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E-commerce: a che punto sono gli imprenditori italiani?

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Crescono gli acquisti digitali da parte dei consumatori ma sono soprattutto le imprese straniere a beneficiare di questo trend

Nonostante in Italia cresca il fenomeno degli acquisti online, con all’attivo 19 milioni di utenti di contro ai 16 milioni di tre anni fa, solo il 4% delle aziende italiane ha dimostrato di avere la volontà e la possibilità di approfittarne. I dati, diffusi da Netcomm già qualche settimana fa, avevano parlato chiaro: il Belpaese è in ritardo rispetto agli altri stati europei sia per le imprese presenti in rete, sia soprattutto per la percentuale di vendite online.

 

LE CAUSE DI QUESTO RITARDO

Ma perché le imprese italiane non riescono a usufruire di un mercato tanto appetibile? Il motivo è che, nonostante il Made in Italy sia conosciuto e apprezzato in tutto il mondo e la maggior parte delle aziende possieda ormai un sito web come vetrina per i propri prodotti, solo l’11% di esse ha attivato sistemi di ordinazioni online, autentico cuore dell’E-commerce.

Sempre secondo Netcomm tale situazione dipende da due ordini di problemi: da una parte è ancora difficile in Italia, soprattutto per le aziende più piccole, accedere alla banda larga, dall’altra ci sono norme fiscali e legislative che ostacolano la diffusione dei pagamenti elettronici.

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LE ABITUDINI DEGLI ITALIANI

Secondo il Rapporto NetRetail, realizzato dallo stesso Netcomm, sono circa 21,8 milioni gli italiani che hanno effettuato un acquisto online almeno una volta nella vita, ma meno della metà sono “e-consumers” abituali. Questi ultimi tendono inoltre a fare acquisiti soprattutto su siti già sperimentati e di comprovata affidabilità e sicurezza, preferendo ancora giganti stranieri come Amazon.

Inoltre, se si calcola il valore dei beni acquistati, su 100 euro spesi online, circa la metà riguardano beni digitali e servizi, come biglietti aerei e stanze d’albergo. Tra le categorie di beni fisici cresciute di più negli ultimi 3 anni, si segnalano comunque editoria (+43%), abbigliamento e calzature (+25%) ed elettronica (+31%), ancora poco però rispetto alle potenzialità reali del mercato.

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I CONSIGLI DI NETCOMM PER FAVORIRE L’E-COMMERCE DEL MADE IN ITALY

Secondo Netcomm, il principale ostacolo alla vendita online dei prodotti italiani resta la “gabbia” dell’attuale legislazione che regola il commercio elettronico nel nostro Paese. Una delle possibili soluzioni è l’allineamento delle regole di certificazione fiscale per la vendita di prodotti a quelle dedicate ai servizi digitali. Vanno inoltre rivisti i metodi per garantire la sicurezza delle transazioni di pagamento online, fattore di rischio che, anche psicologicamente, limita molto le scelte di chi acquista online.

Ma cosa ne pensano davvero gli italiani? Energie Sensibili lo ha chiesto direttamente ad alcuni cittadini romani. Tra le loro preoccupazioni, c’è soprattutto il rischio di truffe, per cui si affidano a siti autorevoli e soprattutto stranieri.