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Energia e Pmi: come raggiungere gli obiettivi di Europa 20-20-20

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Più audit energetico e meno burocrazia: dalla Svezia le raccomandazioni per tagliare i consumi senza danneggiare la competitività delle imprese

Un sistema di buone prassi per la gestione del fabbisogno energetico aziendale già esiste, ma sono necessarie azioni concrete e coordinate per implementare tali buone prassi a livello europeo. Uno studio della svedese Gaia Consulting, commissionato dal Nordic Council of Ministers, ha fatto il punto sulle più efficaci misure ambientali portate avanti dalle piccole e medie imprese scandinave, tradizionalmente all’avanguardia in questo settore. Obiettivo: rendere operativo il Manifesto per un’Europa efficiente adottato da Bruxelles nel dicembre 2012 e individuare  una lista di buone pratiche indirizzate alle Pmi che devono rispettare i vincoli del programma Europa 20-20-20.

Industria e trasporti contano infatti per oltre la metà del fabbisogno energetico europeo (57%). La crisi economica ha ridotto i consumi del settore secondario, ma anche la produzione di energia a livello europeo è calata del 13% negli ultimi 20 anni, nonostante sia più che raddoppiata la quota di rinnovabili. Tra le proposte del paper di Gaia Consulting per ridurre i consumi aziendali e tagliare gli sprechi ci sono lo sviluppo di uno strumento di benchmarking su livelli di consumo energetico, la nascita di un database per i dati di audit energetici, la revisione degli attuali metodi di calcolo per il risparmio energetico.

 

 

L’EFFICIENZA ENERGETICA IN AZIENDA: SFIDE E OPPORTUNITÀ

La scarsa informazione, l’assenza di personale qualificato e la difficoltà di accesso a forme di finanziamento rappresentano le principali barriere all’implementazione di adeguati sistemi di gestione energetica aziendale. Le Pmi più lontane dagli obiettivi di ridurre del 20% i consumi entro il 2020 sono anche quelle per cui gli investimenti in soluzioni per il risparmio e l’efficienza sono considerati meno prioritari, sia per mancanza di motivazione che per la difficoltà a reperire i capitali necessari.

Una delle misure proposte dal paper è quella di migliorare l’informazione sul tema dell’efficienza energetica verso le nuove imprese, comunicando i vantaggi di misure per il risparmio energetico ad esempio quando un imprenditore chiede un prestito per avviare un’attività. In questo senso diventa fondamentale la collaborazione con le associazioni di settore e i gruppi d’interesse locale, soprattutto per le Pmi e le micro-aziende.

Al contrario, l’imposizione di standard elevati attraverso la certificazione ambientale è risultata una politica efficace per le medie imprese ma dannosa per le realtà più piccole, che dovrebbero invece essere alleggerite dal peso delle pratiche burocratiche e indirizzate attraverso modelli di gestione energetica più flessibili.

 

LA DANIMARCA L’UNICO PAESE UE CHE ESPORTA ENERGIA

Malta, Granducato di Lussemburgo e Cipro sono, nell’ordine, i tre Paesi europei più dipendenti dalle fonti energetiche provenienti dall’estero. Nel 2009 le due isole del Mediterraneo e il piccolo Stato del Benelux hanno importato quasi il 100% del proprio fabbisogno (dati Eurostat 2011). Dopo l’Irlanda, l’Italia è al quinto posto con più dell’80% dell’energia importata. Chiudono la classifica Estonia e Romania, col 20%. Unico tra i 27 Stati con un bilancio positivo è la Danimarca, che ha esportato circa il 20% della propria produzione energetica ed è anche, insieme all’Olanda, l’unico esportatore di gas.

 

@fenicediboston

 

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