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Ecobonus, nessun obbligo di credito per i fornitori

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Per la riqualificazione energetica nei condomini, le imprese non sono obbligate ad accettare la detrazione del 65% in cambio del denaro dovuto. I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

I fornitori che hanno effettuato interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici, non sono obbligati ad accettare l’agevolazione fiscale dell’Ecobonus in sostituzione al pagamento dovuto. È  quanto chiarisce l’Agenzia delle Entrate con la circolare 20/E del 18 maggio in merito alla normativa, già approvata, sulle detrazioni del 65% per l’efficienza energetica.

La legge prevede che i contribuenti che ricadono nella “no tax area” (che non versano cioè l’Irpef), possono cedere il bonus per le spese relative all’efficientamento energetico del condominio ai fornitori che si sono fatti carico della somma. In altre parole, le imprese che hanno effettuato lavori di riqualificazione energetica potranno usufruire della detrazione fiscale del 65% che sarebbe spettata ai condomini che non rientrano nella “no tax area”.

 

CESSIONE DEL CREDITO,  STOP ALLE POLEMICHE

Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate risolve la polemica in merito alla questione della cessione del credito, specificando che le imprese finanziatrici non sono obbligate ad accettare la cessione del credito al posto del denaro contante. Si rimanda pertanto a loro la libertà di scegliere le modalità di pagamento.

I contrasti sono emersi dall’interpretazione di un dettaglio dell’ultima Legge di Stabilità: se un fornitore avesse anticipato in un’unica soluzione un prestito per le spese di interventi di riqualificazione energetica sui condomini, avrebbe recuperato in 10 anni il credito maturato, nel caso in cui avesse accettato la detrazione dell’Ecobonus in qualità di credito fiscale.

Il presidente della Commissione ambiente Ermete Realacci, aveva giudicato positiva la collaborazione di imprese esterne per lavori di riqualificazione energetica, mentre Confartigianato si era schierata contro la norma.

“È evidente che nessuna impresa può permettersi di incassare i due terzi del corrispettivo relativo al proprio lavoro in 10 anni - si legge in una nota di Confartigianato -. Le imprese non sono banche”.

 

CESSIONE DEL CREDITO, COSA CAMBIA

Nell’eventualità che il fornitore accetti la cessione del credito, le modalità non cambiano. Il credito ceduto al fornitore a titolo di pagamento di parte del corrispettivo, ha infatti le stesse caratteristiche della detrazione prevista dall’Ecobonus. 

Pertanto, il fornitore può utilizzarlo come compensazione in dieci rate annuali a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui riceve il pagamento. La quota del credito non fruita nell’anno è quindi utilizzabile negli anni successivi e non può essere chiesta a rimborso.