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I Paesi europei sono sempre più amici delle bici. E l’Italia?

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Pubblicato il rapporto annuale dell’Agenzia europea dell’Ambiente sul settore dei trasporti: nel Belpaese ancora troppi veicoli a diesel che aumentano l’inquinamento dell’aria

Molte città europee stanno cambiando e diventando più innovative per quel che riguarda il settore dei trasporti. Tuttavia, questo è ancora il maggior imputato per l’alto livello di inquinamento atmosferico ed emissione dei gas serra nel Vecchio Continente. L’allarme arriva direttamente dall’Agenzia europea dell’Ambiente che ha pubblicato l’edizione 2013 del rapporto annuale dello stato dell’arte di questo comparto nei Paesi membri. È soprattutto l’elevato consumo di diesel per alimentare i veicoli a motore a causare i maggiori danni alla salute umana oltre che all’ambiente.

 

Secondo l’Aea, il 69% del carburante consumato sulle strade d’Europa nel 2012 è diesel, seguito subito dopo dalla benzina. Si tratta di una sostanza altamente inquinante, che emette polveri sottili e ossidi di azoto. L’Italia è uno dei Paesi con le performance peggiori in tal senso, dopo Lussemburgo, Belgio, Austria, Francia, Spagna, Romania e Bulgaria. Questi dati minacciano di impedire all’UE di centrare l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra dai trasporti del 60% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.

 

Il Belpaese ha raggiunto il record negativo anche per il numero di macchine ogni mille abitanti, anche se non sono mancate le strategie vincenti per incentivare mezzi alternativi di spostamento in città, come gli ecopass, che hanno ridotto il traffico a Roma, Milano e Bologna.

 

Il trasporto su strada è dunque una delle maggiori cause della cattiva qualità dell’aria nelle città. Ma non bisogna trascurare neppure l’inquinamento acustico: il rumore è infatti un’altra delle cause di diffuse patologie tra gli abitanti dei Paesi dell’Unione. Più di un quarto dei residenti a Sofia, Parigi e Tallin sono esposti a livelli eccessivi di suoni nocivi anche durante le ore notturne.

 

Ma si avvertono i primi segnali del cambiamento. Sono molte infatti le città che hanno deciso di investire per migliorare la vivibilità agendo su due fronti: da un lato incoraggiando gli abitanti a spostarsi con i mezzi pubblici, a piedi o in bici, dall'altro limitando l’uso dell'auto. Passi da gigante sono stati fatti soprattutto sul fronte delle piste ciclabili, con un aumento del numero di centri bike-friendly, per i giudicare i quali si è fatto riferimento al cosiddetto Copenhagenize Index, che valuta quanto le città del mondo siano vicine a Copenaghen sul fronte dell’uso della bici. Stranamente la Capitale della Danimarca è solo al secondo posto della classifica a due ruote, scalzata da Amsterdam: tra gli elementi considerati per eleggere i migliori, la presenza di un programma di bike sharing, la capillarità di parcheggi e la disponibilità di buone infrastrutture, la lunghezza della rete, la sicurezza, il ruolo della bici nel trasporto modale, la presenza di limiti di velocità per il traffico veicolare che favoriscano l'uso della bici e così via. Tra le prime 14, purtroppo, non figura nessuna italiana.