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Da Goldrake a Gundam, i robottoni che ci mancano

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Alcuni di questi giganti d'acciaio hanno più di quarant’anni ma ancora oggi tutti se li ricordano

Se fossero esistiti davvero, oggi sarebbero autentici pezzi da museo, avendo fatto la loro prima comparsa sulle televisioni italiane più di quarant’anni fa. Sono i cosiddetti “robottoni”, giganti di metallo ipertecnologici, dal design spaventoso, ma capaci di entrare nel cuore dei ragazzini di ogni età.

Col tempo, il tema dei robottoni ha generato un numero incalcolabile di storie, personaggi e immagini futuristiche più o meno improbabili. Moltissimi nomi potrebbero suonare assolutamente sconosciuti a molti dei nostri lettori, ma restano comunque degli autentici fenomeni di costume che hanno coinvolto, e continuano a farlo, generazioni e generazioni di appassionati (e non solo).   

Ecco i cinque giganti d'acciaio che hanno fatto la storia e che continuano a restare nell'immaginario collettivo. 

 

GOLDRAKE UFO ROBOT

In assoluto il primo dei robottoni Made in Japan a sbarcare in Italia. Correva l’anno 1978 e, fin dalla sua prima apparizione televisiva, Goldrake/Ufo Robot fece sussultare i cuori di molti dei ragazzini dell’epoca, abituati fino a quel momento ai più rassicuranti personaggi della Disney e di Hanna-Barbera. Improvvisamente i cartoni animati non erano più solo per bambini ma anche per i più grandi. Qalche anno dopo si sono ritrovati in discoteca a ballare al ritmo di “Ufo Robot”, sigla di apertura del cartone animato, con la sua inossidabile “Si-trasforma-in-un-razzo-missile-con-circuiti-di-mille-valvole”. Un altro brano della serie, “Goldrake”, è divenuto talmente celebre da essere stato reinterpretato negli anni da diversi cantautori italiani. Sorgenia lo ha scelto come tema musicale del suo ultimo spot con Bebe Vio. Di seguito vi proponiamo la versione remix di “Ufo Robot”. Let’s dance!

 

 

JEEG ROBOT D’ACCIAIO

Circa un anno dopo l'uscita di Goldrake, era la volta di un ragazzo su una motocicletta dal design futuristico. Il ragazzo  si lanciava come un pazzo giù da un dirupo e, unendo i pugni, si trasformava nella testa di un altro robottone indimenticabile, il cui corpo si assemblava in aria attraverso vari componenti, uniti da una pazzesca attrazione elettromagnetica. Era il mitico Jeeg Robot d’Acciaio, anche lui amatissimo in Italia. Tanto che nacque la leggenda che la sigla fosse cantata da Pierò Pelù, il cantante dei Litfiba, il quale la reinterpretò per davvero solo nel 2008. Nel 2015 il regista Gabriele Mainetti lo ha omaggiato con il film “Lo chiamavano Jeeg Robot”. 

 

 

MAZINGA

In realtà ce ne sono due, Manzinga Z e il Grande Mazinga e sono i “cugini” di Goldrake. Sono stati ideati dallo stesso autore di Ufo Robot, il giapponese Go Nagai, e a volte hanno combattuto insieme contro la solita minaccia mostro/aliena. Pur essendo arrivati in Italia più tardi, in realtà sono più vecchi (Mazinga Z è del '73) e anche più famosi in madrepatria del nostro tanto amato Ufo Robot. Non importa che siate appassionati o meno di robbottoni giapponesi, di certo la parola “Mazinga” vi susciterà inconsciamente una sensazione di rispetto e potere, come accade ai protagonisti della sit-com italiana “Boris” che in un episodio, simpaticamente, chiamano la pupilla super-raccomandata di un magnate della finanza “la figlia di Mazinga”. 

 

 

GUNDAM

A differenza dei cartoni animati citati, che non hanno mai abbandonato i nostri schermi televisivi, la serie Mobile Suite Gundam fu trasmessa in Italia solo tra il 1979 al 1980, poi più nulla per oltre vent’anni, fino al 2004. Perché? Pare che all’epoca ci fu qualche incomprensione sulla cessione dei diritti per l’edizione italiana. Eppure nel frattempo di Gundam non si è mai smesso di parlare, complice l’enorme successo dei modellini in scala assemblabili che rivoluzionarono anche il settore del modellismo. Altro che trenini e navi d’epoca! Se non l’avete mai vista, eccovi la prima sigla italiana di Gundam, scomparsa dai nostri teleschermi più di due decenni fa.

 

 

DAITARN III

“E ora con la forza del sole vincerò! Attacco solare: energia!”. Come scordare infine il mitico Daitarn III, che sconfiggeva i suoi nemici grazie a una fonte rinnovabile non programmabile? Era il 1980 e il robot in questione veniva trasmesso per la prima volta sui nostri teleschermi.