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Il guanto hi-tech che fa parlare i sordomuti

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Talking Hands è un’invenzione tutta italiana che trasforma il linguaggio dei gesti in suoni e parole attraverso lo smartphone

In Italia ci sono circa 100mila persone non udenti, mentre nel mondo arrivano a 70milioni. La maggior parte di loro comunica con il linguaggio dei segni ma sono in pochi, tra chi ci sente, a poterli capire. Una soluzione a questo problema arriva da un’invenzione tutta italiana. Si chiama “Talking Hands” ed è un guanto che traduce la LIS (Lingua dei Segni Italiana) in voce, attraverso il sintetizzatore vocale del nostro smartphone. Ad inventarlo un giovane studente dell’Università di Camerino, Francesco Pezzuoli, che nel 2014 lo presentò allo “Startup Weekend di Ascoli Piceno” e che nel giugno di quest’anno sta per realizzarne i primi esemplari utilizzabili dagli utenti.

 

IL GUANTO DEL FUTURO

“L’idea – ci racconta Pozzuoli – mi venne in mente quando partecipai nel 2012 a un contest promosso da un’azienda americana che produceva braccialetti elettromiografici  (che leggevano cioè i movimenti muscolari dell’avambraccio). L’idea che avevo proposto era molto simile all’attuale Talking Hands e piacque molto ma, mi dissero, la loro tecnologia poteva leggere soltanto il semplice movimento mano aperta-mano chiusa. Avevo quindi volato troppo in alto, ma ormai l’idea era nella mia testa”.

A Francesco Pezzuoli si unì presto un altro brillante ricercatore, Dario Corona, con il quale nel 2015 fondò la Limix, spin-off dell’Università degli Studi di Camerino. La giovane azienda raccoglie oggi un team delle menti più brillanti del territorio, e ha come obiettivo quello di trasformare l’idea di Pozzuoli nello strumento di eccellenza per la comunicazione dei sordomuti. La Limix ha appena vinto la finale nazionale  del prestigioso “Chivas The Venture” (contest internazionale per imprese innovative che mette in palio 1 milione di euro) e presto rappresenterà l'Italia contro altri 27  paesi.

UNA MANO, MOLTE LINGUE

Ad oggi la Limix ha realizzato il suo secondo prototipo di Talking Hands, più leggero e flessibile ma al contempo più potente, con in memoria un vocabolario più esteso della LIS e una risposta più veloce dalla lettura del gesto alla traduzione per i sintetizzatori vocali.

 “Una cosa che forse non tutti sanno – ci spiega Corona – è che nel mondo non esiste un unico linguaggio dei segni. Anzi, ne esiste almeno uno per ogni lingua.  Anche in Italia, per esempio, oltre alla LIS esistono moltissimi “dialetti” e la stessa LIS non è stata ancora riconosciuta come linguaggio dei segni ufficiale. Per questo, oltre ad avere in memora il vocabolario di base, Talking Hands è anche predisposto per la registrazione di nuovi gesti (associati a nuovi vocaboli) da parte dell’utente”. Il guanto della Limix sarà perciò anche personalizzabile e tutte le aggiunte potranno essere registrate in backup sul proprio smartphone.

 

DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI

Ma i ragazzi di Limix sembrano non essere i soli ad avere avuto questa idea. Pare che due studenti dell’Università di Washington abbiano presentato un’invenzione molto simile a Talking Hands al Lemelson-MIT Student Prize, anche se nel 2016.

“L’idea in sé – sottolinea Corona – non è in alcun modo brevettabile, dato che risale ad alcuni studi accademici degli anni ’90. Ciò che importa è riuscire a realizzare in concreto la tecnologia e metterla a disposizione di tutti. Attualmente non ci risulta che i ricercatori americani siano andati oltre la fase progettuale, mentre noi siamo pronti a realizzare una pre-linea industriale, disponibile per giugno”.

 

MA QUANTO COSTERÀ PARLARE CON LE MANI? 

Limix prevede dunque di realizzare entro l’inizio di questa estate i primi 50-100 pezzi di Talking Hands, grazie alla collaborazione con la Arrow Elettronics. “I nuovi esemplari - annuncia Pezzuoli - saranno distribuiti gratuitamente ad altrettante persone non udenti che potranno darci i primi feedback reali, permettendoci di perfezionare ulteriormente il nostro guanto”.

Ma quanto potrebbe costare Talking Hands, una volta immesso sul mercato?

“Attualmente – ci dice Corona - il prezzo di costo si aggira tra i 500 e gli 800 euro. Tuttavia, in previsione di una futura commercializzazione, tale cifra dovrà abbassarsi di molto, dato che il nostro obbiettivo finale è quello di garantire a tutti i non udenti d’Italia (e speriamo del mondo) di avere il proprio guanto che parla”.

 

IL FUTURO A PORTATA DI “MANO”

Ma il “guanto parlante” potrebbe in futuro non essere utilizzato solo dai non udenti. “La tecnologia di base di Talking Hands – ci rivela infatti Pozzuoli – potrebbe avere molte altre applicazioni, nel campo della domotica o della IoT. Stiamo pensando per esempio al controllo a distanza degli elettrodomestici di casa, al gaming, all’uso di dispositivi medici dedicati a chi non può camminare, fino addirittura alla guida delle nostre auto”.