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“Con art4sport togliamo la coperta di tristezza sulla disabilità”

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A colloquio con Teresa Grandis, mamma di Bebe Vio e fondatrice dell’associazione che aiuta i ragazzi amputati e che quest’anno spegne otto candeline

Settembre 2009. Bebe Vio, dopo la lunga degenza in ospedale, è tornata a casa. La futura campionessa olimpica ha solo 11 anni, ma la determinazione è la stessa di sempre. Testarda come poche, Bebe ha deciso che vuole tornare a fare sport. I genitori vorrebbero accontentarla subito, ma non è facile trovare le protesi sportive per la figlia. Una difficoltà che si aggiunge alle altre incontrate nelle fasi iniziali della loro “seconda vita” (il “secondo tempo”, come lo definisce la stessa Bebe nel suo libro Mi hanno regalato un sogno).

art4sport nasce in quei giorni. Teresa Grandis e Ruggero Vio, mamma e papà di Bebe, iniziano a sviluppare la consapevolezza che bisogna fare qualcosa per sostenere tutti i ragazzi e le rispettive famiglie che si trovano nella loro stessa condizione. I Vio sono inoltre convinti che lo sport può essere soprattutto una terapia. Si rimboccano le maniche e decidono di dar vita all’associazione che in otto anni ha aiutato 25 ragazzi a realizzare il loro sogno nello sport. La determinazione, evidentemente, è una cosa di famiglia. Abbiamo chiesto a Teresa di ripercorrere insieme i primi anni di questa entusiasmante esperienza.

 

 

Teresa Grandis. Cominciamo dall’inizio. Quando nasce art4sport?  

L’idea dell’associazione nasce nel 2009, anno in cui Bebe si stava riprendendo dalla sua malattia. Lei aveva l’esigenza di riprendere la sua vita di prima, fatta essenzialmente di sport. Una volta usciti dall’ospedale volevamo assolutamente soddisfare la sua richiesta, ma ancora non avevamo la vaga idea delle difficoltà e di cosa si potesse fare per riportarla a rivivere la sua grande passione per la scherma. Di fronte alle poche speranze che avevamo di fronte, ci siamo rimboccati le maniche. Vedendo soprattutto che Bebe aveva voglia di riprendere le abbiamo detto “qualcosa ci inventiamo”.

 

Quel qualcosa è art4sport.

Già. Non potevamo venire meno a questa promessa. Abbiamo, quindi, voluto dare un senso a quello che ci era capitato e volevamo realizzare un progetto, non solo per nostra figlia, ma dare un futuro a tutti i ragazzi amputati. Da qui è nata art4sport, che aiuta tutti i ragazzi disabili che vogliono rinascere con lo sport.

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(Foto Augusto Bizzi)  

Cosa offrite loro?

Diamo tutto l’ausilio possibile, dall’acquisto delle protesi sportive, a tutte le attrezzature che servono per fare sport in carrozzina. E questo è solo l’aspetto tecnico, perché noi vogliamo dare fiducia e assistere anche le famiglie dei ragazzi. Perché se i familiari sono i primi a non crederci, come possiamo aiutarli? art4sport si dedica principalmente alla ricerca di fondi per l’acquisto di protesi e di attrezzature sportive, anche molto costose. Soprattutto per i più piccoli, che rischiano di restare esclusi dal supporto dello Stato.

 

Ci spieghi meglio.

È un paradosso tutto italiano. Il sistema sanitario non offre protesi sportive ai disabili che non abbiano già dimostrato risultati nello sport. Inoltre, queste attrezzature vengono offerte dallo Stato solo se si è un amputato che ha subito un incidente sul lavoro. È chiaro che un bambino non potrà mai rientrare in questa categoria.

 

Chi ha letto Mi hanno regalato un sogno, il primo libro di Bebe, conosce già la risposta. Per tutti gli altri, può dirci in breve perché questo nome: art4sport?

