Società

Clima e parità di genere: l’impatto della crisi sulle donne

Accesso all’acqua, disponibilità di energia, lavoro di cura e opportunità professionali: il rapporto UN Women mostra come le disuguaglianze incidano sulla capacità di affrontare il riscaldamento globale. Una questione che riguarda anche la destinazione delle risorse e la partecipazione femminile alle scelte pubbliche

La crisi climatica incide sulla vita delle persone attraverso la disponibilità di acqua, la salute, la sicurezza alimentare e il reddito. I suoi effetti dipendono anche dalle condizioni di partenza: chi dispone di meno risorse e ha un accesso più limitato ai servizi incontra maggiori difficoltà nel proteggersi e nel recuperare dopo un evento estremo. Le disuguaglianze di genere rendono donne e ragazze più vulnerabili agli effetti della crisi climatica: aumentano il carico di cura, riducono le opportunità di lavoro e ne limitano il peso nelle decisioni.

Il legame tra sostenibilità ambientale e condizione femminile emerge dal Gender Snapshot 2026, il rapporto di UN Women e del Dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali che esamina i progressi attraverso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, pubblicato a metà settembre 2026. Il quadro generale segnala un ritardo profondo: sulla base dei dati disponibili, nessun indicatore dell’Obiettivo 5, dedicato alla parità, risulta sulla traiettoria per raggiungere il traguardo entro il 2030.

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L’esposizione ai rischi e il peso nelle decisioni

Secondo il rapporto, 2,9 miliardi di donne e ragazze vivono in Paesi e territori altamente o molto altamente esposti ai cambiamenti climatici e ai rischi geofisici. La capacità di influenzare le politiche ambientali resta però limitata: nel 2026 le donne ricoprono il 27% degli incarichi ministeriali con deleghe all’ambiente e il 12% di quelli relativi a energia, combustibili e attività minerarie.

La questione riguarda le priorità che entrano nei programmi, le competenze coinvolte e i bisogni ai quali vengono assegnate risorse. La partecipazione femminile può portare nei processi decisionali esperienze maturate nella gestione dell’acqua, nell’agricoltura di piccola scala, nella conservazione delle sementi e nella tutela degli ecosistemi. Le Nazioni Unite sottolineano il contributo della partecipazione femminile alle decisioni al miglioramento dei risultati dello sviluppo sostenibile, compresa l’azione climatica.

Acqua e lavoro di cura, le conseguenze sul tempo disponibile

Il rapporto tra clima e disuguaglianze si manifesta anche nelle attività quotidiane. Nei territori in cui la scarsità idrica rende più difficile l’approvvigionamento, la raccolta e il trasporto dell’acqua gravano spesso su donne e ragazze. Percorsi più lunghi e attese maggiori assorbono ore che potrebbero essere dedicate allo studio, a un’attività retribuita o al riposo.

Alluvioni, siccità e ondate di calore possono inoltre accrescere il lavoro di cura quando compromettono la salute delle persone, i raccolti e il funzionamento dei servizi essenziali. Le necessità familiari aumentano proprio quando le risorse disponibili diventano più scarse.

Il tempo è quindi una delle dimensioni attraverso cui leggere gli effetti sociali della crisi climatica. Un maggiore carico di attività non retribuite può ridurre le possibilità di mantenere un’occupazione, cercare lavoro o seguire un percorso di formazione. Alla perdita immediata di reddito possono così aggiungersi conseguenze più durature sulle opportunità personali e professionali.

L’energia come condizione per accedere alle opportunità

Un altro elemento riguarda la disponibilità di elettricità. Il Gender Snapshot stima che nel 2024 326 milioni di donne e ragazze vivessero ancora senza accesso all’elettricità. Il documento collega i servizi energetici alle possibilità di istruzione, occupazione e iniziativa imprenditoriale e sottolinea l’importanza di investimenti continuativi nelle soluzioni rinnovabili locali e fuori rete.

La distribuzione dei benefici della transizione dipende dunque anche dai territori raggiunti dagli investimenti e dalla capacità dei nuovi servizi di rispondere alle esigenze delle comunità. Portare energia affidabile dove manca amplia le possibilità di studiare, lavorare e avviare un’attività.

Gli impegni nei piani e le risorse per attuarli

Il riconoscimento delle disuguaglianze nelle strategie climatiche è ormai diffuso. Nel suo commento al rapporto, Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica, richiama dati dell’International Institute for Sustainable Development (IISD), di ODI Global e di Development Initiatives. Secondo l’IISD, il 97% dei Piani nazionali di adattamento prende in considerazione la dimensione di genere.

Le risorse dedicate restano invece marginali. Meno del 3% degli aiuti internazionali destinati al clima considera la parità un obiettivo principale. Guardando al diverso perimetro degli aiuti bilaterali allo sviluppo, appena lo 0,1% sostiene progetti che uniscono adattamento climatico e considerazioni di genere.

Queste percentuali descrivono la distanza tra il riconoscimento di un bisogno e la sua traduzione in interventi finanziati. Per dare attuazione agli impegni servono stanziamenti, responsabilità definite e strumenti che consentano di valutare chi beneficia delle misure.

Anche il ruolo assegnato alle donne nei programmi merita attenzione: secondo l’IISD, International Institute for Sustainable Development, solo circa la metà dei Piani nazionali di adattamento le considera agenti di cambiamento. Valorizzarne le competenze significa coinvolgerle nella definizione e nella realizzazione delle risposte.

Il lavoro verde e l’accesso alle responsabilità

La crescita dei settori legati alla decarbonizzazione apre opportunità occupazionali, la cui distribuzione risente però delle disparità esistenti. La seconda edizione del rapporto IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabil, “Renewable Energy: A Gender Perspective”, pubblicata nel 2025, rileva che le donne rappresentano il 32% della forza lavoro a tempo pieno nelle rinnovabili, una quota invariata rispetto alla rilevazione del 2019.

Il divario si amplia osservando le responsabilità ricoperte. Nei dati richiamati da Etica Sgr, la presenza femminile raggiunge il 45% nei ruoli amministrativi e si ferma al 19% nelle posizioni di vertice.

Formazione, accesso alle professioni e percorsi di carriera diventano così elementi da considerare insieme alla crescita degli investimenti. La qualità sociale della transizione si misura anche nella possibilità di partecipare ai nuovi settori e di contribuire alle scelte industriali.

Scritto da
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare