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5 cartoni animati sulla pallavolo che ci mancano

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Dalla storica Mimì Made in Japan che “batteva come uragani”, all’italianissimo Spike Team guidato da Andrea Lucchetta

Alzi la mano chi da bambino non ha imparato le regole della pallavolo guardando la TV, grazie anche ai personaggi dei cartoni animati come Mimì Ayuhara e la sua finta “cugina” Mila. Certo, molti di noi hanno poi sognato di saltare ad altezze inumane o di deformare la palla con una schiacciata mortale. Spesso, la dura realtà, era che riuscivamo solo a rimanere impigliati nella rete. Ma il grande amore per la pallavolo degli italiani, oltre ai grandi successi delle nostre nazionali, femminile e maschile, si deve anche un po’ a questi cartoni animati, non tutti Made in Japan.  

 

LA FANTASTICA MIMÌ

Parliamo del più classico dei cartoni animati giapponesi dedicati alla pallavolo. Il titolo originale è “Attack n. 1” ma qui da noi lo conosciamo come “La Fantastica Mimì”, trasmesso in Italia per la prima volta nel lontano 1981 (ma fu prodotto in madrepatria nell’ancor più lontano 1969). Il tema principale di questo pezzo della nostra infanzia è il tragico sacrificio personale della protagonista, Mimì Ayuhara, in nome dello sport. Chi può dimenticare gli allenamenti in ricezione con le catene ai polsi o la tragica morte del fidanzato di Mimì nel corso della sua partita più importante? Nel frattempo, ci siamo goduti lunghissime partite al cardiopalma, a colpi di mosse segrete al limite della realtà, come la “palla invisibile”, la “goccia di ciclone” e la definitiva “schiacciata tornado”.

 

MIMÌ E LE RAGAZZE DELLA PALLAVOLO

La protagonista di un altro cartoon giapponese sulla pallavolo - il cui titolo originale si può tradurre in “Attacco verso il domani” - si chiama anche lei Mimì, ma non ha niente a che fare con la nostra stella della “schiacciata tornado”.  La protagonista, Mimi Hijiri, si impegna a riportare ai fasti del passato il club di pallavolo del suo liceo, chiuso dopo la tragica morte di uno dei suoi membri. Riuscirà a formare una squadra di sei ragazze, che vinceranno il campionato nazionale giovanile. L’unico vero legame con la nostra storica Mimì è la cantante della sigla italiana principale, Giorgia Lepore.

 

I DUE CUORI DELLA PALLAVOLO

È arrivato il turno di un pezzo da novanta che ha accompagnato i pomeriggi di diverse generazioni di ragazzini: Mila e Shiro. Il cartone animato, il cui titolo originale era “Attacker You”, arrivò in Italia nel 1986. A differenza di Mimì, Mila affronta la sua vita da pallavolista e la cotta per il coetaneo Shiro in maniera più scanzonata e decisamente meno tragica. Non si può dimenticare la storia di questa simpatica ragazza che dalla campagna si trasferisce a Tokyo, per poi trasformarsi in una stella della pallavolo. 

  

SPIKE TEAM

Non solo il Giappone, ma anche l'Italia ha deciso di creare la sua serie animata dedicata al mondo della pallavolo: Spike Team. Fu realizzata nel 2010 da RAI Fiction, che ne ha prodotto ben tre stagioni, l’ultima nel 2018.  Il progetto è nato da un’idea di uno dei nostri più grandi giocatori, Andrea Lucchetta,  al quale non a caso è ispirato il protagonista della serie: Lucky. Si tratta del saggio allenatore di una squadra di giovani giocatrici di pallavolo che puntano al gioco di squadra e all’amicizia. Non a caso la serie è stata premiata due volte dal Moige (MOvimento Italiano GEnitori) per il contributo dato all’abbattimento delle barriere fisiche e culturali nello sport, visto come momento di crescita e di unione tra persone culturalmente diverse.

 

HAIKYŪ!! L'ASSO DEL VOLLEY

Dal Giappone hanno sfornato anche cartoni che raccontano la pallavolo dal punto di vista di una squadra maschile: si chiama Haikyū; trasmesso per la prima volta in Giappone nel 2014, è sbarcato in Italia nel 2018. In 25 episodi si sforza di riprodurre in maniera iperrealistica le giocate più adrenaliniche e tecnicamente più spettacolari della pallavolo professionistica moderna. Dimenticatevi le schiacciate invisibili di Mimì e preparatevi a rimanere a bocca aperta di fronte alle finte e alle “veloci”, che anche il nostro Andrea Lucchetta saprebbe apprezzare.