Quando eravamo lì a scervellarci per programmare tutto e, soprattutto, pensare al nome, Bebe ci guarda e ci dice “non credete che starò ferma a guardarvi senza fare nulla”. Lei è sempre stata molto brava nel disegnare abbiamo unito nel nome le sue due grandi passioni: l’arte e lo sport. Lei stessa ha deciso di mettere la sua arte per raccogliere i fondi necessari per l’acquisto delle attrezzature. È stata lei a disegnare, tra le altre cose, il logo dell’associazione, quando aveva solo 11 anni. Poi ha continuato, disegnando da sola le magliette e gran parte dei gadget di art4sport.

 

È soddisfatta del lavoro svolto finora?

Sì, anche se per attitudine familiare spostiamo sempre più in là l’asticella, ponendoci nuovi obiettivi. Possiamo però dire di essere riusciti a diventare una bella realtà, anche grazie all’aiuto di tutti, privati, aziende e dal 5x1000. Una grande mano l’ha data anche Bebe, donando parte della sua medaglia olimpica, un gesto che da mamma mi ha resa molto fiera.

 

Abbiamo visto le immagini sui vostri profili social: gite in montagna, giochi, eventi… Non state fermi un minuto!

Sì, in effetti siamo molto… attivi (ride). Una delle iniziative che tengo a citare è quella fatta in collaborazione con Sky. In quell’occasione siamo riusciti a donare ad alcune palestre sparse in tutta Italia 12 pedane per la scherma in carrozzina e in concomitanza, per fare un po’ di chiasso, abbiamo creato un evento ad hoc, “La scherma in piazza”. Un altro evento a cui tutti i nostri ragazzi sono molto legati è ski4sport. Al nostro team è piaciuto tantissimo, anche ai genitori, che inizialmente erano molto spaventati per la salute dei loro bambini, dopo un solo giorno si sono rilassati e ho notato che hanno cambiato espressione del viso. The last but not the least, i Giochi Senza Barriere.

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(Foto Silvia Bottino)

Ce li descrive in breve?

Sono una grande manifestazione, all’insegna dell’integrazione tra ragazzi disabili e normodotati. E’ un rifacimento dei mitici Giochi Senza Frontiere di un tempo, dove i veri protagonisti sono i ragazzi. I giochi per me possono riassumersi in una frase che la mamma di Francesca, una bambina in carrozzina, mi ha detto il giorno dopo l’evento allo Stadio dei Marmi “grazie, perché mia figlia per la prima volta in vita sua ha giocato e non ha solo guardato”. Ecco, per me questo è il grande successo dei Giochi Senza Barriere, far divertire i ragazzi disabili, per non farli rimanere sugli spalti a guardare la partita (anche Sorgenia ha partecipato all’ultima edizione, abbiamo raccontato i Giochi nel nostro speciale, ndr).

 

Cosa significano i Giochi per art4sport? 

Questa è una manifestazione in cui si parla di integrazione. E speriamo di continuare a parlare di disabilità, con un’accezione positiva, perché molto spesso la vita del disabile viene vista come triste e buia, invece vi assicuro che non è così. Il bello di questa manifestazione è che mostriamo che questo mondo non è triste e, soprattutto, non deve far paura.

 

Come immagina art4sport in futuro?

Io mi immagino che l’associazione cresca e mi auguro che la gente non sia più spaventata dalla disabilità. Proprio per questo vogliamo lavorare sui bambini affinché diventino gli adulti di domani, più consapevoli e con la mente aperta. Spero che i nostri sportivi diventino loro stessi il nuovo movimento paralimpico e che si dedichino alla crescita dell’associazione. Sono stati chiamati come nostri ambasciatori e devono portare avanti un unico messaggio, quello di togliere la coperta di tristezza che si crea oggi sulla disabilità.

 

Cosa che sta già facendo Bebe.

Esatto. Lei sta diventando un simbolo di speranza e di gioia. Ma non vorrei più che si dicesse che lei ce la fa, perché può farlo perché è fortunata e determinata, vorrei che tutti si sentissero di dire “ok, lo fai lei, posso farlo anche io”.

 

Per sostenere l’attività di art4sport è possibile devolvere il 5x1000 all’associazione, oppure fare una donazione libera. Sul sito www.art4sport.org trovate tutti i dettagli. Ndr.

(Foto in copertina Augusto Bizzi)