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Connected Conservation: l’innovazione salverà i rinoceronti

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Nato in Sudafrica, il progetto è stato recentemente esteso anche al Kenya. Internet of Things e telecamere a circuito chiuso per proteggere la fauna selvatica dai bracconieri e facilitare il lavoro dei ranger

L’Internet of Things e le nuove tecnologie digitali al servizio della natura in Africa. È il progetto Connected Conservation, sviluppato originariamente in Sud Africa e poi esteso ad altri territori confinanti fino ad arrivare in Kenya; nasce con l’obiettivo di proteggere dai bracconieri la fauna selvatica e gli operatori impegnati sul campo utilizzando gateway Wra LoRa per l’Internet of Things, sensori, antenne radio per assicurare un collegamento stabile tra le diverse riserve naturali, telecamere a circuito chiuso: tutto alimentato da un’infrastruttura che produce energia solare e quindi sostenibile. Grazie a questa rete di controllo, le attività di eventuali malintenzionati possono essere rilevate in tempo reale e bloccate prima che possano produrre danni agli animali.

IL PROGETTO PILOTA

L’idea lanciata da Bruce Watson, tra i fondatori di Dimension Data, oggi confluita in Ntt, è stata realizzata per la prima volta in Sud Africa, all’interno del parco nazionale del Kruger, per poi estendersi dal 2018 in Mozambico, Zambia e Kenya. Dalla sua implementazione in Sud Africa il bracconaggio è diminuito drasticamente, scendendo del 96% nei primi due anni. Un risultato importante dal momento che – nonostante questa iniziativa – le stime per l’intera Africa parlano di un rinoceronte ucciso dai bracconieri ogni 15 ore, anche a causa del fatto che il personale a tutela della fauna sta affrontando negli ultimi anni una riduzione di organico che ha come conseguenza diretta la diminuzione delle attività di controllo sul territorio. Proprio le tecnologie digitali messe a punto grazie alla partnership tra Cisco ed Ntt, possono rendere più efficaci i controlli diventando uno strumento di primaria importanza per i ranger; questi ultimi potranno, infatti, capire in tempo reale cosa succede sul territorio anche senza essere direttamente presenti, organizzando così nel modo più efficace il contrasto alle attività illegali.

IL “RANGER DIGITALE”

Tutto questo grazie a un “ranger digitale” - Earthranger - che integrando e analizzando tutti i dati trasmessi dai sensori attivi all’interno di una riserva, è in grado di segnalare ogni anomalia e allertare gli addetti ai lavori, senza che gli animali siano in alcun modo limitati nella libertà di movimento all’interno del loro habitat. Il sistema è utile ovviamente anche nel contrasto ai bracconieri, e consente di prevenire eventuali situazioni critiche o di percolo per le persone.

L’ESPERIENZA IN KENYA

Proprio all’inizio di luglio, Connected Conservation è stato implementato nell’area settentrionale del Kenya, su un territorio suddiviso in sei zone, per oltre 200mila acri complessivi, in cui vive il 14% dei rinoceronti del Paese. Coprire una porzione così ampia di territorio sarà possibile grazie alla tecnologia wireless, che è caratterizzata da un raggio di azione ampio e da una bassa potenza: le sei aree saranno così interconnesse tra loro, in modo da abilitare le comunicazioni tra i ranger sul campo, e trasmetteranno i dati raccolti a un centro di controllo unificato, il Joint operations centre.

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SALVARE I RINOCERONTI…

In Sud Africa vive l’80% dei rinoceronti presenti sul pianeta, una specie a rischio estinzione a causa dell’attività dei bracconieri. Secondo gli studi più recenti l’intera popolazione, se non si metterà in campo un’attività di contrasto efficace, potrebbe rischiare di sparire già nel 2025. Per il solo 2019 i numeri parlano di 594 rinoceronti uccisi dai bracconieri, quasi due al giorno in media, mentre in Sud Africa si è arrivati ad assicurare alla giustizia 15 bracconieri. Da questa constatazione è nata l’idea di utilizzare le tecnologie digitali per contrastare l’attività dei cacciatori di frodo, e contemporaneamente monitorare l’attività delle migliaia di persone tra staff, fornitori, operatori, personale della sicurezza e turisti che ogni giorno popolano le riserve, mettendo fine agli ingressi illegali.

…E LE ALTRE SPECIE IN PERICOLO

Il progetto messo a punto e applicato in Sud Africa però non rappresenta un unicum, ma è la dimostrazione di come l’approccio “tecnologico” alla difesa delle specie in pericolo possa essere utile e portare risultati apprezzabili anche in contesti diversi, ovunque ci sia il rischio di estinzione: elefanti, leoni e pinguini in Africa, ma anche le tigri in India e in altri paesi asiatici, e le razze, gli squali e le balene negli oceani.

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Esemplari di pinguino africano sulla spiaggia del Sud Africa

CONTROLLARE I CONFINI DELLE RISERVE

Controllando i confini delle riserve grazie a telecamere a circuito chiuso e ai sensori, è possibile individuare ogni volta che un potenziale bracconiere fa ingresso in una riserva, e lanciare un allarme in automatico al centro di controllo, inviando sui dispositivi mobili dei ranger o del personale di sicurezza le coordinate esatte dell’incursione: questo consentirà l’intervento in pochi minuti via terra o - se necessario - in elicottero. Contemporaneamente le connessioni wi-fi e le reti locali presenti a ogni ingresso, consentono comunicazioni costanti tra gli addetti ai lavori, oltre a rendere possibile la creazione di un database dei sospetti bracconieri, per tenerli sotto controllo grazie a un’attività di analisi dei dati in cloud e in real time.