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Elettrodomestici, ecco come smaltirli

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Il Decreto legislativo 151/2005 regola l’assorbimento dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’onere tocca alle aziende produttrici e ai Comuni

Sono 200 milioni gli elettrodomestici, ormai rotti o in disuso, che potrebbero essere buttati e avviati al riciclo e che invece rimangono nelle case degli italiani. Lo rivela una ricerca di Ecodom (il Consorzio italiano per il recupero e il riciclo degli elettrodomestici) sui Raee, cioè i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Come fare per smaltirli correttamente e favorire il riuso dei materiali?

 

Le strade principali sono due, come evidenziato dal Centro di coordinamento Raee. Se l’intenzione è di sostituire il vecchio elettrodomestico con uno nuovo, l’assorbimento può essere richiesto direttamente al negoziante. Secondo le direttive Ue recepite dal Decreto legislativo 151/2005, il commerciante è obbligato a ritirare l’apparecchio e provvedere al suo smaltimento senza costi aggiuntivi. La stessa legge stabilisce che l’onere effettivo del procedimento è a carico del produttore, che può rivalersi dei costi aggiungendo al prezzo di vendita di una cifra per l’eco-contributo Raee.

 

Se invece l’assorbimento del vecchio elettrodomestico non è accompagnato dall’acquisto di uno nuovo, la responsabilità dello smaltimento ricade sui Comuni. Le amministrazioni locali, infatti, hanno l’obbligo di costruire appositi luoghi di raccolta, le isole ecologiche, dove portare i prodotti da buttare. Nel caso di grandi elettrodomestici ci si può avvalere di servizi per il ritiro domiciliare.

 

Da febbraio 2013, tuttavia, una nuova direttiva dell’Unione europea ha introdotto anche la possibilità di smaltire un oggetto vecchio presso i centri commerciali che superano i 400 metri quadrati, senza acquistarne uno nuovo. Per adesso, questa opportunità è riservata solo ai piccoli elettrodomestici, come telefonini o stampanti ma, in futuro, le categorie di prodotto potrebbero essere ampliate.

 


 

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