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Gogoframes: il plastic free diventa un film “distopico”

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Esordio alla regia per Stefano Blasi e Antonella Sabatino, fondatori della società di produzione audiovisiva. “68.415” è un corto per sensibilizzare il pubblico sui temi della sostenibilità

“Per noi 68.415 è un esordio alla regia. È un progetto su cui puntiamo con convinzione, che parte da una nostra esigenza e da una nostra esperienza di vita: quella di voler fare a meno della plastica ogni volta che è possibile per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente”. A raccontare il progetto del cortometraggio che li vede impegnati ormai da due anni, e di cui dopo l’estate dovrebbero iniziare le riprese sono Stefano Blasi, 41 anni, e Antonella Sabatino, 34, cofondatori della società di produzione audiovisiva Gogoframes; per finanziare questa loro iniziativa e per sensibilizzare le persone al tema del “plastic free” hanno dato vita anche a una campagna di crowdfunding su Indiegogo, che si chiuderà il 25 luglio. Finora hanno ottenuto segnali incoraggianti da circa 200 sostenitori.

68.415 - An ecodystopian short film - Crowdfunding video from Gogoframes® on Vimeo.

CONOSCIAMO MEGLIO I REGISTI

Stefano Blasi e Antonella Sabatino lavorano insieme ormai da più di quattro anni, dopo che le loro esperienze nel mondo della comunicazione e da filmmaker hanno portato le loro strade a incrociarsi.

Antonella Sabatino “La passione per l’audiovisivo, i primi montaggi, risalgono per me al mondo del liceo - spiega Antonella - dove la professoressa di letteratura italiana ci portava regolarmente ai cineforum e tra le tracce dei compiti in classe inseriva sempre la possibilità di recensire un film. Poi il Das alla Sapienza, e da lì è partita una carriera da autodidatta, perché gli aspetti tecnici più importanti nel nostro settore si imparano sul campo. Nel 2013 ho iniziato a lavorare come filmmaker e nello stesso periodo ho incrociato Stefano: da lì è nata la nostra collaborazione”.

Stefano Blasi Prende le mosse dal giornalismo invece la storia professionale di Stefano, che all’università ha studiato comunicazione: “Ho avuto i primi contatti con questo mondo come assistente del professore di giornalismo televisivo - racconta - e in quell’occasione ho fatto le prime esperienze di montaggio con la Videomachine, che a quei tempi era uno strumento all’avanguardia, anche se oggi si potrebbero ottenere risultati dello stesso livello di qualità utilizzando uno smartphone. Poi ho lavorato per una rivista di videocamere, e a un certo punto ho capito che la mia passione era utilizzarle, e non spiegare come funzionassero. Quando ci siamo incontrati con Antonella abbiamo deciso di dare vita a un percorso professionale comune, e da quella intuizione è nata Gogoframes. Ora abbiamo l’ambizione di realizzare film e di fare i registi”.

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68.415: RICONOSCIMENTI ANCOR PRIMA DEL CIAK

Il progetto di esordio per questa esperienza parte sotto i migliori auspici, dal momento che 68.415 ha già ottenuto dei riconoscimenti importanti, come la vittoria al bando indetto dal Nuovo Imaie e l’ammissione ai contributi selettivi per la produzione del Mibact.

“La sceneggiatura è nata circa un anno fa insieme a Demetrio Sacco. Si partiva da un nostro lavoro precedente, che avevamo utilizzato per partecipare a un concorso in cui si chiedeva ai candidati di scrivere una sceneggiatura in 8 ore sui temi dell’ecologia e dell’inquinamento ambientale - racconta Antonella - Così è nata l’idea che è alla base di 68.415, quella di raccontare una storia con un mood ecodistopico. Avremmo dovuto iniziare a girare a maggio, ma abbiamo dovuto rimandare le riprese a causa dell’emergenza Covid-19 - continua - Ora siamo alla ricerca della location, ne abbiamo viste finora otto e siamo ancora alla ricerca di quella che ci possa dare uno spunto in più. Il cast è già stato selezionato, e speriamo a questo punto di iniziare a girare tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre”.

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La protagonista del film sarà Francesca Valtorta, affiancata nel cast da Bianca Nappi, Massimiliano Vado, Stefano Patti, Martina Carletti, Cecilia Cinardi, Laura Giannatiempo e Daniele Trombetti. Dello sceneggiatore Demetrio Sacco abbiamo già detto, mentre il direttore della fotografia sarà Francesco Di Pierro, l’art director Massimiliano Sturiale, mentre Marco Perna curerà le acconciature e Livia Fulvio i costumi. Il gruppo “dietro la macchina da presa” si completa con l’editor Emanuele Fiorito, Luigi Ferri che si occuperà delle musiche, Eleonora De Martini (graphic designer), Miriana Franceschini (social media manager) ed Ellen Manners (traduttrice).

L’idea è quella di arrivare a partecipare con il loro cortometraggio a vetrine importanti come quelle dei festival internazionali, per far arrivare il loro messaggio sulla sostenibilità e contro l’inquinamento a quante più persone possibili. “Quello del plastic free per noi è un percorso - aggiunge Stefano - Il contesto in cui viviamo non consente ancora di fare a meno completamente della plastica, ma noi vogliamo utilizzare le nostre competenze nel campo della regia e della comunicazione visiva per lanciare un messaggio che coinvolga sempre più persone a dire basta all’usa e getta, che sta avvelenando il pianeta. Abbiamo scelto una maniera emotiva per raccontarlo, utilizzando i codici del cinema e l’immedesimazione nei personaggi”.

Ma cosa significa 68.415? I due registi su questo vogliono mantenere un minimo di suspence, e preferiscono che gli spettatori lo capiscano guardando il cortometraggio.

“I finanziamenti che abbiamo ottenuto finora - spiegano i due registi - ci hanno messo nella condizione di poter realizzare il nostro progetto proprio come l’avevamo pensato. Quindi il crowdfunding da una parte ci darà la possibilità di chiudere definitivamente il budget, ma soprattutto è per noi un modo per coinvolgere chi è interessato attorno a un tema in cui crediamo”. Attorno al progetto del film i due registi e produttori hanno anche organizzato una serie di iniziative di sensibilizzazione, come la trasmissione in streaming di un documentario americano sul tema seguita da un dibattito su zoom proprio durante il lockdown, la pulizia di una spiaggia, quella di un quartiere, e un insieme di ricette pubblicizzate sui social per produrre “in proprio” alcuni prodotti senza doverli acquistare, facendo quindi a meno del packaging.

Guardando al futuro, infine, l’idea di 68.415 potrebbe arrivare a rivivere sotto una nuova forma, ma l’idea è ancora embrionale, mentre anche alcune case di produzione di primo piano si stanno facendo avanti per conoscere meglio il progetto e valutare un proprio coinvolgimento.

“Come filmmaker avevamo già fatto regie - concludono, anticipando che il loro prossimo lavoro sarà un documentario - ma quello è un lavoro più individuale, meno strutturato, mentre il cinema coinvolge tante persone, richiede una preparazione lunga e un’organizzazione meticolosa. Tutto è nato come un gioco, ha preso forma passo dopo passo, e ora è diventato qualcosa che ci coinvolge in modo molto più profondo”.