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Come andavamo in spiaggia: 6 look prima e dopo il bikini

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Compie gli anni il due pezzi che ha cambiato per sempre l’outfit da mare, prima andavamo in giro coperti fino alle caviglie o mascherati da marinai

Tanti auguri Bikini! Era il 5 luglio del 1946 e Louis Réard, un sarto francese, depositò il brevetto del costume che avrebbe cambiato per sempre il look da spiaggia. Era il periodo dell’atollo di Bikini nelle Isola Marshall, dove gli USA conducevano test sulla bomba atomica. E potete ben capire da dove Réard copiò il nome della sua creazione.

Da quell’esplosione di sensualità a due pezzi prese piede la lunga fila di celebri ombelichi al sole e abbronzatura (semi) integrale. Il due pezzi fu una vera rivoluzione del beachwear, tanto che inizialmente nessuna voleva indossarlo. Ma piano piano divenne il compagno di numerose prove costume. Ecco un piccolo bignami di come ci si vestiva per andare al mare, prima e dopo quel lontano 1946.

 

MARINARETTO STYLE

Il beachwear di fine ‘800 inizi ‘900 li obbligava a coprirsi totalmente, anche per fare il bagno. Le donne preferivano indossare abiti lunghi (spesso di colore nero) e con sotto una calzamaglia nera, abbastanza spessa. Come testimonia la foto di Annette Kellerman, famosa nuotatrice australiana. Insomma, la muta che ora si infilano i subacquei prima veniva indossata dalle donne per pendere il sole.  

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E gli uomini? A vedere dalle foto potrebbe sembrare una tenuta ridicola, ma gli uomini amavano “travestirsi” per andare al mare. Tutina a righe e cappellino marinaretto style. Ovviamente anche questa mise lasciava poco scoperto, sempre meglio dei costumini bianchi e attillati, no?

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MAI CAPELLI SPETTINATI

Già dagli anni ’20 in poi inizia a scomparire il nero e le calzamaglie. Quelle che si vedevano in spiaggia in quegli anni erano splendide donne che coprivano le loro curve all’interno di mini tutine. La cosa più sorprendente è che anche con il caldo, la salsedine e l’acqua salata le donne anni ’20 riuscissero ad avere sempre un’acconciatura impeccabile.

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MAI CON L’OBELICO FUORI

Negli anni ’40 le donne erano ancora preoccupate di mostrare troppo il loro corpo in spiaggia. Molte si stendevano al sole con vestitini leggeri e possibilmente a scacchi. Le più spavalde puntavano al costume intero con una balza che poteva coprire anche parte dei fianchi. Oggi quel tipo di costume molte ragazze lo sfoggiano per le serate in disco.

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L’evoluzione del beachwer continua e a cavallo tra ’40 e ’50 dal costume intero si passa a un costume a due pezzi. La parte sotto era rigorosamente a vita alta, perché era da ragazze “birichine” mostrare l’ombelico. Finalmente inizia anche a scomparire il nero e via libera a righe, colore e fronzoli.

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BIKINI, SOVRANO INDISCUSSO DELL’ESTATE

Erano gli anni ‘50 quando il bikini fece la sua prima “esplosione” sulle spiagge. La novità non venne subito accettata dalle donne dell’epoca, ma nel giro di pochi anni divenne il simbolo dell’estate ad alto tasso di sex appeal. Simbolo di sensualità anche al cinema, come l’indimenticabile bikini bianco di Ursula Andress, nei panni di Bond girl in Agente 007.  

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WOODSTOCK ANCHE AL MARE

Arrivano gli eccentrici anni ’60 -’70. Come a Woodstock si calzavano pantaloni a zampa, collanine e ghingaglierie varie, anche al mare si usava fare a gara a chi esibiva di più. Il must erano le stampe a fiori o geometriche accompagnate da foulard coloratissimi e grandi cappelli.

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GLI ANNI DELLE SPALLINE E DEI COLORI FLUO

Costumi fluo e pelle sempre più in vista. No, non è il mood dell’estate 2017 a Ibiza, ma il classico costume che si indossava tra gli anni ’80 e ’90. Per fortuna le spalline le avevano lasciate a casa, perché con quel caldo non era di certo il massimo. In questi anni torna in auge anche il costume intero, anche grazie al successo del costumino rosso con cui tutti ricordiamo Pamela Anderson di Baywatch

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