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Economia verde, trend positivo per l'Italia nel report di Legambiente

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"Ambiente Italia 2014" è stato presentato il 7 maggio nella sede della FNSI: dati incoraggianti e segnali di ripresa, confrontati con Germania e Ue

Un'Italia più virtuosa della Germania nella trasformazione sostenibile dell'economia. Un sorpasso inaspettato e quasi imprevisto, come è emerso dai dati di Ambiente Italia 2014, il rapporto annuale di Legambiente presentato il 7 maggio alla sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana, in un incontro in cui è intervenuto anche il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.
Il report di quest'anno, con un focus sull'Europa, parla di un boom "inconsapevole" della green economy in Italia  perché non sostenuto da politiche lungimiranti e strategie ad hoc, ma che ha portato comunque ad una massimizzazione dell'impiego di risorse grazie ad una loro gestione più “smart”, con minore consumo di energie, produzione di fonti rinnovabili e l'adozione di stili di vita sostenibili.
In particolare il 2014 è un anno virtuoso per l'Italia sotto il profilo del consumo energetico, delle risorse disponibili e delle emissioni. Ad esempio il Pil in rapporto alla quantità di materie consumate è migliorato del 10% rispetto alla Germania e del 26% rispetto l'Unione Europea; le emissioni di CO2 sono diminuite del 23% e del 15% in confronto rispettivamente a quelle tedesche e dell'Ue e, continuando con i paragoni, i consumi energetici pro capite sono inferiori del 32% e 19%.
Questi sono alcuni dei dati del rapporto che ha visto la collaborazione di Ambiente Italia, cui si aggiungono altri numeri e trend positivi: dal 2012 ad oggi sono progressivamente calati i consumi lordi di energia primaria, con un relativo aumento di quelli provenienti da fonti rinnovabili che raggiungono il 15% del totale, mentre solo per i consumi elettrici la quota arriva al 39%, contro il 23,5% della Germania.
Le ragioni di questa serie di primati, secondo Duccio Bianchi che è tra i curatori del volume, sono da attribuire a quattro ragioni principali: “la prima è la rapidità con cui l’industria italiana, in presenza di una forte crescita dei prezzi energetici dopo il 2005, ha adottato una serie di misure di efficienza a cui non aveva fatto ricorso negli anni di bassi costi. La seconda è la presenza di un sistema di ricchi incentivi alle rinnovabili, la terza - prosegue - è la crescita del riciclo nel comparto siderurgico, nella produzione di metalli, nel settore cartario o vetrario che riduce le estrazioni di materie prime. La quarta - conclude Bianchi - è legata alla struttura dei consumi finali delle famiglie più orientati sui consumi immateriali che sui beni materiali”.
Ovviamente ci sono ancora diversi settori in cui l'Italia rimane indietro rispetto gli standard europei, come la mobilità, la qualità ambientale e la tutela del territorio. Ad esempio il numero di auto per abitanti, pur non aumentando, resta tra i più alti d'Europa con 610 auto ogni 1.000 abitanti, rispetto alle 525 della Germania o le 483 della media europea. Forse c'è da sperare leggendo qualche dato come la vendita delle biciclette (1.606.000 nel 2012) o l'aumento dei servizi di bike e car sharing, attivi in 102 città italiane contro le 47 tedesche.

 

 

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