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Il Digital divide vale 7 mila miliardi di dollari, le tre mosse per ridurlo

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Modernizzare la rete e aumentare il numero delle infrastrutture per connettere circa 2,5 miliardi di persone. Un potenziale enorme, anche per le imprese italiane

Se gli oltre 4 miliardi di persone nel mondo attualmente offline potessero avere una connessione internet, il Pil mondiale aumenterebbe di quasi 7 mila miliardi di dollari. È quanto sostiene PriceWaterhouse Coopers nel suo rapporto “Connecting the World”, commissionato da Facebook. Lo studio analizza i possibili scenari nei prossimi 10 anni in 120 Paesi del mondo. Tra i principali risultati che la riduzione del digital divide potrebbe portare figurano opportunità di crescita per le imprese, aumento dei posti di lavoro e riduzione del tasso di povertà mondiale. Prima però, suggeriscono gli analisti di Pwc, è necessario ridurre i costi della connessione alla rete: l’80% della popolazione mondiale non può sostenerli.

 

DIGITALIZZAZIONE, QUANTO CI COSTA

I progressi verso l’inclusione digitale a livello mondiale hanno conosciuto un rallentamento negli ultimi anni a causa di barriere all'accesso, legate soprattutto ai costi e alla velocità delle infrastrutture esistenti. Lo studio di Pwc evidenzia che i prezzi di internet dovrebbero calare almeno del 70% per poter essere sostenuti dall'80% della popolazione. Il 90% delle persone vive in luoghi in cui la copertura c'è, ma non può essere utilizzata.  Per il 66% della popolazione un piano dati di soli 500 MB costa più del 5% delle loro entrate mensili (soglia che gli esperti considerano il limite perché si possa parlare di accessibilità alla rete).

 

COME RIDURRE I COSTI

Gli analisti di Pwc individuano tre soluzioni per ridurre i costi legati al consumo dei dati:

  • modernizzare la propria base tecnologica,
  • ripensare alla distribuzione dei contenuti,
  • creare più infrastrutture nazionali e internazionali di dati.

 

1) MODERNIZZARE LA BASE TECNOLOGICA

La prima misura, modernizzare la base tecnologica, è necessaria soprattutto alla luce del fatto che nei Paesi in via di sviluppo il 70% delle connessioni sono su reti 2G. Si tratta però di una tecnologia vecchia e lenta: è stimato possa trasportare solo un quinto dei dati trasmessi attraverso tecnologie moderne come Wi-Fi, 3G o 4G. Sostituirle con quelle di ultima generazione può portare a una riduzione fino al 70% del costo per megabyte e può rendere più redditizio per gli operatori entrare in quel mercato, considerando che in media le utility impiegano il 50% degli investimenti per le infrastrutture di rete. Questo meccanismo da solo può rendere Internet più accessibile per quasi 2 miliardi di persone attualmente offline.

 

 

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2)DISTRIBUIRE CONTENUTI SU PIÙ CANALI

Il secondo passo verso la digitalizzazione mondiale è quello di decentralizzare le infrastrutture di rete. La tecnologa indicata per raggiungere questo obiettivo è il Wi-fi. Questa misura, secondo le stime, migliorerà l'accessibilità per altri 300 milioni di persone.

 

3)COSTRUIRE INFRASTRUTTURE INTERNAZIONALI

Il terzo modo per migliorare il mercato della connettività è quello di costruire più infrastrutture nazionali e internazionali Internet con centri di scambio (Internet eXchange Point). Questi accelerano la trasmissione dei dati e migliorano la qualità. Pwc ha calcolato che a causa della mancanza di IXP, nei Paesi in via di sviluppo il trasferimento dei dati è fino a 10 volte più lento che in un Paese tecnologicamente avanzato come gli Stati Uniti d’America. Come si vede nel grafico, la differenza fra il numero dei centri di scambio dei Paesi avanzati e quelli in via di sviluppo è notevole. Abbattere questo gap significherebbe creare le condizioni per portare Internet nelle case di circa 170 milioni di persone entro la fine del 2020.

 

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I VANTAGGI DI INTERNET PER LE IMPRESE

Come sottolinea il report “Connecting the World”, oltre alla spinta da 7 mila miliardi per il Pil globale, l’accesso alla rete sarebbe un’opportunità par operatori delle telecomunicazioni e fornitori di contenuti. I primi si contenterebbero un potenziale mercato da 400 miliardi di dollari. La torta per i content provider sarebbe minore, ma di sicuro appeal: 200 miliardi di dollari il valore complessivo stimato da Pwc.

KPMG, network di servizi per le imprese, ha condotto un’indagine sui piani di digitalizzazione delle grandi aziende, intervistando cinquecento top manager di altrettante realtà sparse nel mondo. È emersa una forte divisione tra le aziende più evolute (high performer) e quelle meno avanzate (explorer). Le prime hanno attivato piani di digitalizzazione trasversali e integrati con il business. Le explorer, invece, portano avanti progetti frammentati, senza una visione d’insieme chiara e, soprattutto, senza un ritorno sugli investimenti.

Oggi solo il 21% del campione esaminato si inserisce nella prima categoria e solo il 25% circa ritiene di avere una strategia digitale davvero integrata. Ma la consapevolezza dell’importanza della rete è molto forte: il 44% afferma che nel giro di tre anni la propria azienda sarà una “impresa digitale” molto evoluta.

 

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QUANTO CRESCERANNO LE PMI ITALIANE CON LA BANDA ULTRALARGA

L’impatto delle infrastrutture di rete sulla competitività delle aziende è stato oggetto anche di un recente studio dell’Istat. D’altronde, il digital divide è un problema tanto globale, come abbiamo visto, quanto nazionale. Non a caso, anche quest’anno lo Smart City Index ha evidenziato il gap fra Nord e Sud dello stivale e nessuna città del Mezzogiorno è nella lista delle più “smart” d’Italia. Nello scenario elaborato dall’Istat il potenziamento delle infrastrutture di rete determinerebbe un aumento della produttività aziendale fino al 23%.