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Ambiente, nuove generazioni in campo per un futuro sostenibile

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I ragazzi italiani sono sempre più sensibili verso il rispetto per la natura. Alessandro Rosina, coordinatore del rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo: “Dopo l’azione dei Fridays For Future è il momento della consapevolezza”

Il ruolo dei giovani per la salvaguardia dell’ambiente e la sostenibilità è emerso con chiarezza e con una grande visibilità grazie ai Fridays For Future. Ma il movimento di giovani e studenti fondato da Greta Thunberg, se pure ha avuto il merito di arrivare con forza al mondo degli “adulti”, non è l’unica dimostrazione dell’impegno delle nuove generazioni verso il rispetto per l’ambiente. E se fino a qualche anno fa era legittimo avere qualche dubbio sul reale impegno che i giovani mettono nel preservare la natura, oggi questo è molto più difficile: a dimostrarlo ci sono una serie di iniziative, anche su scala locale, che si stanno moltiplicando, fino ai numeri che vengono dal mercato, e che dicono che dove i giovani hanno una maggiore possibilità di spesa il “green” ha un mercato molto più sviluppato rispetto ai luoghi in cui la disponibilità economica è soprattutto nelle mani dei loro genitori. È il caso, ad esempio, del Nord Europa in confronto all’Europa meridionale.

GIOVANI: COSA SONO DISPOSTI A FARE PER L’AMBIENTE?

Per dare il quadro della situazione in Italia, proprio nel momento in cui l’impegno di Greta Thunberg godeva del massimo della visibilità, può essere indicativa una ricerca realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Carlo Toniolo di Milano e pubblicata nei primi giorni del 2019, secondo cui la salvaguardia del patrimonio naturale del pianeta è uno dei temi che sta più a cuore ai giovani italiani, che si dimostrano particolarmente sensibili rispetto al valore dell’ambiente e ai rischi collegati all’impatto dei cambiamenti climatici. Dal report, curato e coordinato dal professor Alessandro Rosina e basato su un campione di 2mila ragazzi italiani nati tra il 1982 e il 1997, emerge che l’81,8% dei giovani è pronto a cambiare le proprie abitudini per ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, mentre una percentuale simile, l‘82%, è disposto a ridurre al minimo gli sprechi, che si tratti di acqua o di luce, di plastica o di prodotti alimentari, contribuendo così a combattere il riscaldamento globale.

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CONSAPEVOLEZZA E ATTIVISMO

La nota dolente, però, è spesso la forbice tra la consapevolezza dei comportamenti più “sostenibili” e l’effettiva determinazione a metterli in pratica. Determinazione che, secondo il 59% degli intervistati, non è un compito esclusivo dei governi, ma una responsabilità individuale dei cittadini.
Così, il 70% del campione afferma di essere impegnato a scegliere e acquistare prodotti che vengono messi sul mercato da aziende che investono sulla salvaguardia dell’ambiente, e oltre l’85% è impegnato in prima persona a effettuare correttamente la raccolta differenziata dei rifiuti. A dedicare “molta attenzione” a questo tema è - secondo la ricerca - il 49% dei giovani italiani, mentre a non porsi il problema è soltanto il 15% del campione. Interessante anche il trend, che vede i giovani progressivamente sempre più impegnati sull’ambiente man mano che passano gli anni.

DIBATTITO POLITICO E INFORMAZIONE

Detto questo, c’è da aggiungere che si può dare per condiviso il dato che non si sta ancora facendo abbastanza, e che - soprattutto in Italia - si potrebbe fare molto di più per difendere il pianeta dall’inquinamento e per adottare comportamenti dettati dalla sostenibilità: a sostenerlo è il 51,5% dei giovani, che si augurano un dibattito pubblico più vivo sui temi dell’ambiente.
Quanto infine all’informazione, il 25% dei giovani afferma di mantenersi informato in modo sistematico su questi argomenti, anche se soltanto il 10% dice di essere pienamente consapevole del significato dell’espressione “sviluppo sostenibile”, e l’80% non è interessato alle associazioni che si occupano di questi argomenti.

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RAPPORTO GIOVANI E SOSTENIBILITÀ OGGI: IL PARERE DELL’ESPERTO ALESSANDRO ROSINA

Ma cosa è cambiato negli ultimi due anni? A spiegarlo a SorgeniaUP è proprio Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale presso l’Università Cattolica di Milano e coordinatore scientifico del rapporto giovani dell’istituto Toniolo.
“Quello del rapporto tra i giovani e la sostenibilità è un tema che continuiamo a monitorare e approfondire. Gli ultimi dati a disposizione sono quelli dell’indagine internazionale che abbiamo realizzato in primavera, da cui emerge che l’ambiente è al primo posto tra le priorità dei giovani per migliorare il Paese in cui vivono. Un dato che senza dubbio conferma l’attenzione che le nuove generazioni attribuiscono alla green economy.

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A cavallo tra il 2018 e il 2019 - prosegue - eravamo all’inizio del periodo di forte crescita di questo tema, che ha conquistato l’attenzione dei media anche grazie al fatto che i giovani scendevano in piazza. Forse allora i manifestanti non erano pienamente consapevoli di cosa stesse succedendo all’ambiente e di cosa significasse sviluppo sostenibile, ma questo non impediva loro di sentirlo come un tema importante, sul quale potevano fare la differenza. Avevano intuito che era un tema forte e dava loro la possibilità di essere protagonisti di una spinta positiva che in passato non c’era mai stata. Lo stava dimostrando una loro coetanea, Greta Thunberg”. “Con il passare dei mesi il tema è stato messo a fuoco - prosegue Rosina - e dai momenti di confronto dei friday’s for future sono nate organizzazioni impegnate e mature”.

UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA, VERSO LA GREEN ECONOMY

E proprio da quei momenti di aggregazione, secondo l’analisi del professor Rosina, è nata una nuova consapevolezza sull’ambiente che oggi riguarda anche la politica, le istituzioni e le aziende: “Ormai non esistono più progetti che non mettano al primo posto il tema della green economy - conclude Rosina - il tema si è consolidato e sono aumentati attivismo e consapevolezza. La cosa interessante è che - come succede sempre più spesso per i giovani - si è partiti dal fare, e poi ci si è informati e si è creata reale consapevolezza. Ormai tutto si è spostato in questa direzione. In un periodo di incertezza sul futuro come quello della pandemia si sta facendo strada un’idea da costruire assieme: una delle poche cose chiare sul futuro è che lo vogliamo più sostenibile”.