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A Cuba la rivoluzione diventa verde con il “Progetto Mariel”

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Entro il 2022 sarà completato il nuovo porto commerciale dell’isola caraibica: aumento delle esportazioni e miglioramento di industrie e tecnologie nel rispetto dell’ambiente

 

Solo 30 anni fa il porto di Mariel, a cinquanta chilometri da L’Avana, Cuba, rappresentava l’incubo di migliaia di esuli costretti a fuggire dal regime di Castro. Oggi, questo stesso luogo sta per diventare il simbolo della rinascita dell’isola più famosa del mondo, proiettata verso un futuro sempre più verde. La rivoluzione sostenibile dell’arcipelago dei Caraibi sta per entrare nel vivo. Si tratta di un vero e proprio evento storico: qui, infatti, sta nascendo un’area portuale di libero scambio, che attrarrà investimenti dall’estero e che soprattutto permetterà di aggirare il famoso embargo.

 

Il “progetto Mariel” è ambizioso: prevede la riqualificazione di un’area di 465 metri quadrati, in cui sono inoltre previste agevolazioni fiscali e servizi per le imprese cubane ed internazionali che qui decideranno di svolgere la propria attività. Un ruolo importante in questa partita per la liberalizzazione dell’isola è svolto soprattutto dalla posizione geografica di Mariel, che nasce in linea con il canale di Panama e il suo traffico di container. L’obiettivo è quello di aumentare le esportazioni, rafforzando l’industria e dando spazio alle nuove tecnologie, sempre rispettando l’ambiente.

 

L’idea del nuovo porto nasce nel 2010: entro 10 anni sorgerà una zona capace di accogliere le più grandi navi del mondo, un terminal per i container ed una base logistica per l’esplorazione petrolifera e la produzione industriale leggera. Inoltre, potrà disporre, oltre che di una rete stradale e ferroviaria connessa all’autostrada, in modo da consentire una più facile circolazione delle merci, anche di reti elettriche, acqua e comunicazioni basate sul concetto di sviluppo sostenibile.

 

Dietro il grande progetto di riqualificazione di Mariel c’è soprattutto il Brasile, che con 900 milioni di dollari già messi sul piatto è il primo investitore della rivoluzione green di Cuba. Sono oltre 2000 gli operai a lavoro per terminare l’opera nel tempo stabilito: con il nuovo porto sorgeranno anche abitazioni, scuole e presidi sanitari, oltre ad un istituto tecnologico per la formazione di tecnici. Come di recente ha spiegato il ministro estero cubano Rodrigo Malmierca, i settori economici prioritari della nuova zona speciale saranno la biotecnologia, l’energia rinnovabile, l’industria farmaceutica e l’agroindustria