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A Carnevale ci vestivano sempre così

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Reputazioni distrutte per sempre, ricatti durati anni a causa di quella foto vestiti da Zorro o da fatina. I costumi che hanno segnato la nostra vita

Carnevale è una festa infida. Si traveste da divertentissimo ballo in maschera in cui ci si può rotolare sui coriandoli insieme a bellissime e bellissimi coetanee/i. E invece è quella l’occasione in cui la zia ti scatta la foto che cambierà per sempre la tua esistenza: quella in costume da carnevale. Carriere sono andate in fumo a causa di quello scatto vestiti da Zorro. Donne e uomini di un certo rispetto sono stati ricattati per anni per colpa di quel travestimento da tartaruga gigante o da Principessa Sissy.

Ecco i costumi che ci hanno cambiato, letteralmente, la vita.

 

ZORRO, QUANDO BATMAN ERA SOLO L’UOMO PIPISTRELLO DEI FUMETTI

Lo diceva anche Elio: “Voglio essere come Zorro, Zorro, Zorro”. Impossibile arrivare a una festa di Carnevale senza incontrare almeno 6-7 Volpi (“Zorro” in spagnolo). Sembrava di essere in un labirinto di specchi. C’era quello più casereccio, realizzato dalla mamma con la camicia bianca della comunione e chilometri di stoffa nera, oppure il compagno ricco con il modello da sartoria. L’importante, però,  era la sciabola di plastica, la mascherina nera e l’atteggiamento da grande eroe. Adesso che minacciano di pubblicare quella foto sulla intranet aziendale non siete più così spavaldi, vero?

 

LA PRINCIPESSA, QUANDO BASTAVA ESSERE BELLA E MAGICA

Oggi lo dobbiamo chiedere: “Chi sei?”. Perché quella meravigliosa bambina affogata nel tulle e in stoffe di mille colori, con la bacchetta magica elettronica e il diadema da Miss Italia, potrebbe essere chiunque. Biancaneve, Sissy, Rapunzel (noi la chiamavamo Raperonzolo), Leila di Start Wars, Bloom (delle Winx), Sailor Moon, Trilly, Ruby Arcobaleno o chissacchì. Guai a sbagliarsi! A noi bastava dire “ma che bella principessa!”. Magari era una fata, ma non si offendeva di certo per il titolo nobiliare in più.

 

IL NINJA, IL NERO È SEMPRE ANDATO DI MODA

Per noi maschietti, il nero era comunque il colore preferito.  Se non eravamo Zorro, potevamo comunque ammantarci del fascino orientale del Ninja, il guerriero della notte per eccellenza. Le ragazzine non ci guardavano nemmeno, ma noi ci divertivamo troppo a rubare le castagnole di nascosto, lanciare coriandoli e batterci con la nostra katana di plastica.

Ma quelli che oggi mostrano più disagio sono gli ex bambini costretti a diventare una Tartaruga Ninja. Colorito verde, gobba smisurata e pelata lucente: un costume che anticipava la vecchiaia.

 

STREGA CI SARAI TU

Ancora oggi non riuscite a capacitarvi di come hanno potuto intubarvi in quel tulle nero e truccarvi da vecchia megera, che in confronto  la strega di Biancaneve era Miss Italia. Una violenza gratuita, di cui ancora oggi, inspiegabilmente, nessuno paga le conseguenze. Nessuno tranne voi, ovviamente.

 

IL COWBOY, L’EROE CON LE PISTOLE A SALVE

L’unico eroe che non si vestiva di nero era il Cowboy. Il che voleva dire vestirsi con camicie a scacchi e pantaloni di velluto malmessi, con l’aggiunta di un cappello da Grandi Magazzini e un gilet di pelle cucito dalla nonna. Una via di mezzo fra un tagliaboschi canadese e Luca Sardella. Completavano il quadro revolver plasticosi con tappo rosso in vista che non hanno mai fatto paura a nessuno. Eppure molti di noi, rivedendo quella foto in cui sorridevamo sdentati, sono attraversati da un brivido lungo la schiena…

 

LA BIGIOTTERIA DELLA MAMMA

Le bambine di una volta erano comunque meno complicate di oggi. A loro bastava vestirsi con stoffe colorate e avere il permesso di indossare quella bigiotteria appariscente che la mamma non usava più. Ecco quindi che alle feste apparivano streghe, odalische e indiane sovraccariche di ornamenti di ogni tipo con cui si facevano sicuramente notare. E a nessuno sarebbe mai venuto in mente di notare che l’abito non era firmato.

 

ROBOT E MARZIANI, IL TRIONFO DELLA TECNOLGIA FAI DA TE

Per trasformarsi in un robot, o in un alieno appena giunto da Marte, bastavano una volta un po’ di domopack, qualche scatola di cartone e tanta, tanta fantasia. Anche troppa. Quelli più fortunati assomigliavamo molto ai sanitari del bagno. Livello vergogna: interstellare.

Eppure, il moderno cosplay, che muove oggi soldi e “like” in quantità, è già tutto lì.

Leggi anche: Tutte le vite di un cosplayer

 

LA PUNKETTARA, PER QUELLE CHE NON VOLEVANO MASCHERARSI

Venivano alle feste di Carnevale apparentemente non mascherate. In realtà i jeans strappati, la giacca sovraccarica di spille e il trucco pesante erano il loro costume da “punkettara” (o da “paninara”, secondo alcuni).  Queste fun di “Jam e le Ologram” si affacciavano alle feste, più che altro per far contente le mamme e farsi vedere da noi sfigatelli, per poi “schiodare” di nascosto in discoteca. Anche questi erano gli anni Ottanta.

 

CLOWN O PUFFO, IL CARNEVALE DELLE UMILIAZIONI

A quei tempi, se non riuscivi a farti valere con la mamma, il tuo destino era segnato. Ti toccava lasciarti mascherare da clown o, peggio ancora, da puffo. Ovviamente “Quattrocchi”, con tanto di occhialoni neri di plastica sul naso. Tutta la famiglia ti adorava, ma sapevi bene che la tua vita sociale, a quel punto, era bella che finita. Un destino da looser.

 

LA FIGLIA DEI FIORI, IL MASSIMO DEL RISPARMIO

Oggi, per un costume di Carnevale di una bambina di 4 anni, si può arrivare a spendere anche 100 e più euro. E quale madre non lo farebbe? Anche ai nostri tempi i costumi firmati erano costosi. Una scappatoia, però, era la cultura del ’68, che ha sempre avuto un grande fascino sulle generazioni più giovani. Per cui, se non si voleva scialacquare in tulle e lustrini, bastava vestire la propria figlia con lunghe gonne colorate, giacche jeans e bandane. Lei era felice come una principessa e il portafogli era salvo. Lo stesso non possiamo dire, tanti anni dopo, della sua reputazione.