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Grexit: quali conseguenze per le imprese italiane?

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Dopo la vittoria del “no” al referendum del 5 luglio, si aprono nuovi scenari della crisi che ha colpito il paese ellenico. Ecco cosa le aziende italiane devono aspettarsi, dalla diminuzione dell’export alle difficoltà di accesso al credito

I greci hanno deciso: il 61,2% degli oltre otto milioni di elettori che domenica 5 luglio 2015 hanno partecipato al referendum sul destino del Paese nell’Eurozona e in Europa ha votato per il “no” all’austerità imposta da Commissione, Bce e Fondo Monetario di Washington. Al di là dei risvolti politici di una scelta dalla portata storica, con il governo ellenico che ufficialmente rivendica la propria capacità decisionale nei confronti dei maggiori creditori del suo Paese, a tal punto che si fa sempre più concreta la sua uscita dall’Euro (la cosiddetta Grexit), quali saranno le eventuali ripercussioni sul sistema produttivo italiano?

Bisogna sottolineare, comunque, come rispetto al passato si è ridotta sensibilmente la quota di titoli di stato greci nel portafoglio degli Italiani. Quindi un possibile default greco avrebbe conseguenze molto meno pesanti rispetto al passato. Anche l’esposizione delle nostre banche sul debito ellenico è sensibilmente diminuita.

 

AGROALIMENTARE: IMPATTI RIDOTTI CON LA CRISI DELLA GRECIA

Possono dormire sogni tranquilli le aziende italiane attive nel settore agroalimentare. Un’eventuale uscita della Grecia dall’Eurogruppo, infatti, non dovrebbe preoccupare molto questo comparto. Secondo una indagine condotta da Nomisma, la penisola ellenica assorbe poco più del 2% dell’export delle imprese nostrane, per un totale di 34,3 miliardi di euro all’anno. I più venduti sono stati carne fresca e stagionata, caffè e mangiami. Al contrario, il Belpaese rappresenta il principale mercato di sbocco per le imprese greche, circa il 15% del totale delle loro esportazioni, e ciò porterebbe loro costi superiori.

Si tratta in prevalenza di prodotti ittici, olio d’oliva, cereali e prodotti lattiero-caseari. Ma il possibile abbandono della moneta unica renderebbe sicuramente più costose le importazioni dall’Italia, con il rischio di una loro sostituzione con cibo di produzione locale, supportato anche dalla svalutazione della nuova Dracma.

 

L’EXPORT NON RISENTIRÀ DELLA CRISI GRECA: ITALIA AL SICURO

In totale, tuttavia, il blocco dei flussi commerciali verso Atene potrebbe portare ad una contrazione dello 0,15% del nostro Pil, rappresentando quello verso la Grecia lo 0,9% della totalità dell’export italiano. I problemi maggiori deriverebbero, invece, dall’incapacità delle aziende elleniche di pagare quelle italiane per eventuali scambi commerciali, ma anche in questo caso non dovrebbero esserci troppe preoccupazioni. Come ha scritto l’economista Francesco Giavazzi, il rischio è limitato, in quanto già da anni le imprese italiane hanno cominciato ad abbandonare il mercato ellenico e ad oggi la quota di esportazioni italiane verso la Grecia è ridotta rispetto ad altri Paesi.

 

EVENTUALE DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AL CREDITO PER LE PMI

Attenzione, però, anche alle difficoltà che potrebbero esserci per le piccole e medie imprese artigiane. Come ha sottolineato in una nota Marco Accornero, segretario generale della Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai), “un default della Grecia va evitato perché avrebbe effetti deleteri per le pmi italiane, il cui accesso al credito diventerebbe ancor più difficile, se non addirittura impossibile. L'Italia, alla luce delle riforme messe in atto, dalla spending review, al lavoro e alle pensioni, è stata messa in sicurezza e quindi non è accostabile al caso Grecia, ma occorre scongiurare il rischio di un effetto domino nei confronti degli altri Paesi dell'Unione europea”.

 

ISTAT: CRESCITA RALLENTATAT RISPETTO AL PRIMO TRIMESTRE 2015

Anche l’Istat ha sottolineato, nella sua nota mensile, come sul quadro macroeconomico pesi l’incognita della crisi greca. In pratica, la ripresa continua ma le informazioni provenienti dai vari settori produttivi indicano una intensità più contenuta rispetto al primo trimestre dell’anno in corso. La fiducia delle imprese non manca, ma ha subito una decelerazione, complice proprio il possibile default greco.