci venire un po’ di acquolina in bocca: perché dovremmo scegliere di giocare con Father.Io?

Perché è il futuro.