Ambiente

Funga, la startup texana che punta sulle comunità fungine per catturare più CO₂

Scritto da 9 Maggio 2025 • 1 min di lettura
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare

Attraverso il ripristino del microbioma del suolo, l’azienda sviluppa soluzioni basate sulle micorrize per accelerare la crescita delle foreste, migliorare la qualità del legno e aumentare il sequestro di carbonio su larga scala

Far crescere gli alberi più in fretta, migliorare la qualità del legno e aumentare la quantità di carbonio immagazzinato: è su questo che lavora Funga, startup texana che si pone l’obiettivo di rendere le foreste più produttive e più efficaci nella cattura della CO.

Il progetto, spiega la startup sul proprio sito internet, nasce per provare a ripristinare la biodiversità dei suoli forestali attraverso la reintroduzione di comunità fungine autoctone, così da rafforzare uno dei principali meccanismi naturali di sequestro del carbonio.

Gli alberi, infatti, dipendono da una rete sotterranea di microrganismi per accedere ai nutrienti essenziali, una rete che le pratiche forestali intensive hanno progressivamente impoverito.

Fondata nel 2021 come public benefit corporation ad Austin, in Texas, Funga affonda le proprie radici in oltre 17 anni di ricerca scientifica e si propone un traguardo ambizioso: contribuire a sequestrare 3 miliardi di tonnellate di CO entro il 2050 attraverso il ripristino degli ecosistemi forestali.

INDICE DEI CONTENUTI

Dati e scienza: come funziona il modello

Il cuore della tecnologia sviluppata da Funga è un processo che combina ecologia, genetica e intelligenza artificiale. I ricercatori raccolgono campioni di suolo in centinaia di foreste, ne sequenziano il DNA e identificano le comunità microbiche più efficaci nel sostenere la crescita degli alberi.

Queste comunità vengono poi inoculate nei vivai forestali, permettendo alle piante di svilupparsi più rapidamente e in modo più robusto. L’effetto è una maggiore crescita, che si traduce in un aumento diretto del carbonio immagazzinato nella biomassa.

Questo approccio si distingue da altri tentativi di intervento sul suolo perché punta sulla ricostruzione di ecosistemi complessi e diversificati. La biodiversità microbica, si legge sul sito, diventa così un fattore chiave per migliorare la salute delle foreste e la loro capacità di adattamento, oltre che incidere direttamente sulla quantità di carbonio che questi ecosistemi riescono a trattenere nel tempo.

Dalla sperimentazione alla scala industriale

Dopo i primi test avviati negli Stati Uniti sudorientali, Funga ha rapidamente ampliato le proprie attività. I progetti pilota hanno dimostrato che l’inoculazione può accelerare la crescita degli alberi rispetto alle pratiche tradizionali, aprendo la strada a interventi su larga scala.

L’azienda ha quindi sviluppato partnership con proprietari forestali, vivai e grandi operatori del settore, portando questa tecnologia fuori dai laboratori e nei contesti produttivi. Il modello operativo prevede un monitoraggio costante dei risultati, con confronti tra aree trattate e non trattate, per garantire la solidità dei dati raccolti.

I numeri del 2025: un anno di espansione

Nel 2025 la crescita di Funga ha assunto dimensioni rilevanti, come emerge dal blog post aziendale “Funga Wrapped 2025”, dedicato ai risultati annuali. I progetti attivi hanno raggiunto 28.000 acri, coinvolgendo oltre 80 partner in 12 Stati americani.

L’espansione riguarda anche le attività operative: più di 12 milioni di piantine sono state inoculate in un solo anno, segnando un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Sul fronte della ricerca, l’analisi dei campioni di suolo ha portato all’identificazione di oltre 63.000 specie fungine, ampliando la conoscenza degli ecosistemi sotterranei.

Crediti di carbonio e nuove prospettive

Il modello di Funga si inserisce anche nel mercato volontario del carbonio, dove l’azienda genera crediti legati alla crescita aggiuntiva degli alberi. La misurabilità dei risultati rappresenta un elemento centrale: il confronto tra aree trattate e di controllo consente di attribuire con maggiore precisione l’incremento di biomassa agli interventi sul microbioma.

Questo approccio contribuisce a rafforzare la credibilità delle soluzioni naturali, spesso al centro di discussioni sulla loro efficacia reale, e collega direttamente la gestione forestale alla decarbonizzazione. Allo stesso tempo, apre nuove opportunità economiche per i proprietari forestali, incentivando pratiche più sostenibili.