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Da Google Assistant a Google Duplex: l’assistente che fissa gli appuntamenti per te

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Google Duplex è ancora solo un esperimento ma mostra la strada che stanno aprendo anni di ricerca nei campi del Natural Language Processing, del Text to Speech/Speech to Text e dell’Intelligenza Artificiale

A quasi 20 anni dalla sua nascita Google sta velocemente cambiando pelle. L’azienda fondata da Sergey Brin e Larry Page su un singolo prodotto, il motore di ricerca, in questi anni ha ampliato la sua gamma e, nell’ultimo periodo, sta iniziando a stravolgere proprio l’approccio al search che ne ha decretato il successo. Nelle ultime presentazioni l’azienda non parla più del motore di ricerca ma di Google Assistant, un assistente personale attivato dalla voce, in grado di rispondere alle nostre domande e risolvere i nostri piccoli problemi.

Questa evoluzione si spiega con la diffusione di massa dei dispositivi mobili e con i progressi nel campo del riconoscimento vocale. La disponibilità degli smartphone sta portando ad un graduale calo dell’abitudine di usare una tastiera per fare ricerche. Oggi il 20% delle ricerche da mobile avviene attraverso l’uso della voce. Contestualmente il tasso di errore per il corretto riconoscimento di una voce da parte delle macchine è sceso al 4,9% (per la lingua inglese).  Tutto ciò ha portato alla nascita di Google Assistant, che “vive” nei telefoni Android e in quelli sui quali l’utente installa l’applicazione dedicata, ma anche degli speaker intelligenti (creati dall’azienda di Mountain View e da altri player), nelle automobili e presto nei prodotti più disparati.

L’assistente personale è tale perché non si limita a rispondere declamando una lista di risultati, ma è in grado di sostenere una conversazione e attivare determinate azioni. Per ora si tratta di attività semplici come suonare una canzone, modificare la temperatura del termostato di casa, guidarci verso una destinazione specifica e così via. Nei prossimi mesi a queste si aggiungerà la capacità di ricordare le nostre preferenze nel caso volessimo ordinare il solito piatto dal nostro ristorante preferito. 

In futuro però il campo delle possibilità è sconfinato e l’Assistente potrebbe davvero farci risparmiare tempo per le attività a minor valore aggiunto. 

Un’idea di quello che ci attende l’ha data Sundar Pichai, CEO di Google, quando ha presentato la funzione “Google Duplex” durante l’ultimo evento dedicato agli sviluppatori. Nella prima demo l’Assistente, dopo aver ricevuto l’ordine di prenotare un taglio di capelli in un giorno preciso e in una fascia oraria indicata, ha provveduto a comporre il numero di telefono del coiffeur e a conversare, con voce naturale, con l’addetto fino ad arrivare a fissare l’appuntamento (poi inserito nel calendario dell’utente).  

Nella seconda demo, che ha lasciato tutti i presenti a bocca aperta, l’Assistente è riuscito a comprendere una signorina che, in un inglese stentato, comunicava di non poter accettare prenotazioni.  

 

Google Duplex è ancora solo un esperimento ma mostra la strada che stanno aprendo anni di ricerca nei campi, qui convergenti, del Natural Language Processing, del Text to Speech/Speech to Text e dell’Intelligenza Artificiale.

Il risultato però è talmente strabiliante che subito ha dato luogo a critiche sull’eticità di usare un robot per simulare la voce e il comportamento di un umano. Ma Google ha precisato che sta pensando di aggiungere la possibilità di far annunciare all’assistente la sua natura, prima di iniziare una conversazione.

Il vantaggio di una simile tecnologia è sicuramente quello di liberarci dal fardello di telefonate noiose, ma potrebbe anche permettere operazioni ripetitive su larga scala. Google sta pensando di utilizzare l’Assistente per fare migliaia di chiamate agli esercizi commerciali durante i giorni festivi, in modo da aggiornare in tempo reale le informazioni sugli orari di apertura, visibili nella scheda aziendale che tra i risultati del motore di ricerca.

E se qualcuno scoprisse il modo per utilizzare un simile sistema per fare chiamate poco gradevoli o moleste nei confronti di persone e aziende? Mountain View sostiene che i campi d’azione del suo software sono comunque controllati, ma ovviamente non si può escludere che altri arrivino a sviluppare tecnologie simili con scopi poco ortodossi.

Più che altro sarà interessante capire come noi umani ci adatteremo ad essa. Basti pensare che durante la prima introduzione dei bancomat c’era gente che provava a parlare con lo sportello automatico, pensando di trovarsi di fronte ad un sostituto del bancario di filiale.