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Big Data, così il digitale rivoluzionerà imprese e PA

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Francesco Caio, presidente del CdA di Saipem: “Con gli analytics si indirizzano gli investimenti usando al meglio le risorse, anche quando sono scarse”

Avere a disposizione una grande mole di informazioni, e soprattutto poter contare su una grande capacità di calcolo che da quei dati può “estrarre” indicazioni e suggerimenti utili, è uno dei principi che renderà il digitale e l’analisi dei Big Data sempre più essenziali nel presente e nel futuro. Ed è un processo che coinvolge, senza distinzioni, grandi e piccole imprese, amministrazioni pubbliche o istituzioni: ogni segmento di business e ogni PA, dal livello locale a quello globale, grazie a un’analisi approfondita dei dati che genera, potrà ottenere vantaggi che soltanto fino a pochi anni fa sembravano inarrivabili.
È la tesi di Francesco Caio, presidente del Consiglio d’amministrazione di Saipem, con un passato alla guida di Poste Italiane (2014-2017) e da commissario straordinario del Governo per l’attuazione dell’agenda digitale da giugno 2013 a marzo 2014.

L’IMPORTANZA DELLA “CASSETTA DEGLI ATTREZZI” DIGITALE

Intervistato da Massimo Sideri durante l’appuntamento di Colazioni Digitali del 3 ottobre, Caio sottolinea come il digitale e la ricerca indirizzata all’utilizzo dei dati non abbiano un valore strumentale in sé, ma siano “attrezzi digitali per risolvere problemi di crescita, giustizia sociale, ambientali. Per questo - afferma il presidente di Saipem - dovremmo sempre tenere ben presente la necessità di ancorare le nostre discussioni sul digitale ai problemi da risolvere. Ad esempio non possiamo sottovalutare il fatto che senza queste tecnologie non riusciremmo a venire a capo dell’equazione del Climate Change”.
Per calare l’utilità dei Big Data nella vita di tutti i giorni, Caio porta come esempio le scelte che la politica e la Pubblica Amministrazione si trovano ad affrontare, spesso con una scarsità cronica di risorse da investire.

BIG DATA E AMMINISTRAZIONE: LE INFORMAZIONI AL SERVIZIO DELLA COLLETTIVITÀ

Poter contare su informazioni in tempo reale sui risultati che producono gli investimenti pubblici potrebbe essere un indicatore per valutare quali scelte compiere: “Lo Stato detiene informazioni enormi sui cittadini, sui flussi, sulle spese, sui costi - sottolinea Caio - Come possiamo fare per usare queste informazioni con l’obiettivo di una equa redistribuzione delle risorse? Lo Stato continua a fare grandi investimenti e ha le competenze: si tratta quindi di mettere insieme le informazioni per dare vita a politiche più efficaci che riguardino la casa, la salute, i trasporti, che rispettino e riflettano la domanda di servizi e opportunità in tempo reale”.

Ma perché si possa arrivare a questa situazione è necessario che ci sia una “spinta collettiva”: “Quello che mi piacerebbe vedere - aggiunge Caio - è una crescente consapevolezza del pubblico, che si tratti di elettori o di clienti, che capisca come sia fondamentale prendere decisioni utilizzando i dati. Io non andrei a farmi operare da una persona che non abbia studiato medicina; seguendo lo stesso ragionamento mi piacerebbe che a governare sia chi sappia scegliere basandosi sui dati, e al tempo stesso sia capace di allocare nel modo più efficace le scarse risorse disponibili”.

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LA SFIDA DELL’AMBIENTE

L’attività di Saipem era storicamente legata allo sviluppo di fonti di energia tradizionale, ma negli ultimi anni il gruppo ha accettato la sfida green e si è specializzato sullo sviluppo di soluzioni Hi-Tech nel campo delle rinnovabili (solare ed eolico), come la realizzazione dei parchi eolici offshore, sia a bassa profondità con piloni poggiati sul fondale, ma anche galleggianti posizionati lontano dalla costa.

Un’attività che ha potuto svilupparsi anche grazie alle competenze digitali presenti in azienda: “Il digitale può avere un impatto importante su tutti i fronti dell’attività di produzione, trasporto e consumo di energia - afferma Caio - Può dare una grossa mano in due direzioni: in primis nell’ottimizzazione delle macchine già al lavoro e dei processi già in atto. Ma anche in senso più ampio, per razionalizzare le reti di distribuzione, estrazione e trasformazione. Ad esempio - prosegue - come Saipem stiamo facendo un grande sforzo digitale nel disegno dei campi eolici offshore: non sarebbe stato possibile progettarli, installarli e gestirli senza contare sulle tecnologie digitali e sulle grandi competenze dei nostri tecnici”.

Proprio digitale ed ecosostenibilità potrebbero essere ingredienti di una prospettiva interessante per le politiche del lavoro in Italia: “Oggi - prosegue Caio - assistiamo all’emigrazione di chi è stato formato nelle nostre scuole e trova lavoro all’estero: investire sull’ecosostenibilità può fare da volano, in Italia, per il rientro di chi è andato via e per l’attrazione di talenti dall’estero”.

IL DIGITAL DIVIDE DELLE COMPETENZE

Ma come ogni rivoluzione, anche quella digitale crea qualche scompenso e rischia di lasciarsi alle spalle delle macerie. A iniziare da chi rischia di rimanere fuori dal processo di cambiamento per diversi motivi, in primis anagrafici. Come si fa a non lasciare indietro nessuno?
”La prima cosa da fare è tenere in considerazione questo aspetto quando si progetta l’innovazione, sia per chi dovrà usare nuovi servizi, sia per chi dovrà fornirli - spiega Caio - Ad esempio ci sono fasce, come quella delle persone più anziane, che spesso sono spaventate dalla digitalizzazione e che devono essere aiutate per accedere ai nuovi servizi digitali. Si può fare con un’integrazione che preveda call center o un accompagnamento domestico.

E poi c’è da pensare come riuscire a riqualificare una vasta platea di lavoratori che è abituata all’analogico e che ora è chiamata a fornire servizi digitali, anche e soprattutto nella Pubblica Amministrazione. Bisogna capire insieme a loro da dove iniziare e condividere un percorso di crescita.

Si tratta di un percorso culturale che riguarda tutti, le amministrazioni e i clienti, il pubblico e il privato. La digitalizzazione è una grande opportunità quando ci si rende conto che è un processo di cambiamento che va gestito”.

IL FUTURO DEL MERCATO DEL LAVORO

Quanto al dilemma del futuro del lavoro, e del cambiamento impresso dal digitale al mercato, Francesco Caio è per un approccio “ponderato”: "Ci sono ampie fasce di lavoratori che possono guardare con speranza al digitale - spiega - e altre che sono dalla parte sbagliata dell’equazione. Non sono problemi facili, e proprio per questo non possono essere ignorati: la politica e le istituzioni dovranno pensare a una soluzione per chi non potrà avvantaggiarsi delle nuove opportunità, ma non si può pensare che il problema possa essere risolto bloccando l’innovazione”.