A confermarlo è il nuovo rapporto dell’UNEP, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, che però avverte: “Per riuscirci sarà necessaria una massiccia mobilitazione globale”
Gli obiettivi dell’accordo di Parigi per combattere i cambiamenti climatici, che puntavano a contenere a 1,5° l’aumento delle temperature entro il 2030, sono ancora “tecnicamente” raggiungibili. Ma per riuscirci sarà necessaria una vera e propria mobilitazione degli Stati, a partire da quelli del G20, che dovranno impegnarsi a fondo e alzare con determinazione l’asticella dei contributi determinati a livello nazionale.
In assenza di queste scelte, le conseguenze saranno gravi: l’aumento delle temperature potrebbe infatti arrivare a più del doppio rispetto a quanto previsto, fino a toccare i 3,1°. Se invece questi gli impegni dovessero essere rispettati da qui in avanti, l’aumento sarebbe più contenuto ma comunque preoccupante, e varierebbe tra i 2,6° e i 2,8°.
A fare queste previsioni è l’ultimo report del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), secondo cui le nazioni devono impegnarsi collettivamente a tagliare il 42% delle emissioni annue di gas serra entro il 2030 e il 57% entro il 2035, assumendo questo impegno in maniera volontaria attraverso i contributi determinati a livello nazionale, i cosiddetti NDCs (Nationally Determined Contributions).
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Un impegno in vista della COP30
Secondo quanto previsto dall’UNEP i governi dovrebbero prendere l’impegno e presentarlo pubblicamente a inizio 2025 in occasione dei primi colloqui sul clima in preparazione della COP30 che si svolgerà in Brasile, a Belem, nel novembre 2025.
Gli NDC aggiornati dovranno essere presentati all’inizio del prossimo anno in vista dei colloqui sul clima della COP30 in Brasile.
Secondo il rapporto, per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C, le emissioni dovranno diminuire del 28% entro il 2030 e del 37% rispetto ai livelli del 2019 entro il 2035.
Emissioni record e temperature record
“Il divario di emissioni non è una nozione astratta. Esiste un legame diretto tra l’aumento delle emissioni e i disastri climatici sempre più frequenti e intensi – spiega António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, in un messaggio video preparato per la presentazione del rapporto – In tutto il mondo, le persone stanno pagando un prezzo terribile. Emissioni record significano temperature del mare record che sovralimentano uragani mostruosi. Il caldo record sta trasformando le foreste in polveriere e le città in saune. Le piogge record stanno provocando inondazioni bibliche. Il rapporto di oggi sull’Emissions Gap è chiaro: stiamo giocando con il fuoco, ma non possiamo più giocare con il tempo. Non c’è più tempo”.
Come rispettare gli impegni di Parigi
Secondo i calcoli del report UNEP esiste ancora un potenziale tecnico per ridurre le emissioni fino a 31 gigatoni di CO2 equivalente nel 2030 – pari a circa il 52% delle emissioni del 2023 – e 41 gigatoni nel 2035. Questo consentirebbe di colmare il divario di 1,5°C in entrambi gli anni.
Per renderlo possibile servirà una maggiore diffusione delle tecnologie solari fotovoltaiche e dell’energia eolica, che potrebbero garantire il 27% del potenziale di riduzione totale nel 2030 e il 38% nel 2035. Gli interventi sulle foreste, spiega acnora UNEP, potrebbero fornire circa il 20% del potenziale in entrambi gli anni. Altre opzioni importanti sono le misure di efficienza, l’elettrificazione e il cambio di combustibile nei settori dell’edilizia, dei trasporti e dell’industria.
Si tratterà in sostanza di triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030, raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030, abbandonare i combustibili fossili e conservare, proteggere e ripristinare la natura e gli ecosistemi.
Il ruolo dei paesi del G20
A guidare questa mobilitazione dovranno essere, secondo UNEP, i Paesi del G20, che sono i responsabili della maggior parte delle emissioni totali. A dimostrazione di questo fatto UNEP cita i dati, che mostrano come i membri del G20 – escludendo l’Unione Africana – rappresentino il 77% delle emissioni nel 2023. Aggiungendo l’Unione Africana, e passando quindi da 44 a 99 Paesi, la percentuale aumenterebbe soltanto del 5%.
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