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Agroalimentare, al via il nuovo marchio per la tutela del Made in Italy

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Il logo servirà a proteggere i prodotti italiani all'estero e a tutelarli dalla contraffazione. Pagni (Cia) :“Una nuova sfida per il settore agricolo che punta a rilanciarsi per uscire dalla crisi”

Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali (Mipaaf) ha presentato il nuovo marchio per la promozione e la tutela del Made in Italy agroalimentare. Il logo è stato svelato a Milano in occasione di Expo e raffigura il tricolore con la scritta “The Extraordinary Italian Taste”. Verrà utilizzato su tutti i prodotti italiani nelle fiere internazionali, per le attività di promozione all'interno dei punti vendita della grande distribuzione estera e per le campagne pubblicitarie su tutti i mezzi di comunicazione. 

 

MADE IN ITALY COME MARCHIO UNICO

“Siamo favorevoli, è un segno distintivo e un piano straordinario – racconta Cinzia Pagni, vice presidente vicario della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), a Energie Sensibili -. Servirà a riconoscere i prodotti Dop e le imprese italiane con un marchio unico contrastando il fenomeno della contraffazione. Il nostro è un Paese molto diversificato per aree geografiche, è giusto che venga identificato all'estero”.

Il marchio contribuirà a valorizzare il Made in Italy spingendo il mercato dell'export che negli ultimi anni è cresciuto sempre di più, generando un valore di 35 miliardi di euro. Ma l'obiettivo è quello di migliorare ancora di più questo trend, arrivando a 50 miliardi entro il 2020.

“Questo provvedimento traccia un segno positivo per la politica internazionale e per le aziende che esportano – prosegue la Pagni -. È una sfida per tutto il sistema imprenditoriale, già chiamato a sfruttare il traino dell'Expo. Bisogna lavorare tanto, aggregare, produrre e presentare i prodotti all'estero”.

 

LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE

Uno dei problemi riguardanti la contraffazione è rappresentato proprio dall'assenza dei prodotti italiani all'estero che facilita le imitazioni a basso prezzo. Per questo motivo urge stabilire un programma di rilancio a salvaguardia del Mady in Italy. “C'è un grosso gap da riempire – sostiene la vicepresidente della Cia –. Il punto principale riguarda la conoscenza da parte dei consumatori dei prodotti italiani, non basta solo la pubblicità, devono essere presenti negli scaffali. Inoltre, per formare e informare è importante divulgare il prodotto attraverso le degustazioni”.

 

L'ATTO DI GINEVRA: GARANZIA PER I PRODOTTI DOP E IGP

Un altro passo in avanti a salvaguardia del Made in Italy è stato raggiunto recentemente a Ginevra, dove si è svolta la Conferenza per la revisione dell'accordo di Lisbona del 1958 sulla protezione internazionale delle denominazioni di origine.

Con questo atto, firmato da 27 Paesi dell'Ue, sono state introdotte nuove disposizioni a garanzia e tutela dei prodotti locali, estendendo la protezione legale e la salvaguardia a Dop e Igp anche fuori dall'Europa. 

“Abbiamo salutato con grande entusiasmo questo accordo – afferma la Pagni – In questo modo si valorizzano le aree locali, è fondamentale proteggere le indicazioni geografiche. A Ginevra, la delegazione italiana era in prima fila e ha contribuito alle modifiche dal momento che può contare su 271 prodotti Dop e Igp”.

 

SVOLTA DIGITALE ANCORA LONTANA

Tuttavia, il nuovo marchio e l'Atto di Ginevra non saranno sufficienti a risanare il settore agricolo colpito duramente dalla crisi e ancora lontano dalla svolta digitale che sembra essere la chiave di volta per le imprese, una strada difficile da percorre.

“Gli agricoltori sono pronti alla svolta digitale – dichiara la Pagni –. Il problema è l'assenza della banda larga, i territori rurali italiani non sono coperti dalla connessione a internet e attuare provvedimenti innovativi è complicato. L'agricoltura è abituata alla crisi e al momento per migliorare la condizione bisogna lavorare a testa bassa, come sempre”.

 

CRESCITA E AGEVOLAZIONI PER I GIOVANI

Per molte regioni, soprattutto al Sud, l'agricoltura è il settore trainante e di riflesso anche per il Pil del Paese. Inoltre, secondo uno studio del Censis presentato all'Expo, sono in crescita gli imprenditori agricoli under 35. Per questi motivi è importante attuare politiche a sostegno del settore. “La politica nazionale deve contribuire al rilancio, bisogna commercializzare e crescere – conclude Cinzia Pagni –. L'agricoltura è un bene primario, non bisogna solo favorire lo sviluppo ma salvaguardare e proteggere il territorio. Infine, sono necessarie agevolazioni ai giovani per rinascere  e per ritornare ad avere una speranza”.