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FareXBene: i cyberbulli di oggi possono diventare i violenti di domani

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“Le parole fanno più male delle botte”. L’associazione Fare x Bene sensibilizza ragazzi e adulti all’uso consapevole dei social anche attraverso incontri nelle scuole

FareXBene è un’associazione che si occupa di aiutare le donne vittime di violenza e di contrastare la diffusione del bullismo e del cyberbullismo tra i ragazzi. Di cyberbullismo e di come questo possa essere il germe iniziale di un comportamento violento, anche fisico, abbiamo discusso con Giusy Laganà, insegnante e direttrice nazionale di Fare x Bene.

Secondo lei perché adesso è così diffusa la violenza sui social network? Cosa porta i ragazzi a riversare le proprie frustrazioni su altri ragazzi attraverso i mezzi informatici?

Questa è una bellissima domanda. Diciamo che le vecchie generazioni, i genitori di oggi, avevano un modo di comunicare completamente diverso che passava attraverso il cortile delle case, gli oratori, il confronto sportivo anche fisico. Le zuffe che avvenivano in cortile erano atti che facevano parte del nostro crescere, manifestazioni del nostro diventare grandi. La comunicazione e i comportamenti sembravano avere regole valoriali che, anche se non scritte, erano fondamentali. Ad un certo punto si è generato uno scollamento. La generazione attuale è segnata dal voyerismo incentivato dai nuovi mezzi di comunicazione che invitano a mostrarsi per attestare la propria esistenza. Se non postiamo non siamo. In questo modo quello che facevamo al bar è stato portato sui social e senza filtri, soprattutto quando non ci si presenta con il proprio viso ma con profili fake.

Voi avete organizzato diversi convegni nelle scuole. Qual è stata la reazione dei ragazzi ma anche dei docenti e dei genitori?

Abbiamo organizzato progetti di formazione e sensibilizzazione in tutta Italia anche attraverso l’egida di ‘Generazioni Connesse’, un progetto della pubblica istruzione che si occupa proprio di insegnare ai ragazzi che trascorrono molto del loro tempo online, a farlo in maniera rispettosa. Andare nelle scuole implica spiegare ai ragazzi che le loro parole li rappresentano, per questo vanno scelte con cura. Sui social si lasciano andare e si buttano via, eppure quello che scrivono resta online per sempre e non è possibile cancellarlo; la web reputation è compromessa: non esiste l’oblio. Spesso dobbiamo spiegare che tutto ciò che viene caricato online resta online per sempre e non è possibile cancellarlo. Quando glielo diciamo restano sempre stupiti.

Fare x Bene ha realizzato un cortometraggio dal titolo “Mai più banco vuoto” sulla storia di Carolina Picchio.

Sì, Carolina era una ragazza di 14 anni perseguitata online e indotta al suicidio dalla diffusione di immagini private operata dal suo ex fidanzatino e da altri 4 amici. “Le parole fanno più male delle botte”, è una delle frasi più toccanti usate da Carolina per spiegare il suo malessere, ecco questo è quello che proviamo a spiegare andando nelle scuole. Il passo successivo riguarda il ruolo dei genitori, non possiamo pensare di cambiare le cose senza coinvolgere i genitori. Noi proviamo a renderli partecipi spiegando che sono responsabili penalmente di quello che fanno i loro figli online e che non esiste la privacy per dei ragazzini che vivono sotto lo stesso tetto dei genitori. L'obiettivo dei nostri incontri è che i ragazzi diventino peer educator, educatori tra pari, che trasmettano agli amici cosa si fa e cosa è opportuno non fare mai online.

Le attività di sensibilizzazione funzionano?

Sì, nella misura in cui tutti gli attori sposano la causa della sensibilizzazione. Il patto di corresponsabilità deve coinvolgere genitori, docenti e ragazzi. Le nostre non sono attività spot ma un percorso che innesca un circolo virtuoso. Lavorare insieme è l’unica strada.

Sono le ragazze le maggiori vittime di cyberbullismo?

No, in realtà esiste un bullismo al femminile molto forte e potente ed è anche più violento, perché è molto più fisico. Le ragazze si dimostrano prepotentemente cattive. Però diciamo che il cyberbullismo è trasversale al sesso e all’età.

Se invece parliamo di revenge porn sono le ragazze ad essere le vittime.

Sì, possiamo dirlo. Succede, purtroppo, che le ragazzine inviino ‘la prova d’amore’ ai fidanzatini e, quando si lasciano, questi la postano sui canali social. In questo caso si configurano più reati nei quali sono coinvolti spesso anche i genitori perché fanno girare, nelle chat tra adulti, quelle stesse foto per far capire di cosa si sta parlando. E questa è pedopornografia. Questo solo per far capire quanto dovremmo stare attenti. Così come gli adulti dovrebbero mettersi in ascolto e imparare a conoscere i mezzi di comunicazione che usano i loro ragazzi. Senza vietare ma comprendendo.

Cosa vuol dire per una ragazzina e per il rapporto che lei sta iniziando ad avere con il suo corpo, essere vittima di revenge porn?

È terrificante. Io per provare a spiegare quanto possa essere umiliante chiedo sempre se a qualcuno verrebbe mai in mente di mettersi in Piazza del Duomo a Milano in biancheria. Può immaginare la risposta. Da lì partiamo a spiegare che i social sono una piazza virtuale molto più trafficata di Piazza Duomo. Quindi per una ragazzina, che ha già tutte le sue insicurezze, è devastante essere messa alla berlina; in quel momento si sente umiliata e tradita, la percezione è quella di essere impotente e non potersi difendere. La cattiveria dei ragazzi è data dalla leggerezza, ma può essere fatale perché spoglia l’altro della dignità. In questo caso il recupero deve essere triplice, da un lato bisogna supportare la ragazza che può rimanere segnata per tutta la vita; da un altro va recuperato il ragazzo artefice del revenge porn e far capire al gruppo che si è responsabili tutti se si assiste a un atto di violenza e non si interviene. Il pubblico fa la differenza, non esiste un atto di cyberbullismo senza spettatori.

Ci può essere una connessione tra cyber violenza e violenza fisica? 

Noi di Fare x Bene siamo convinti che se fin da piccoli lo stile di relazione è basato sulla violenza, da grande sarà molto probabile che quei meccanismi si reiterino perché si è imparato che quella forma funziona. Se non hai mai pagato, se nessuno ti ha mai spiegato che le persone non si vessano allora è plausibile che tu lo assuma come qualcosa di lecito.