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Crowdfunding, in Italia boom dell’economia collaborativa

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Secondo i dati elaborati dall’Università del Sacro Cuore di Milano, le piattaforme di questo genere sono raddoppiate rispetto al 2014. Tuttavia, solo una campagna sue tre riesce ad ottenere un finanziamento finale

Con la crisi economica degli ultimi anni, anche in Italia, così come negli altri Paesi, si sono fatte avanti forme alternative di finanziamento, che hanno permesso ad imprese e startup di superare le difficoltà legate all’accesso al credito e di restare il più possibile competitive. Tra queste, c’è il crowdfunding: le piattaforme di condivisione hanno raggiunto quota 82 nella Penisola, un risultato importante se si calcola che solo a maggio 2014 quelle attive ne erano solo 41.

 

LA RICERCA: INTERVISTATE 51 COMMUNITY DI CROWDFUNDING

Sono questi alcuni dei dati raccolti in una ricerca dall’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano, coordinata da Ivana Paris, che ha voluto fare il punto della situazione di una parte importante della cosiddetta sharing economy, che sta facendo della condivisione in rete e non solo il cuore del proprio business. All’indagine hanno risposto in tutto 51 community, 40 delle quali attive e 11 in fase di lancio. E i risultati sono molto interessanti per capire un trend che sta diventando sempre più realtà anche nel nostro Paese.

 

Per approfondire: Sharing economy: a che punto siamo in Italia?

 

LE CAMPAGNE COSÌ FINANZIATE HANNO CREATO VALORE PER 56,8 MILIONI DI EURO

L’interesse verso le piattaforme di crowdfunding aumenta, anche se a questo successo non sembra corrispondere una adeguata capacità progettuale. Così se le campagne presenti sui questi siti sono più che raddoppiate rispetto al 2014, raggiungendo quota 100mila, meno di una su tre viene alla fine finanziata. Il valore complessivo dei progetti incentivati in questo modo è pari a 56,8 milioni di euro, con un incremento dell’85% rispetto a quanto rilevato lo scorso anno, anche se le community con più di 50mila donatori, e quindi di più ampio respiro, sono solo tre. I finanziatori risultano essere in totale 857mila, di cui il 30% sono di natura seriale, cioè hanno appoggiato più di un progetto.

 

Leggi anche: Crowdfunding, 10 consigli utili di guru e startupper di successo

MILANO CAPITALE ITALIANA DI CROWDFUNDING; BENE OCCUPAZIONE E PLATEA

Si tratta nella maggior parte dei casi di campagne creative e culturali, seguite da quelle sociali e infine, per il 20%, da quelle imprenditoriali. A livello geografico, è Milano la capitale delle piattaforme di crowdfunding, con 16 attive nel suo territorio. A farla da padrone è comunque il Nord del Paese, mentre meno sviluppata appare nel resto della Penisola.

I fondatori di queste community sono in genere giovani imprenditori under40, con formazione in ambito ingegneristico o economico, ma anche in questo caso prevalgono le reti personali: nel 47% dei casi la gestione è affidata a parenti o ad amici. Tuttavia, è interessante vedere come queste realtà siano anche fonte di occupazione. Secondo l’indagine dell’ateneo milanese, infatti, sono impiegato circa 249 persone nelle piattaforme di crowdfundig italiane. Molte di queste si rivolgono a privati, circa l’82%, ma anche ad associazioni e ad aziende (67%).

 

Per approfondire: Crowdfunding e peer-to-peer: boom della finanza alternativa in Europa


Tra le piattaforme attive in Italia il 45% è basato sulle ricompense, seguono poi donazioni, piattaforme equity e quelle che si fondano sul debito. Il dato però forse più interessante riguarda la necessità di una maggiore diffusione di questa cultura. Molte infatti sono le società che chiedono una regolarizzazione a livello normativo non solo del crowdfunding ma anche di tutte le altre realtà della sharing economy, dallo smart working al coworking all’abitare collaborativo.