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Dagli Stati generali al New Deal, le proposte per la green economy

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Concluso l’evento di Rimini: in programma una serie di misure per l’economia verde e un fisco più attento alle attività che non inquinano

Più di quattromila persone a Rimini e tantissimi altri sui social network intorno all’hashtag #statigreen3: gli Stati generali della green economy appena conclusi nel capoluogo romagnolo sono stati un’occasione per parlare di nuove idee e soluzioni che facciano bene alla società e all’ambiente.

 

Green New Deal: così gli organizzatori hanno definito il pacchetto di azioni proposte per uscire dalla crisi economica ed occupazionale. Tra le proposte più significative quella di un fisco “green”, che penalizzi attraverso l’aumento della tassazione le attività più inquinanti, di qui l’idea di introdurre una carbon tax e un road pricing per gli autoveicoli secondo il principio del “chi inquina paga”. L’obiettivo è quello di portare l’eco-gettito dall’attuale 6% al 12,5% del totale delle entrate fiscali, come suggerito all’Italia dall’Ocse.

 

Analizzati anche strumenti di finanziamento per favorire le aziende della green economy: a partire dal 2004 il tasso di crescita degli investimenti nelle energie pulite è aumentato in media del 32% l'anno. L’obiettivo è quello di favorire le partnership pubblico-private e in generale le iniziative eco-sostenibili attraverso una serie di meccanismi come i project bond, i performance bond e i social impact bond basati sui principi di payment by results, impact finance (investimenti socialmente responsabili, ndr) o crowdfunding.

 

La due giorni ‘verde’ degli Stati generali è stata organizzata nell’ambito di Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente. Il lavoro avviato a Rimini non è però concluso: nei prossimi mesi il Consiglio nazionale della green economy lavorerà insieme al ministero dell’Ambiente e a quello dello Sviluppo economico, con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, per la realizzazione del piano strategico di sviluppo verde per l’Italia.