Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Barbie, oltre la plastica c’è di più

  1. Home
  2. My generation
  3. Barbie, oltre la plastica c’è di più

In 60 anni dalla sua creazione, la bambola più celebre ha compiuto una rivoluzione nei costumi della società mondiale

Barbie non ha timore di dire ad alta voce la sua età, quest’anno, infatti, compie sessant’anni. Per l'occasione, la casa produttrice, l'iconica Mattel, ha scelto di renderle omaggio attuando una vera e propria rivoluzione, lanciando sul mercato modelli di bambola sempre più vicini alla realtà.

Il 9 marzo del 1979 è stata venduta la prima Barbie. Da quel giorno sono state vendute oltre un miliardo di fashion doll nel mondo. Un record davvero incredibile.

In sessant’anni di storia, la celebre bambola, ha vissuto diversi cambiamenti di usi e costumi in una società che ha subìto altrettante trasformazioni. Ecco come è cambiata la bambola che ha accompagnato generazioni di bambine sognatrici. 

 

OMAGGIO ALLE GRANDI DONNE E ALLA DISABILITÀ FISICA

La vera rivoluzione della Mattel è stata quella di rendersi conto che la fashion doll più famosa al mondo doveva adattarsi ai tempi. Non poteva rimanere la solita modella alta, magra, bionda e con gli occhi azzurri, ma doveva continuare a rappresentare e ispirare le vere donne. 

Dal 2015, la casa produttrice di giocattoli statunitense ha onorato le donne che hanno rotto gli schemi, producendo diversi modelli a loro immagine e somiglianza. Ha reso omaggio a donne straordinarie, come Ibtihaj Muhammad, la prima campionessa di scherma musulmano-americana a indossare un hijab (il tradizionale velo da testa). O Adwoa Aboah, l'attivista e top model britannica che ha fondato Gurls Talk, la piattaforma online in cui parlare liberamente di depressione, sessualità e salute mentale. 

Dal 2016, è stata introdotta la collezione Barbie Fashionistas, ampliando i canoni di bellezza di Barbie. Sono state inserite bambole dalle fattezze e misure più reali. La linea, ancora in produzione, include silhouette alta, formosa e minuta, insieme a una varietà di tonalità di carnagione, acconciature e abiti. È stata lanciata la campagna pubblicitaria con lo slogan “puoi essere tutto ciò che desideri“. Un claim voluto per stimolare l'immaginazione e l'autostima delle bambine attraverso il gioco.    

In occasione del 60° anniversario di Barbie, l’azienda ha creato bambole che si ispirano ai più disparati ruoli e alle più variegate professioni: dall'astronauta al pilota, dall'atleta alla giornalista Tv, dalla candidata politica alla dottoressa, fino al vigile del fuoco. 

Ma c'è di più. Avvicinandosi al tema dell'inclusione sociale, è stata realizzata Barbie sulla sedia a rotelle e Barbie con la protesi alla gamba. Una vera e propria rivoluzione. 

barbie_sorgenia_mattel.jpg

Credits: Mattel Inc.

 

Per la prima volta la Mattel inserisce nella linea delle bambole la disabilità fisica e lo fa portando avanti una visione multipla tanto della bellezza quanto della moda. Il corpo della bambola è snodabile tale per cui le permette di potersi sedere sulla carrozzina. La confezione include anche una speciale rampa da aggiungere alla casa della bambola, perché l’inclusione è importante anche sul fronte architettonico.

Non mancano gli omaggi a grandi donne con le linee Barbie Inspiring Women, dove ritroviamo Frida Kahlo, e Barbie Global Heroes, tra le quali c’è la pugile di colore Nicola Adams.

 

LA STORIA DI BARBIE, DA PIN UP A PROFESSIONISTA INDIPENDENTE  

Correva l’anno 1958 e l’intuizione di creare la fashion doll venne a Ruth Mosko Handler, co-fondatrice insieme al marito Elliot di Mattel Inc. Vide che a sua figlia Barbara piaceva affidare ruoli da adulte alle sue bambole di carta. Ispirandosi al nome della figlia, Ruth ideò la Barbie.

«Tutto il mio pensiero intorno a Barbie si basava sull’idea che – ha affermato la creatrice – attraverso la bambola, le bambine potessero essere tutto ciò che desideravano. Barbie ha sempre rappresentato la possibilità di scegliere per le donne».

Nel primo anno vennero vendute 350mila Barbie. Piaceva così tanto alle bambine perché non rispecchiava il modello delle loro madri del dopoguerra. Barbie era giovane, avvenente e fashion.

Uno dei primi modelli che venne venduto fu con il look da pin up, perfettamente in linea con i tempi. Indossava un costume da bagno zebrato, aveva la pelle chiara e i capelli neri legati in una coda. Aveva delle forme poco realistiche e per questo motivo la casa produttrice fu fortemente criticata. 

Dagli anni '50, la cultura è profondamente cambiata, insieme al modello e l’idea di femminilità. Da casalinga a professionista indipendente. La Mattel ha seguito gli usi e i costumi delle donne creando bambole che rendessero onore alle stesse che hanno affrontato sfide e vinto battaglie in termini di diritti. Ecco perché Barbie è diventata un’icona, in quanto simbolo dei tempi che ha attraversato e vissuto.

In sessant’anni, Barbie è rimasta la bambola più rappresentativa della donna per antonomasia.

È importante andare oltre il mero giocattolo di plastica e vedere che in esso c’è un modello da cui trarre ispirazione realmente. Barbie oggi è una donna in grado di realizzare i suoi sogni.