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Circle with Disney: il device per gestire il tempo in rete dei figli

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Il dispositivo che permette ai genitori di impostare i giorni e le ore nei quali i bambini possono navigare in rete

Gli ultimi dati dell’Ofcom, l’autorità regolatrice delle società di comunicazione nel Regno Unito, ci dicono che l’85% degli italiani adulti possiede uno smartphone, il 51% un tablet e un computer da scrivania, mentre il 68% un portatile.

Dati in linea con le altre nazioni europee, che ci portano a riflettere sulla quantità di dispositivi connessi alla rete che affollano le nostre case. Ovviamente se in una famiglia ci sono anche minori, non considerati in queste statistiche, le percentuali aumentano, rendendo lampanti le criticità legate al ruolo dei genitori nella gestione del tempo speso online dai propri figli.  

Mediamente, secondo Audiweb, il tempo che trascorriamo in rete attraverso le svariate protesi tecnologiche in nostro possesso è di 2 ore e 9 minuti a persona ogni giorno. Ma basta qualche rimprovero per spingere i figli a limitare l’uso della rete? Probabilmente no. Ecco perchè alcune aziende iniziano a proporre soluzioni tecnologiche non cervellotiche, come quelle finora esistenti, per aiutare i genitori nella gestione dei device connessi.  

Interessante il tentativo di Circle Media, una start-up di Portland, che ha commercializzato un piccolo dispositivo in grado di aiutare le famiglie a impostare precise regole di accesso. 

Il suo nome è Circle with Disney

Si, proprio Disney, la multinazionale dell’intrattenimento che partendo dall’animazione ha esteso il suo impero acquisendo studi cinematografici (Miramax, Touchstone, 21th Century Fox), reti televisive (ESPN, ABC, Sky) e servizi online (Hulu). Le ragioni dietro questa curiosa partnership sono almeno due: l’interesse a rendere accessibili i contenuti “per famiglie” della Disney attraverso questo nuovo dispositivo e la volontà della corporation di essere associata alla promozione di un utilizzo responsabile della rete

Circle si presenta come un piccolo cubo bianco da un centinaio di euro, che va semplicemente collegato al router di casa. A questo punto scaricando la sua applicazione sullo smartphone (iOS o Android), il genitore può programmarlo senza scrivere alcuna riga di codice.

Basta aggiungere i profili dei membri della famiglia e associare ad essi il dispositivo che usano. A livello macro si possono impostare i giorni e le ore nei quali è consentito navigare in rete o, più granularmente, decidere chi può fare cosa. Ad esempio interdire l’uso di un app, anche se installata, oppure consentire l’uso di Facebook e Instagram per 1 ora al giorno ai figli più grandi e di YouTube per 20 minuti ai più piccoli.

 

Inoltre il genitore ha la possibilità di visionare le statistiche di utilizzo per ogni componente della famiglia al fine di prendere le decisioni più opportune.

Infine con la funzione “connections” si possono assegnare dei compiti ai figli, che se portati a termine danno diritto a minuti aggiuntivi di uso della rete.

Addirittura per gli adulti più intransigenti c’è anche Circle GO, un servizio in abbonamento che permette di estendere la gestione anche al di là dei confini domestici.  

Ma basta un gadget a determinare la pax tecnologica nelle famiglie iperconnesse? L’ho chiesto a Giovanni Boccia Artieri, ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi ad Urbino, che ha affrontato questi temi nel fondamentale ebook “Facebook per genitori”. “A mio avviso il device di per sè non basta, sottolinea Boccia Artieri,  serve sempre una negoziazione con i figli. Decidere regole assieme e rispettarle. Tempi d’uso e modalità vanno regolate sulla base di un patto fiduciario. Il controllo insomma deve diventare auto controllo. Certo, la base di conoscenza serve: magari una app è utile per condividere come famiglia quanto e cosa usiamo. Ma la strada è la consapevolezza”.